Se Adriano Celentano diventa… “lento”

Se il mondo si divide in persone “rock” e persone “lente”, secondo la sua primitiva divisione di qualche anno fa, lui stavolta è stato davvero lento. Cioè tardivo, stantio, fuori tempo massimo. Ma davvero Adriano Celentano, nel dicembre del 2011, non aveva di meglio da fare che parlare di Berlusconi? Ma lo spirito del rock non consiste nello stare sempre avanti, sempre contro il potere (quello attuale, non quello passato)? E allora perché Adriano, nel presentare il suo nuovo disco (oddio, per lanciare strali contro il denaro si poteva trovare di meglio che un’intervista promozionale…) ci rifila la battutina su Berlusconi giusto giusto per permettere al Venerdì di fare l’ennesima prima pagina anti-Cav? Il settimanale di Repubblica non vedeva l’ora e infatti gogola: «Berlusconi era un sintomo, la malattia siamo noi». Che vuol dire? Boh. Forse è la solita tirata anti-italiana e azionista su Berlusconi come autobiografia della nazione. Se solo Celentano sapesse cos’è l’azionismo, ovviamente. E di Mario Monti, che vogliamo dire? Per il cantante, con il nuovo premier «ci sarà senz’altro un miglioramento dovuto alla fiducia che i mercati acquisteranno attraverso l’insediamento di un nuovo presidente del Consiglio come Mario Monti». Tutto qui, Adriano? La favoletta sul salvatore venuto dalla Bocconi? E le tirate anticonsumiste, bucoliche, ecologiste? Tutto mandato a quel paese in nome della tecnocrazia? «Vedo l’economia come una bomba sulla quale il mondo è seduto», dice. Perché, Mario Monti e il suo staff, catapultati dalle banche alla guida di una nazione, di che si sono occupati fino ad ora? Di aiuole e giardini fioriti? Peccato, sarebbe stato veramente rock e anticonformista prendersela con il potente di turno. Parlare ancora di Berlusconi, invece, è così lento. Forse uno showman diventato famoso per le sue pause anche stavolta avrebbe fatto meglio a fare silenzio.