L’interinale festeggia Monti (e il Pd trema)

Non ditelo a Bersani, ma il mondo del lavoro “interinale” – nobilissimo sinonimo di precariato – è in fermento per Monti, festeggia, gli dedica prime pagine sulle riviste specializzate e spara titoli del tipo: «Pronti a ripartire!», con tanto di punto esclamativo e faccione di Monti. Nell’ultimo numero di “Lavori in corso”, la rivista della più importante società di lavoro interinale che opera in Italia, la “Manpower”, la copertina è dedicata al nuovo governo dei tecnici e l’editoriale dell’amministratore del gruppo parla chiaro: “Cambia l’Italia, cambia il lavoro?”. Più che un auspicio, un’attesa spasmodica delle nuove misure sull’occupazione, della modifica dell’articolo 18, degli incentivi al lavoro temporaneo per le imprese, a loro tanto caro. Così come lo era al professor Marco Biagi e come lo è al professor Pietro Ichino, che figura tra i collaboratori della rivista. Riforme care anche al centrodestra, che in questi anni ha provato ad avviare un percorso che andasse nel segno della flessibilità, scontrandosi con l’ostilità del centrosinistra e i veti del sindacato. Gli stessi ai quali, da qualche giorno, si rivolge il ministro Fornero che, per provare a portare a casa una riformicchia sull’articolo 18, è costretta a cancellare la parola precariato dal proprio vocabolario. L’esultanza dei grandi gruppi che operano nel settore dell’interinale potrebbe risultare sospetta a quella parte del centrosinistra che su questi temi rischia di perdere voti e referenze sindacali. Ma la realtà è che anche l’industria del lavoro “flessibile” si aspetta tanto da un governo che ha promesso tanto, anche a dispetto dei suoi fragili equilibri politici. Un governo che deve fare i conti con i Bersani e le Camusso, che annuncia riforme e poi si autocensura, che confonde precarietà con flessibilità, rigore con sviluppo, parole con fatti. Ma con il quale i maghi del lavoro a cottimo, ignari, sono “pronti a ripartire!”.