«Ma quale direttorio, l’Europa è una»

Sopravviverà l’Unione europea alla crisi, alle agenzie di rating, ai diktat del direttorio franco-tedesco? Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea, è sicuro di sì e ci spiega perché dobbiamo smetterla di guardare con sospetto ciò che accade a Bruxelles.

Vicepresidente, Angela Merkel, riguardo alle attenzioni che S&P sta riservando all’Eurozona, ha detto: «Quel che fa un’agenzia di rating è responsabilità della stessa agenzia di rating». Eppure quando le stesse agenzie prendevano di mira l’Italia sembrava di avere a che fare con oracoli indiscutibili…

Purtroppo le agenzie di rating svolgono un ruolo al di là di qualsiasi controllo. Manca la trasparenza e la garanzia di obiettività. E proprio perché certe loro scelte mi preoccupano condivido la decisione della Commissione di fissare alcune regole fondamentali a riguardo. Di fronte al partito della speculazione, l’Europa deve battere un colpo…

Già, ma quale Europa? Quella a 27 o quella, paventata nelle ultime ore, a 17? Ha senso una Ue a due velocità? O non si tratta, piuttosto, di un bel passo indietro?

L’Europa è quella comunitaria, non è quella rappresentata dai singoli stati membri. L’Europa deve essere una, a una sola velocità. Poi, ovviamente, rispetto tutte le opinioni di ognuno dei membri dell’Unione.

Insomma, il direttorio franco-tedesco non deve spaventarci? Oppure qualcosa va effettivamente rivista, nel funzionamento di questa Ue i cui destini passano sempre di più per Berlino e Parigi?

Io non credo in nessun direttorio. Non è questione di Francia o Germania, è una questione di principio: bisogna privilegiare l’unità.

Ma, al di là delle contingenze, gli stati membri hanno in generale la consapevolezza di questa unità oppure restano in vita i classici egoismi nazionali?

Il punto è che si tratta di un percorso obbligato. Serve una Europa politica, unita da ogni punto di vista. Questo è il futuro. Altrimenti accettiamo un declino al quale io, personalmente, non intendo rassegnarmi.

Intanto Francia e Germania dicono no agli Eurobond…

Io credo che gli Eurobond siano un buono strumento per fermare la speculazione. Ovviamente non saranno utili già domattina, ma per il futuro dobbiamo valutare questa opzione con attenzione, soprattutto ora che si è aperta la discussione sui trattati…

E alla Merkel chi glielo dice?

Io credo che gli Eurobond siano utili anche a Francia e Germania. Ovviamente bisogna spiegare ai rispettivi popoli che non si tratta semplicemente di pagare i debiti altrui ma di rinforzare l’economia e dare fiducia. La Germania è uno Stato virtuoso, ci sta che i tedeschi possano nutrire delle perplessità. Ma se si salva l’euro si salva anche l’economia della Germania: bisogna spiegare questo alla pancia del popolo tedesco.

Lei che conosce bene l’Europa, può dirci se corrisponde al vero la vulgata che vuole l’Italia con più peso sulla scena internazionale grazie all’uscita di scena di Berlusconi?

Monti è molto conosciuto al di là delle Alpi, è normale che in Europa ne abbiano una opinione positiva. Ma parliamoci chiaro: l’Ue vuole vedere i risultati, l’Europa è pragmatica. Quello che conta è ciò che l’Italia fa in concreto. Del resto era piaciuta anche la lettera inviata da Berlusconi.

Insomma, nessuna ostilità aprioristica contro Berlusconi…

Berlusconi aveva molti amici, in Europa, anche se ovviamente qualcuno poteva avere idee diverse dalle sue, come è normale. Ma ripeto: l’Unione europea guarda ai fatti. Questo governo sta attuando molti dei provvedimenti annunciati da Berlusconi e l’Ue mostra di gradire semplicemente perché sono necessari, anche a volte molto dolorosi. Ma questo varrebbe per qualsiasi governo…

Insomma, l’Europa non ce l’ha con noi…

No, affatto. Anzi, noi dobbiamo smetterla di considerarci sotto osservazione. Se lo siamo è perché abbiamo firmato un trattato, ratificato dal Parlamento. Noi abbiamo una responsabilità storica, siamo Paese fondatore dell’Unione, abbiamo 73 deputati italiani eletti all’Europarlamento. Abbiamo un giudice alla Corte di giustizia, abbiamo il vicepresidente della Commissione europea, che sono io. E non per qualche motivo particolare, ma perché sono italiano e l’Italia è un Paese fondamentale nell’Unione. Dobbiamo capire che da noi tutti i partiti e le parti sociali hanno una grande responsabilità nei confronti di 60 milioni di italiani. Che sono più di un decimo del totale degli abitanti dell’Europa.