La ricetta Rajoy salva le pensioni e toglie i “ponti”

Esiste anche una modalità diversa di affrontare la crisi, meno drastica, che non aumenta l’età pensionabile, che non va ad incidere sui settori più vulnerabili, che punta soprattutto alle riforme strutturali del sistema finanziario. Certamente una modalità diversa come questa è attesa alla prova dei fatti e dei mercati ma intanto il nuovo premier spagnolo Mariano Rajoy ieri ci ha provato a dare un segnale diverso per affrontare l’emergenza. Lo ha fatto al Congresso dei deputati di Madrid, dove poco dopo mezzogiorno ha pronunciato il discorso programmatico sulle grandi linee dell’azione del suo governo contro la crisi. Il nuovo uomo forte della politica spagnola, il leader emergente del centrodestra europeo, vincitore delle elezioni del 20 novembre, era particolarmente atteso alla prova del fuoco delle misure anticrisi. Le soluzioni presentate dal centrodestra spagnolo sono certamente austere e rigide ma l’impressione immediata che se ne trae è quello di un mix equilibrato tra tagli e sviluppo.

Favorire l’occupazione
Intanto, la promessa di non toccare le pensioni è stata mantenuta. «L’unico impegno di aumento della spesa che sentirete è l’adeguamento del potere d’acquisto delle pensioni», ha assicurato il leader dei conservatori in aula. Lo aveva preannunciato all’indomani della sua elezione e lo ha ribadito ieri. Le pensioni non si toccano, non solo, il loro adeguamento all’inflazione consentirà a queste di non perdere valore d’acquisto. Rajoy ha poi assicurato un taglio del deficit pubblico di 16,5 miliardi di euro nel 2012, conforme a quanto concordato con la Commissione europea. Preannunciando, quindi, una legge di stabilità di bilancio per gennaio, e l’adozione dei criteri necessari per la riduzione progressiva del debito pubblico fino al sessanta per cento del Pil entro il 2020. Ma il premier spagnolo ha detto anche esplicitamente che verranno poste in essere misure di contrasto alla disoccupazione. «Non avrò pace fino a che non raggiungerò l’obiettivo fondamentale», ha detto, «che è la creazione di posti di lavoro».

Riforme strutturali
Il capo del governo spagnolo ha quindi ricordato che i disoccupati sono 5,4 milioni, ovvero il 23 per cento della popolazione attiva, mentre i giovani senza lavoro sono il 48 per cento, la cifra più alta dell’Unione europea. Di qui l’impegno assoluto verso quella che è un’altra priorità del governo, ossia la necessità di una riforma strutturale perché l’economia spagnola, attualmente stagnante, diventi più flessibile e più competitiva, oltre a una riforma strutturale del sistema finanziario, con più fusioni e la creazione di una “bad bank” per comprare asset tossici immobiliari delle banche private. In cantiere anche una riforma dell’Iva perché le piccole e medie imprese non paghino l’imposta fino a quando non siano a loro volta pagate dalle pubbliche amministrazioni. Si punta su riforme strutturali, quindi, e non solo tagli in virtù dei quali non si intravede bene, almeno da noi, la tanto attesa, fumosa, fase B, quella della crescita.

Tv pubblica
Tra le altre misure del pacchetto anticrisi Rajoy ha annunciato uno stop al turnover nell’amministrazione pubblica, salvo nei settori della sicurezza. Si è poi impegnato ad avviare «un processo di semplificazione del settore pubblico», e tagli nelle «spese correnti della pubblica amministrazione». Un altro settore su cui interverrà il suo govero sarà una riforma del settore della tv pubblica nazionale e regionale. Sono necessari, ha detto, «nuovi modelli di gestione della tv pubblica» e una più equilibrata razionalizzazione delle spese.

Feste spostate al lunedì

Ha poi annunciato l’abolizione della maggior parte dei “ponti” nel calendario lavorativo annuale, con lo spostamento al lunedì delle giornate di festa pubblica. La riforma, ha detto, prevederà eccezioni solo per le feste di «particolare impatto sociale». Si tratta di una misura in linea con i contenuti dell’analoga  proposta che il governo Berlusconi voleva porre in essere. Una delle soluzioni che avrebbe fatto rientrare nelle casse dello stato cifre importanti ma che in casa nostra non è stata praticabile perché affossata dalle barricate dei sindacati sul Primo maggio e delle associazioni partigiane ed ex combattentistiche sul 25 aprile. Vedremo e in Spagna la sensibilità sociale destinerà maggior fortuna alla proposta di Rajoy.

Una sfida tutta da giocare
Mercoledi Rajoy giurerà davanti a re Juan Carlos e annuncerà la composizione del nuovo governo. La prima riunione del consiglio dei ministri è prevista per venerdì. Al dibattito di investitura ha assistito sui banchi del governo, per l’ultima volta nell’aula del Congresso, il premier uscente Josè Luis Zapatero. Rajoy non ha nascosto le difficoltà che l’attendono e ha ammesso che il panorama economico spagnolo e le sue prospettive immediate «non sono affatto promettenti e non potrebbero essere più tristi». Per questo motivo ha invitato tutte le forze presenti in Parlamento a un «dialogo aperto e trasparente» per fare fronte insieme alla crisi peggiore degli ultimi trentacinque anni.