Surfisti, avvoltoi e struzzi: tra noia, gaffe e ironie…

Due ore e mezza senza brividi, visto che al tredicesimo minuto, a spalti in fibrillazione e partita apertissima, Mario Monti aveva gettato la palla in tribuna: «Non ho nessuna misura da annunciare». Una coltellata alle spalle per le decine di giornalisti che avevano riempito la sala all’interno della Galleria Sordi e che da tre giorni si erano prenotati per fare una domandina che scardinasse la cortina del silenzio imposta il giorno prima su quella riunione-fiume del Consiglio dei ministri (su cui, a questo punto, aleggia un mistero: fu animata discussione o pennica unanimemente condivisa?). Chi da casa stava assistendo alla diretta tv se l’è svignata col telecomando: chi era lì, invece, s’è rassegnato a una passerella con un copione quasi tutto scritto apriori, tra slanci ironici e noiose meline.

Mammà e il surfing
Studiata a tavolino è perfino la scelta dei termini, che oscilla tra preziosismi anglosassoni a beneficio della stampa estera e un italianissimo vocabolario dei buoni sentimenti. Monti spara una raffica di perle esterofile: benchmark, best practice, long term, short term, stock, deliveries, minded, in house information. E quando parla degli italiani li accusa velatamente di aver fatto il “surfing” sul benessere. Roba pesante, per gente abituata al massimo al pattino. In mezzo, una serie di riferimenti ai figli, ai nipoti e a se stesso, come genero ideale per i tedeschi.

Il “copia-incolla” del Cav
La prima battuta ironica che strappa applausi è quella sui giornali, quando Monti riferisce di apprendere, ogni mattina, “che cosa ho dichiarato dalla stampa”. Era uno dei tormentoni di Berlusconi, però. Frecciatina ironica doc è invece quella sullo “spread”, quando Monti scherza: «Forse ne avrete sentito parlare…». O quando gioca con la slide che proietta, a sua insaputa, la curva dello spread che lui tiene in mano: «Sì, ma la mia è più completa…».

La gaffe col giornalista
Si sorride di meno quando in apertura di conferenza stampa un giornalista del “Manifesto” fa notare al premier come la sua domanda potrebbe essere l’ultima rivolta da quella testata, visto il taglio dei fondi per l’editoria deciso dal governo. Al di là delle blande rassicurazioni di Monti, quando il professore si rivolge al collega dicendogli “passiamo alla cosa che più le sta a cuore, per non dire altro…”, con un riferimento esplicito al portafoglio,  incorre in un’evidente caduta di stile che francamente da lui non ci si sarebbe aspettato. Nel giorno in cui Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine, gli consegna un tesserino da giornalista e difende la categoria dalle accuse della Fornero.

Tra struzzi e avvoltoi
“Il concetto di uova di struzzo – spiega Monti a proposito degli sprechi dello Stato – mi preoccupa perché la politica dello struzzo non è quella che vogliamo condurre”. È solo il primo di un paio di passaggi zoologici che porterà il prof a fare esplicito riferimento agli avvoltoi che sorvolavano l’Italia prima che cadesse “nel burrone”. E in sala risuonano le musiche di Morricone e il ciak di Sergio Leone.

La falsa modestia
Per essere un tecnico, Monti dà sempre la sensazione di essere un politico molto navigato, perché incrocia a dovere supponenza accennata e umiltà ostentata, atteggiamento tipico di chi, a dispetto di quello che egli stesso dice, ha una gran voglia di piacere agli altri. È il caso di quella frase buttata lì, quando parla delle critiche ricevute dai colleghi: «Qualcosa di economia capisco anche io…». O quando si lascia andare a un intercalare tipico di chi sa che gli altri sanno meno di lui: «Voi sapete meglio di me…». O, infine, quando finge “sofferenza” per il distacco che si è creato tra la gente è la classe politica “per la quale io nutro grande rispetto”. Certo, sicuro, anzi, of course.