Pensioni, si cambia: e la “casta” corregge gli errori dei “prof”

Uno spiraglio, quanto basta per dare un segnale al Parlamento sulla possibile modifica della manovra, almeno nella parte relativa all’indicizzazione delle pensioni. L’apertura è arrivata a metà mattinata dal ministro del Welfare Elsa Fornero, mentre in Commissione Bilancio e Finanze si lavorava agli emendamenti prima del voto finale, previsto per oggi, e i sindacati sfilavano in piazza nella prima delle iniziative di mobilitazione previste. «Ci sono spiragli per le modifiche al capitolo pensioni», ha detto ieri la Fornero. «Stiamo lavorando e adesso abbiamo quasi finito. Anche perché bisogna finire a un certo punto, non ha senso continuare a negoziare». Per quanto riguarda i risultati il ministro preferisce invece non dire nulla «perché sarebbe improprio». Il titolare del Welfare sottolinea quindi che le porte per arrivare a una soluzione sono ancora aperte: «Se non discutessimo non ci sarebbero spiragli, il fatto che discutiamo vuol dire che ci sono spiragli. Spero che tutti siano contenti», aggiunge Fornero rispondendo al segretario della Cisl che ha auspicato dei cambiamenti «congrui». Le modifiche in arrivo sono il frutto del pressing dei parlamentari di entrambi gli schieramenti e magari miglioreranno quella manovra che sembrava essere intoccabile grazie al tocco “magico” dei professori…

Oggi Monti va in Commissione

Il presidente del Consiglio Mario Monti questo pomeriggio parteciperà ai lavori delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera e lo farà anche con un proprio intervento, che dovrebbe sintetizzare l’esito del confronto in atto sulle possibili modifiche, dalle pensioni all’Ici, fino alla tracciabilità del contante. Questa mattina saranno presentati gli ulteriori emendamenti alla manovra firmati dai relatori o dal governo. Ieri sera in Commissione non c’era ancora traccia dell’emendamento che dovrebbe modificare la norma blocca-perequazioni per le pensioni più basse. I rappresentanti di Pdl e Lega in Commissione Bilancio e Finanze hanno a lungo protestato contro il ministro del Lavoro Elsa Fornero che nel frattempo annunciava alla stampa l’arrivo dell’emendamento. Per il governo è intervenuto in commissione il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che ha riportato un po’ di serenità: «Abbiate pazienza, stiamo studiando, stiamo lavorando». I lavori si sono interrotti alle 18.30, dopo l’approvazione di alcuni emendamenti presentati in mattinata dai due relatori, Maurizio Leo e Pier Paolo Baretta, e riguardanti i primi due articoli della manovra.

Modifiche a saldi invariati
Il governo insiste nel chiedere che la Camera mantenga intatti saldi e struttura della manovra, ma su almeno due capitoli le modifiche sono ormai certe: l’adeguamento all’inflazione di tutte le pensioni fino a circa 1.400 euro (ora sono salvi solo gli assegni fino a circa 1.000 euro) e un alleggerimento dell’Imu sulla prima casa, probabilmente alzando la franchigia di 200 euro. Tuttavia, resta da sciogliere il nodo delle coperture, per le quali sono necessari 4-5 miliardi. «Non abbiamo ancora una risposta conclusiva dal governo. Se avessimo già trovato le coperture saremmo già in aula. Siamo orientati a fare tutto quello che serve per trovare una soluzione», ha detto uno dei relatori alla manovra, il deputato del Pd Pierpaolo Baretta.

Sabato il voto finale
Slitta a mercoledì alle 10 l’approdo della manovra in aula alla Camera. Il provvedimento doveva essere licenziato ieri dalle commissioni Bilancio e Finanze, per arrivare oggi in assemblea, ma la richiesta dei presidenti Giancarlo Giorgetti (Lega) e Gianfranco Conte (Pdl) è stata accolta dalla presidenza di Montecitorio, con l’ok di tutti i gruppi parlamentari. Governo e partiti politici hanno quindi più tempo per negoziare gli emendamenti alla manovra, che approderà in aula con 24 ore di ritardo. Il voto finale dovrebbe arrivare nella giornata di sabato.

Farmacie nel mirino
Decine di emendamenti e pure un’interrogazione al Parlamento europeo. Per “salvare” le farmacie, colpite, secondo i diretti interessati, in modo «inaccettabile» dalla liberalizzazione dei farmaci di fascia C (per i quali serve la prescrizione ma che non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale), i partiti si muovono, Pdl in testa, anche se sarà difficile ottenere modifiche al decreto su questa materia, visto che si dovrebbe prima trovare un accordo tra i partiti e con il governo. Intanto continua il botta e risposta tra parafarmacie e farmacie tradizionali, con i primi che accusano i secondi di una «guerra diffamatoria dichiarata» e che hanno addirittura preannuciato una denuncia nei confronti dei rappresentanti di farmacie e farmacisti (Fofi e Federfarma) per diffamazione, appunto, ma anche per «procurato allarme e falso ideologico» visto che dalla presentazione della manovra in poi hanno cercato di far passare il messaggio che «con la liberalizzazione dei farmaci con ricetta vengano meno le garanzie di sicurezza per la salute dei cittadini». Mentre, sostiene l’associazione delle Parafarmacie, non è affatto a rischio la sicurezza per la salute dei cittadini, visto che le regole su conservazione, tracciabilità e farmacovigilanza sono «uguali» per tutti, così come il percorso di studi di chi opera nelle parafarmacie.
La trentina di emendamenti presentati dai deputati (la maggior parte del Pdl, ma anche la Lega è compatta in difesa delle farmacie) hanno comunque poche chance di passare.

Gli altri emendamenti
Le aziende in difficoltà a causa della crisi economica che sono in ritardo nel pagamento delle cartelle ad Equitalia, potranno attenere una ulteriore proroga di 72 mesi. Lo prevede un emendamento dei relatori alla manovra, approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Un’altra novità è che i beni espropriati da Equitalia ai debitori verso il Fisco, non saranno più messi all’asta dall’Agenzia, ma saranno venduti dal contribuente. Le commissioni hanno approvato anche un emendamento della Lega Nord che riduce la commissione di massimo scoperto e un altro, a firma Stefano Saglia, che stabilisce che le competenze dell’Agenzia per la sicurezza nucleare sono trasferite all’Ispra che di fatto già svolge queste funzioni".