Pompei crolla? Ora non fa più notizia

Inutile cercarlo nelle notizie dei tg, non serve girare i siti esteri per seguire i commenti del mondo: dell’ultimo crollo verificatosi a Pompei non frega niente a nessuno. Eppure ieri è caduto uno dei pilastri del pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino (Regio II, Insula II).  La casa, detta di Loreio Tiburtino, appartenne a D. Octavius Quartio, come prova l’anello-sigillo rinvenuto presso l’ingresso. In parte, come sottolinea la Soprintendenza archeologica, c’è l’impianto originario (II sec. a.C.): nell’atrio, fulcro dell’abitazione, si affacciano le stanze da letto e il triclinio. La parte verso l’Anfiteatro, ristrutturata dopo il 62 d.C., conserva un giardino immerso tra verde e specchi d’acqua, ad imitazione delle dimore fuori città, secondo la moda “del vivere in villa”. L’area della casa è stata comunque posta sotto sequesto dopo un sopralluogo delle Forze dell’Ordine. A cedere è stato un pilastro della sistemazione esterna del giardino, a quanto si apprende privo di valore artistico. Già scavata negli anni ‘50, l’area era stata interessata a lavori di restauro più recentemente. Ma in tempi di governo tecnico il “teorema Bondi” non vale più. Solo qualche mese fa, ogni sasso che si muoveva a Pompei era una sconfitta del governo, un triste segno dei tempi, la certificazione polverosa di una inadeguatezza politica. Il crollo di Pompei diventava così una logica conseguenza di Ruby, di Scilipoti, del Drive In etc. Disarcionato Berlusconi, invece, tutto rientra nella norma e ogni incidente viene commentato con un misto di indifferenza e prudenza, comunque lontano dai riflettori e senza che della cosa si interessino i grandi nomi della cultura, pure un tempo così preoccupati dal dilagare della superficialità, dell’inettitudine e dell’ignoranza targata Cavaliere. Oggi, come dicevamo, regna invece la prudenza: «I motivi del crollo? C’è un sequestro e si capirà. Quest’area è stata scavata negli anni ’50 da Amedeo Maiuri, poi ha avuto restauri negli anni ’80 e da allora più nulla, i lavori del commissariamento non hanno interessato questa parte. Certo è il fatto che il primo problema di Pompei resta la messa in sicurezza», ha commentato la soprintendente speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro. «Sicuramente il pilastro crollato della giardino nella casa di Loreio Tiburtino è un elemento isolato, non portante, quindi la sua caduta non ha causato altri danni», ha notato la soprintendente. «In questo periodo stiamo effettuando a Pompei vari lavori di messa in sicurezza, ma l’area come si sa è enorme. Purtroppo i tempi per utilizzare i fondi europei sono ancora lunghi, come ci ha spiegato il ministro Ornaghi nella sua visita a Pompei (dovrebbero cominciare tra settembre ed ottobre 2012, ndr). Sicuramente il modello da seguire nella manutenzione è quello di Ercolano». Sulla vicenda è intervenuto anche l’archeologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, parlando di «un crollo che non stupisce, anzi. Mi stupisco che non sia successo di peggio. A Pompei i crolli si ripeteranno fino a quando non ci sarà la manutenzione ordinaria, che non è ancora cominciata». E ha sottolineato: «L’allarme non è affatto chiuso». La Domus di Loreio Tiburtino, conferma, è una delle abitazioni più importanti e belle del sito. «È una fortuna che sia crollato solo un pilastro esterno, poteva succedere di molto peggio». Rispetto al crollo della Schola Armaturarum, spiega, almeno c’è un progetto, il cosiddetto piano Cecchi, sul quale sta lavorando, «articolando e perfezionando i punti meno sviluppati» il Consiglio superiore («l’esempio da seguire è quello di Ercolano, dove la manutenzione si fa bene da tempo»), ci sono i finanziamenti Ue, sono state sbloccate le assunzioni. Ma ci vorrà tempo. Il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi, che proprio pochi giorni fa ha fatto il suo primo sopralluogo nel sito, ha annunciato che i lavori potranno partire solo fra settembre-ottobre 2012. «Sono macchine complesse», nota Carandini. E nel frattempo? «Nel frattempo si può puntellare quello che all’occhio sembra più a rischio», dice. E sperare nella fortuna: «Auguriamoci che Giove Pluvio sia con noi», conclude.