Riecco l’arma di distrazione di massa

Il sondaggio di Repubblica.it lanciato dal 5 dicembre e cliccato da quasi centomila lettori chiamati a giudicare sui provvedimenti della stangata Monti, ci sta regalando tanti risultati scontatissimi ma anche una conferma: che una volta di più il taglio ai costi della politica diventa l’arma di distrazione di massa per una sinistra nell’imbarazzante condizione di dire “bravo Monti” e tentare contemporaneamente di non perdere del tutto la faccia con gli elettori.
La considerazione viene fuori analizzando i risultati che arrivano sul sito. Un coro di no, infatti, per le misure che determineranno da oggi in poi i più gravosi costi sociali. Non stupisce certo che il 54 per cento degli intervenuti bocci la riforma delle pensioni; che il 46 per cento dica no all’Ici sulla prima casa; che il 74% veda come il fumo negli occhi l’aumento dell’Iva. Ugualmente non sorprende che il 65% dica sì alla minipatrimoniale e che il 96 per cento dei lettori trovi giusto tassare barche e auto di grossa cilindrata. Altrettanto scontato, poi, il responso sulla tracciabilità dei pagamenti sopra i mille euro, una misura per contrastare l’evasione fiscale che piace all’83% dei partecipanti al sondaggio, come del resto a tutti gli italiani. Di fronte a questi dati che rivelerebbero il “suicidio tattico” di un centrosinistra che sta appoggiando Monti a dispetto dello sgradimento a furor di popolo delle sue misure, ecco arrivare l’asso nella manica da quel 93 per cento di persone che plaude alla voce “abbattimento dei costi della politica”, completata da un altrettanto 93 per cento che gongola e dice sì alla misura che dovrà tagliare le province. Il gioco è fatto.
Questo esito prebiscitario dimostra che l’argomento anticasta rimane la “favola bella”, l’unica trincea possibile dalla quale la sinistra può continuare a difendere con le unghie e coi denti la ricetta Monti. E la prova provata che l’arma di distrazione dei tagli alla politica è andata a buon fine è dimostrata dalla “qualità” della platea che sta dando il suo responso sul sito de la Repubblica. Non si tratta di persone interrogate per strada, nei mercati, sugli autobus o sui luoghi di lavoro, comuni indignados “erga omnes”. Bensì trattasi di persone che leggono, magari non solo Repubblica, quindi informate e con un buona dose di cultura politica nelle vene. Che il qualunquismo della polemica anticasta abbia fatto strage anche tra questa fetta di italiani la dice lunga sulla buona riuscita di un piano architettato a tavolino da tempo.
Una campagna che in una prima fase doveva lanciare Montzemolo come padre della patria per prendere le redini della politica e fare fuori Berlusconi; ma che in una seconda fase, di fronte alla mancata determinazione del patron della Ferrari, ha fatto convergerere i suoi obbiettivi su Mario Monti. Un piano che in buona sostanza ha permesso al Club Bilderberg di entrare nella politica italiana dalla porta principale. Una politica col beneplacito del gruppo centrale nel tessere le fila di una fitta trama di rapporti sullo scacchiere economico internazionale e che certo si sente garantito da un governo “tecnico” che ha preso impegni così precisi in Europa.
La volata anticasta, che ha portato oggi a questo (temporaneo) esautoramento di fatto della politica italiana, l’ha tirata, va ricordato, il Corriere della Sera, prima con i contenuti del volume di Stella e Rizzo La Casta, ora strombazzando a tutta pagina la trasmissione de La7, Gli Incoccabili condotta da Gianluigi Nuzzi. Un assaggio delle inchieste e rivelazioni della puntata che è andata in onda martedì sera le aveva date infatti in anteprima il Corriere della Sera, con un ampio articolo che partiva dalla prima pagina a firma di Gian Antonio Stella. La trasmissione è resa possibile da un deputato-spia alla Camera che registra attraverso una micro-telecamera nascosta nella cravatta le conversazioni poco “onorevoli” di alcuni suoi colleghi nell’aula.
Allora, anticasta avanti tutta e viva la ricetta Monti “lacrime e sangue”: il giochino mediatico ha funzionato, la sinistra si è salvata in corner. Almeno per ora, perché poi la verità nessuno la può cancllare fino in fondo e, sondaggio per sondaggio, va rilevato che dopo il varo della manovra finanziaria, per il 56% dei partecipanti alla domanda del giorno di Sky Tg24 la stima per Mario Monti è diminuita.