Lo spread? Tra un po’ farà… il botto

Quando c’era lui, caro lei, si stava decisamente meglio. Quel “lui”, a scanso di equivoci, è Diego Armando Maradona. Ai suoi tempi – non un secolo fa, ma a metà degli anni Ottanta – era tutta una festa. I guai economici c’erano lo stesso, la Borsa faceva su e giù come un’altalena, il lavoro non lo trovavi se non avevi un “santo in paradiso”. Ma alla fine i napoletani se ne fregavano perché alla fine, non appena el Pibe de oro infilava la porta avversaria, tutti cantavano “mi batte il corazòn” e passava la rabbia. Spumante, caroselli d’auto e una bella pernacchia ai mutui bancari. Per augurio, nella (purtroppo) abitudinaria consuetudine di Capodanno, fu creata la “bomba di Maradona”, potente e pericoloso botto, che finì per mandare in frantumi i vetri di molte finestre rovinando il brindisi della mezzanotte. Ma anche su questo si chiudeva un occhio.
Poi ci sono stati i tempi cupi con il razzo di Bin Laden, “a capata ’e Zidane” e la stagione bassoliniana. Brutte storie. Sfortuna vuole che le cose adesso vadano addirittura peggio con il governo dei banchieri, la stangata, l’Ici, l’Iva, «qua non si capisce più niente», «la pensione? e chi la vede?», «nun tenimm gli occhi pe’ chiagnere». Ma 50 euro sì, li hanno conservati per comprare un nuovo botto che sembra stia invadendo le bancarelle tra addobbi e fuochi d’artificio. Si chiama “spread”. O meglio, “o’ sprèd”. Dicono che sia un botto artigianale che, una volta lanciato in aria, forma uno zig-zag nel cielo con tanto di scia luminosa. Sembra che sia stato in fabbricazione nelle fucine abusive dei Camaldoli e dell’area nord di Napoli. È vietato, ma c’è chi giura di volerlo prenotare. «Ci hanno rotto le scatole, con ’sto sprèd, a mezzanotte lo facciamo scoppiare e non se ne parla più». Magari poi non se ne parla solo perché non c’è più il Cavaliere da mandare a casa. Ma questo lo sanno bene nei bassi napoletani: «Saremo pure ignoranti, ma non siamo fessi».