Monti non convince il Parlamento: «Servono modifiche»

Se si aspettava un clima di festa e di gratitudine in Parlamento, Mario Monti ieri ha dovuto prendere atto di una realtà amara: la sua manovra non piace a nessuno e i due principali partiti della maggioranza bipartisan, Pd e Pdl, chiedono al premier di concedere qualcosa nella discussione parlamentare. A sinistra, sul fronte delle pensioni, a destra su quello dell’Ici. Ieri, alla Camera, i banchi semivuoti del Pdl (un’ottantina di parlamentari su oltre duecento) testimoniavano lo scarso calore che anche nel centrodestra circonda il governo dei tecnici: «Assenze fisiologiche, di lunedì – minimizza il vicepresidente del gruppo Massimo Corsaro – ma che questa manovra si debba migliorare, è chiaro a tutti». La presenza in aula di Silvio Berlusconi era la migliore garanzia sul sostegno che l’esecutivo avrà, comunque vada la discussione parlamentare che inizia oggi: «Diremo sì, anche se ci sono alcune cose che non ci piacciono», ha detto l’ex premier uscendo dall’aula, dopo il discorso di Monti, che peraltro gli ha tributato un ringraziamento seguito da un applauso dai banchi del centrodestra. Dal Pd, molto più presente in aula, è arrivata la richiesta di correttivi e la presa di distanza politica – «Noi avremmo fatto altre cose» – mentre l’Italia dei Valori ha addirittura annunciato il suo voto contrario. In aula, il clima sonnolento e rassegnato della seduta, è stato rotto solo dalla Lega, che a più riprese ha commentato i passaggi più sgraditi dell’intervento di Monti e nell’intervento finale ha annunciato la sua dura opposizione.

Monti: siamo solo all’inizio…
I sacrifici saranno «dolorosi», «acuti» e riguarderanno «tutti i gruppi sociali». Ma non farli oggi significherebbe doverne fare «di ben più gravi tra qualche giorno». I toni scelti dal premier alla Camera e subito dopo al Senato, sono drammatici: se non si riuscirà  a ridurre il debito pubblico  «c’è il rischio di sprofondare nell’abisso». Fuori dall’Europa, per il nostro paese, c’è solo «il baratro della povertà, del crollo dei redditi, dell’isolamento». Le  misure prese , che serviranno a «far cambiare passo al paese»,  sono dunque «necessarie per salvare l’Italia». Non nascondere i rischi che corriamo non significa però abbandonare la speranza di una guarigione. L’Italia, dice il professore, «non fallirà »: il calo degli spread, seguito all’approvazione della manovra, già fa capire che  i mercati cominciano a fidarsi. Il discorso di Monti parte con la spiegazione della logica che sta dietro ai sacrifici chiesti agli italiani: «Gli interventi, anche dolorosi, deliberati e trasmessi all’attenzione del Parlamento – dice all’assemblea – contengono i semi dell’Italia dei nostri figli». Solo accettando ci concorrere al risanamento dei conti sarà possibile «la salvezza di una nazione che sta attraversando un momento molto critico». Gli interventi del governo «mirano a riportare l’Italia nella dignità di paese fondatore dell’Europa».  Lo sforzo che si chiede al paese «è grande e urgentissimo», ma deve essere chiaro a tutti che «solo costruendo un sostanziale  avanzo primario  sarà possibile tornare a crescere». L’Europa e il mondo, sottolinea il premier, tengono  «gli occhi puntati su quest’aula». E la Camera ha una grande responsabilità: deve contribuire a «invertire la spirale  della crescita del debito, che può arrivare ad avere conseguenze drammatiche sull’Eurozona». A scanso di equivoci, Monti ricorda che  al punto in cui siamo arrivati «il futuro dell’Euro dipende anche dalle nostre scelte». «Se l’Italia non sarà in grado di reagire – ammonisce il premier – le conseguenze sarebbero drammatiche e potrebbero mettere a rischio la sopravvivenza della moneta unica, con conseguenze destabilizzanti per  l’economia mondiale». È per questo che bisogna agire. Cogliendo però i segnali positivi che cominciano ad arrivare: in primo luogo quelli forniti dallo spread in calo. Approvando la manovra, aggiunge, l’Italia «sarà in grado di superare con tranquillità tutte le fasi di monitoraggio in corso». E poi aggiunge con una frase che suona minacciosa: «Siamo solo all’inizio…».

La stoccata alla Lega
Monti spiega la manovra per filo e per segno, con una speciale sottolineatura per il capitolo che riguarda i costi della politica: illustra le misure che tagliano le unghie alle province, provocando la reazione della Lega, ma chiede uno sforzo ulteriore al Parlamento, che dovrà impegnarsi  per una legge per il loro superamento definitivo. «Vi assicuro – conclude il presidente del consiglio – che armato, se voi vorrete, di questo pacchetto, potrò, a nome del governo e a nome del Paese, rappresentare in Europa con più vigore, con più forza, con più credibilità, che non deriva dalla persona, ma da quello che l’Italia fa in casa propria, le posizioni che riteniamo migliori per uno sviluppo equilibrato e armonico dell’Unione europea, ancoraggio sicuro per l’Italia».

Il Pdl: no all’Ici
Fabrizio Cicchitto interviene in aula alla Camera subito dopo Mario Monti e esprime un giudizio in chiaroscuro sulla manovra economica. Il decreto «appartiene al lavoro del governo, se l’avessimo fatto noi – sottolinea – l’avremmo fatto diverso».
«Noi – dice – non avremmo rimesso l’Ici sulla prima casa, che avevamo tolto, un provvedimento sul quale esprimiamo la nostra contrarietà», ma su molte parti del provvedimento c’è una «netta continuità» con il precedente governo e assicuriamo una «collaborazione proficua». «Ma respingiamo al mittente coloro che vorrebbero annullare la dialettica politica», mette in chiaro il capogruppo Pdl alla Camera, perchè i partiti legittimamente devono fare i conti con il problema del «consenso».

I paletti del Pd
«Sappiamo che è stato difficile fare un decreto facendo sintesi tra esigenze diverse e vi ringraziamo. Noi avremmo fatto una manovra diversa, puntando più sull’equità: con più gradualità sulle pensioni, una franchigia maggiore per la prima casa e un maggior carico su patrimoni e rendite finanziarie», spiega il capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini. Ma è troppo tardi per tirarsi indietro: «Le cose che noi abbiamo in mente – spiega – non sono dettate da problemi di consenso ma dal rispetto dei principi di giustizia sociale. Noi continueremo a lavorare perchè la guerra all’evasione fiscale sia rafforzata, abbassando la soglia dei mille euro per i contanti e insistendo sul un maggior prelievo sullo scudo fiscale. Certo nella manovra c’è un primo segnale ma se invece di chiedere l’1,5 per cento sui capitali scudati si chiedesse il 2 si potrebbe aumentare la fascia per le indicizzazione delle pensioni».