Quant’è bella l’immunità… Parola di Gigino

“La trave e la pagliuzza”: potrebbe chiamarsi così, un giorno, la biografia di Luigi De Magistris. Un vero furbacchione, capace di mascherare l’intrigo di contraddizioni e ipocrisie che ne caratterizza l’azione politica con uno slogan populista qui e un’occhiata da sexy-scerifo di quelle che solo lui sa lanciarti, là. Ma alla lunga l’aspetto fisico e le sparate non possono bastare e i nodi, alla fine, vengono al pettine. E dopo i parenti sistemati qua e là, dopo le relazioni pericolose con gli ambienti più estremisti della sinistra partenopea, ecco risbucare fuori un vecchio vizio di Gigino: quello della scappatoia giudiziaria. Beninteso, legittimo impedimento e immunità parlamentare sono norme che hanno una loro ragion d’essere e comunque è perfettamente legittimo farvi ricorso, se la cosa è prevista dalla legge. Basta solo conservare un minimo di coerenza.

Gigino l’immune

L’ultima notizia è di ieri: il Parlamento europeo ha confermato l’immunità all’ex magistrato rispetto alla querela per diffamazione presentata contro di lui dalla società Bagnolifutura. «De Magistris – secondo il Pe, che ha votato per alzata di mano – ha agito nell’esercizio delle sue funzioni di deputato europeo quando ha accusato pubblicamente un’impresa italiana per un presunto sperpero di finanziamenti pubblici nella zona di Napoli». Bagnolifutura SpA, azienda di Napoli impegnata nelle iniziative di rilancio dell’ex area industriale, nel giugno del 2010 aveva deciso di querelare De Magistris per abuso della libertà di stampa e per aver detto il falso con riferimento alla pubblicazione nel 2009 da parte dell’ex deputato europeo di un comunicato stampa che accusava l’azienda di spreco di denaro pubblico e di commistione con la criminalità. Secondo le regole in vigore, l’immunità parlamentare non copre in linea di principio la calunnia, tranne nel caso in cui essa «corrisponda ad una valutazione soggettiva presentante un nesso diretto ed evidente con l’esercizio» delle funzioni di parlamentare. E pur avendo lasciato l’incarico di europarlamentare dopo essere stato eletto sindaco di Napoli lo scorso maggio, De Magistris ha comunque fatto ricorso alla via d’uscita “europea” approfittando del fatto che i fatti contestati si riferiscono al periodo in cui l’esponente dell’Idv aveva ancora il suo scranno a Bruxelles.

Il caso “Bagnolifutura”
Tutto ha origine con una dichiarazione rilasciata da De Magistris il 3 giugno 2010: «Bagnoli – dice – è una pagina vergognosa di commistione tra politica e crimine attorno al denaro pubblico». Dopo queste parole, il 14 giugno il Cda di Bagnolifutura intenta causa a De Magistris per risarcimento danni conseguente alla diffamazione a mezzo stampa. Ma l’ex magistrato insiste: «Ribadisco quanto ho sempre sostenuto in merito al comportamento della società in questione e non cesserò di denunciare la malapolitica, gli intrecci finanziari con le amministrazioni pubbliche, lo sperpero di denaro pubblico. Mi vogliono intimidire, in quanto voce libera, per mezzo di cause civili. Ma questo tentativo non sortirà effetto. Al contrario, nella mia campagna elettorale sarà centrale la questione di Bagnoli, il cui sviluppo potrà essere da esempio per tutto il Sud. Mi difenderò ovviamente nei processi, senza scudi immunitari ad hoc. Ricordo alla Bagnolifutura Spa che, da Matteotti in poi, le opinioni di un parlamentare sono insindacabili». Avete letto bene: «Senza scudi immunitari». Va inoltre sottolineato che la società Bagnolifutura, che si occupa del progetto di riconversione dell’area di Bagnoli che fino al 1991 ha ospitato il complesso industriale dell’Italsider, è di proprietà… del Comune di Napoli. Gli azionisti del gruppo, infatti, sono il Comune partenopeo (90%), la Regione Campania (7,5%) e la Provincia di Napoli (2,5%). Ai tempi delle dichiarazioni ritenute infamanti, ovviamente, De Magistris era solo un aspirante sindaco. La cosa, tuttavia, fa riflettere per i possibili intrecci e gli eventuali conflitti di interessi dietro l’angolo.

E non è la prima volta…

Ma l’amore per gli “scudi immunitari” non è roba recente, per il Savonarola de’ noantri. Un’altra volta, infatti, De Magistris se ne è avvalso per una querela depositata da Clemente Mastella. In quel caso l’ex pm, in un’ intervista a Epolis dell’ottobre 2009, aveva detto: «Mastella? Parla di raccomandazioni ma in realtà era a capo di un mercato criminale di posti di lavoro». Da qui la querela e la richiesta di danni in sede civile. Da qui il nuovo ricorso all’immunità parlamentare. Il 5 luglio 2010, De Magistris scriveva al presidente del parlamento europeo, Jerzy Buzek: «Ritengo che le affermazioni da me rilasciate nell’ intervista costituiscano espressione dell’attività politica di un parlamentare». Chiesto e ottenuto: anche in quel caso lo scudo europeo era arrivato puntuale. L’esponente dell’Idv è del resto un grande fan anche del legittimo impedimento. Quando riguarda se stesso, beninteso, perché se lo utilizza Berlusconi è un sovvertimento dello stato di diritto. Eppure l’ex pm non ha esitato a farne uso quando, chiamato in aula per un processo, si astenne dal presentarsi in quanto «il giorno dell’udienza ero impegnato come presidente della Commissione controllo sul bilancio a votare il bilancio in Commissione, quindi un appuntamento istituzionale importante visto il mio incarico in Europa». Questi sì che sono incarichi importanti, mica quelli del presidente del Consiglio…