La costituzione non si modifica, si ignora

Lo Stato borghese non si discute, si abbatte, recitava un vecchio slogan in cui credevano in gioventù alcuni di quelli che siedono oggi al governo. Il sistema ha prevalso, ma ci si può vendicare sulla Costituzione. Di cui Napolitano è il garante. Ma anche sulle garanzie ci sono priorità. Quindi abbiamo cominciato a rottamare le cose di cui gli italiani veramente non avevano bisogno. Cominciando con l’articolo 15, quello sul diritto alla riservatezza della corrispondenza (e delle conversazioni telefoniche), che non poteva essere alienato se non per gravissimi motivi. Qualcuno ha provato a ricordarlo quando si discuteva della pubblicazione di conversazioni illegalmente ottenute e quasi tutte riconducibili a un “vertice istituzionale”. Le armate dell’informazione che non si fa imbavagliare (ma solo pagare da importanti gruppi finanziari), insorse in difesa dello stracitato articolo 21, che invece garantisce il diritto di esprimere la propria opinione. La differenza tra “espressione di opinione” e “racconto dei fatti altrui” non è mai stata sufficientemente affrontata, ma qualcuno provò a far notare che se l’articolo 15 precede il 21 una ragione ci sarà. Non è servito a nulla comunque. Ma anche l’articolo 21 sta per fare una brutta fine. Il precedente Governo pare fosse anche colpevole di aver ridotto gli aiuti all’editoria, perché era intimamente nemico del pluralismo e amante dei bavagli. All’articolo 29 della manovra Monti il fondo per l’editoria viene cancellato. E anche l’articolo 21 va a farsi friggere. Viva l’Italia. Abbasso gli italiani.