La ricetta di Rojoy convince i mercati più dei nostri tecnici

L’effetto Rajoy si è fatto subito sentire in Spagna. Sembra aver convinto i mercati la manovra anticrisi spiegata al Congresso dei deputati dal neopremier che ieri ha ottenuto la fiducia con 187 voti a favore, 149 contrari e 14 astensioni. Avevamo sottolineato come il leader del Partito popolare che ha sostituito il socialista Zapatero il 20 novembre scorso alla guida del governo spagnolo avesse avuto coraggio nell’ “aggredire” la crisi in modo diverso e in controtendenza rispetto alle ricette del governo Monti: niente stangata per i ceti medi e le fasce più deboli, niente mani sulle pensioni ma tagli alla spesa e riforme. Una manovra meno recessiva, meno depressiva e che contiene un mix equilibrato tra rigore e sviluppo. Ebbene, gli effetti di questa manovra da 16,5 miliardi si sono fatti subito sentire all’asta dei titoli: il govero spagnolo ha collocato ieri 5,63 miliardi di euro in buoni del Tesoro a tre e sei mesi con rendimenti molto inferiori – più che dimezzati – rispetto alle precedenti aste dello stesso tipo. Nell’asta di obbligazioni a tre mesi sono stati collocati 3,71 miliardi con un interesse medio del 1,735 per cento, rispetto al 5,11 per cento pagato nell’asta precedente. Questo vuol dire che lo Stato paga meno interessi, la metà, rispetto al passato e va da sé che il sostanzioso risparmio potrà entrare in circolo per essere investito in altri settori utili per la crescita. Per i titoli a sei mesi il collocamento è stato di 1,92 miliardi a un interesse medio del 2,435 per cento, molto più basso del 5,227 per cento pagato a novembre. Numeri record.
Il dato ancor più incoraggiante per la Spagna è che l’asta di ieri ha visto una domanda molto alta da parte degli investitori, vicina a 18,5 miliardi di euro. E, segnale significativo, dopo l’asta lo spread tra titoli a dieci anni dalla Spagna e dalla Germania è sceso a 317 punti.
Il successo dell’asta riflette, secondo gli analisti, la buona accoglienza dei mercati al discorso inaugurale del nuovo primo ministro spagnolo che ha puntato su  un piano di consolidamento dei conti pubblici e riforme strutturali per portare la Spagna fuori dalla crisi economica e finanziaria.
Il nuovo uomo forte del centrodestra europeo sta dimostrando che affrontare la crisi in modo diverso da quella che sta facendo piangere molti italiani era possibile. Anche perché dopo la ricetta “lacrime e sangue” di Mario Monti le performace dell’Italia sono tutt’altro che migliorate, con lo spread che è continuato a salire e le Borse che seguitano nella loro turbolenza.
Certamente una rondine non fa primavera ed è tutto da verificare se l’effetto-Rajoy durerà lo spazio di un mattino o se proseguirà con indicatori stabili anche nei giorni che verranno. Certo è che la diversa “filosofia” con cui la Spagna targata centrodestra ha affrontato l’emergenza ci lascia ancora una volta più rammaricati per il fatto che intervenire in un modo diverso e meno drastico era possibile. È la dimostrazione che i professori non servono, contano le idee. E per l’erede di Arnar l’idea di una manovra “lacrime e sangue“ ma senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, anzi, tagliando le tasse e snellendo la burocrazia, si sta dimostrando in prima battuta idea vincente. Insomma, quello che avrebbe dovuto-potuto fare il governo Monti. Secondo alcuni operatori il buon esito delle aste spagnole è la dimostrazione che la situazione nel paese iberico stia tornando alla normalità. La Spagna, insieme all’Irlanda, viene segnalata tra i Paesi periferici che stanno facendo i progressi maggiori, anche se ancora non può essere considerata fuori dalla crisi.
I “numeri”  positivi dell’asta spagnola hanno influito anche sui risultati della Borsa, che dopo un avvio di giornata piuttosto incerto segnavano una risalita. A metà pomeriggio di ieri a Milano l’indice Ftse Mib era in rialzo dell’1,4%, miglior performance tra le piazze europee grazie soprattutto ai titoli bancari, che attendono la risposta della Bce sul collocamento a 36 mesi di alcuni fondi. Per Bpm l’indice Ftse Mib era balzato al 6%, per Intesa Sanpaolo e Ubi Banca al 4,2%, per Unicredit  al 4%.