Sansonetti: «È un golpe dei poteri forti»

«Ci mancava pure che non ci fosse lo sciopero generale. Questa è la manovra più feroce del dopoguerra. Se i sindacati avessero ingoiato anche questo rospo sarebbe stato davvero incredibile». Piero Sansonetti, già direttore dell’organo di Rifondazione comunista, “Liberazione”, oggi direttore di due giornali (il quotidiano “Calabria ora” e il settimanale “Gli Altri”) è una delle voci della sinistra più critiche con l’esecutivo guidato da Mario Monti.

Direttore, per quale ragione lei è così duro con l’esecutivo?

Da che cosa partiamo? Dalla genesi del governo Monti?

Iniziamo dalla genesi.

Per la prima volta è stata violata in maniera palese la legge elettorale. Una legge elettorale che mi fa schifo, sia chiaro, ma sulla quale sono nati gli ultimi due governi, uno di centrosinistra e uno di centrodestra. Su quella legge sono stati eletti Prodi prima e Berlusconi poi.

Stavolta, invece, che cosa è accaduto?

Fuori dai confini nazionali è stato deciso di far saltare Berlusconi, a Roma il presidente Napolitano si è prestato a quello che io definisco un colpo di Stato istituzionale.

La sua è una definizione pesantissima…

Ero all’“Unità” quando il Pds di Achille Occhetto chiese l’impeachment per l’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. In quel caso dal Quirinale arrivavano esternazioni assurde, ma solo di frasi in libertà si trattava. Adesso abbiamo delle azioni precise. Come la violazione palese della legge elettorale.

Andare al voto, lo dicono tutti, sarebbe stato da irresponsabili.

Ma facciamo politica o andiamo avanti per diktat? Ormai è diventato un dogma. Una esponente del Pd mi ha attaccato in un salotto televisivo dicendo: «Lo sanno tutti che il 29 novembre se non si dimetteva Berlusconi e arrivava Monti l’Italia non si sarebbe salvata». Ormai la sinistra italiana è arrivata agli anatemi.

Non solo la sinistra.

Vero. Questo governo è prodotto di vari processi politici con il contributo fondamentale dei media.

Addirittura?

Prendiamo ciò che è accaduto con i due principali quotidiani italiani. Per la prima volta nella loro storia editoriale, “Corriere della Sera” e “Repubblica” hanno lavorato congiuntamente negli ultimi due anni per il superamento del berlusconismo. Un superamento a destra.

In che senso a destra?

Nel senso che non si è contestato il governo in carica per i suoi limiti politici, ma si è cavalcato lo scandalo sessuale. Era l’unico modo per far saltare l’esecutivo precedente e metterne uno al suo posto che adottasse misure ancora più a destra.

A destra secondo il suo punto di vista.

Mi riferisco alle misure iper-liberiste. Prendiamo lo scalone di Maroni contro il quale erano scesi tutti in piazza. Questa riforma delle pensioni al confronto è un grattacielo.

Eppure è tutto un coro unanime sui media in favore del governo dei tecnici. È il decreto salva-Italia.

L’ennesima barzelletta. Da “La Stampa” a “ll Sole 24 ore” e il “Messaggero” si associano tutti. Pensa se lo avesse fatto Berlusconi, di dire in conferenza stampa: «Cari giornalisti, per favore chiamate questa manovra Salva-Italia. Le pernacchie si sarebbero sentite fino a piazza Colonna».

Però ha spiegato Monti che lui può prendere queste misure perché non intende ricandidarsi.

Ci credo poco. Invece temo che nel 2013 si candiderà e, con l’aiuto di questa macchina della propaganda, rischia anche di vincere le elezioni.  

Però gli anti-berlusconiani sono felici lo stesso perché vedono in Monti chi li ha salvati dal regime del Cavaliere.

Quello di Berlusconi non era un regime. Il leader del Pdl è stato anche all’opposizione in questi sedici anni. Invece quello di Monti, se davvero si candida nel 2013, rischia di diventare un regime.

Sta scherzando?

Il regime moderno non è necessariamente illiberale. Non parliamo di un regime che ti mette in prigione. Parliamo di un governo che, per esempio, decide arbitrariamente della tua vita, mandandoti in pensione da un giorno all’altro sette anni più tardi. Un governo non eletto democraticamente, che ti impone le sue scelte senza che tu possa avere voce in capitolo, tu come lo chiami? Io lo chiamo regime.