Il Pdl pone i paletti: no a nuove stangate

Sulla fase due nessun mandato in bianco al governo. È il chiaro messaggio del Pdl inviato all’esecutivo nelle ore in cui si decidono le nuove misure per il rilancio dell’economia. A spiegarlo, senza bizantinismi, è Maurizio Gasparri: «Abbiamo già votato due volte la fiducia al governo Monti – premette il presidente dei senatori Pdl –  condividendo la necessità di una fase di impegno nazionale che consenta all’Italia di affrontare una grave crisi che riguarda l’Europa e l’euro nel suo complesso». Ora però «vogliamo liberalizzazioni vere che riguardino i potentati dell’energia, dei trasporti, dei servizi pubblici locali e delle coop rosse, non aggressioni a singole categorie che avrebbero tutto il diritto di ribellarsi». Gasparri spiega poi di voler «discutere di ulteriori misure economiche, mentre rivendichiamo alla politica la responsabilità delle riforme. Ministri pasticcioni che si rivelassero apprendisti stregoni accorcerebbero la vita del governo. Del resto alcuni dovrebbero riflettere che dopo taluni convegni il mondo cattolico si è trovato sulla difensiva per respingere attacchi ingiustificati. Quindi nuove fasi non possono che determinare peggioramenti per alcuni ambienti». Dunque, «il Pdl come altre forze politiche ha però il dovere di avanzare chiare proposte. E lo faremo – assicura  già nei prossimi giorni sulle riforme costituzionali, sulla legge elettorale, sui regolamenti parlamentari. Per difendere il bipolarismo bisogna modernizzare l’Italia, e noi non ci sottrarremo a questa responsabilità, avendo a nostro vantaggio già le proposte che furono presentate al Parlamento dal governo Berlusconi. Da quelle – conclude – partiremo per un immediato confronto tra le forze politiche».
Il Popolo della libertà incalza l’esecutivo anche attraverso altri esponenti. Per Licia Ronzulli «il governo Monti fino a oggi ha chiesto al Paese sacrifici attraverso nuove tasse e rincari come l’unica via per uscire dalla crisi. Abbiamo fiducia nelle capacità del professor Monti ma ci auguriamo che la fase 2 non si traduca solo in altre stangate sulle famiglie: purtroppo gli stipendi sono sempre quelli e gravare sui contribuenti può solo far crollare i consumi e di conseguenza indebolire le aziende». L’europarlamentare Pdl spiega che ora «il mercato ha bisogno di nuovo ossigeno e le liberalizzazioni possono essere un’occasione per stimolare la competitività a vantaggio del cittadino-consumatore». Va bene, «l’Europa ci ha chiesto sacrifici e siamo pronti a farli, ma abbiamo bisogno che Monti ora si concentri anche sul rilancio e sulle riforme». Le soluzioni?  «La valanga di liquidità (489 miliardi di euro, 116 agli istituti italiani) piovuta dalla Bce con la maxi asta di prestiti a tre anni deve essere veicolata per sostenere lo sviluppo e la crescita». A chiederlo Alessandra Mussolini spiegando che «ciò deve valere anche per la analoga operazione prevista per il prossimo 29 febbraio. Deve, quindi, essere previsto per le banche un vincolo di destinazione a favore del sostegno alla crescita e delle piccole e medie imprese evitando che vengano aumentati solo i loro profitti». Insomma, «vanno scongiurate operazioni speculative sui mercati esteri e nazionali evitando che il sistema bancario presti soldi ad un tasso doppio rispetto al costo pagato alla Bce». Nel centrodestra è altrettanto categorico l’avvertimento di Saverio Romano: «Tagliare le spese non basta – avvisa il coordinatore nazionale del Pid – È necessario che la fase due del governo Monti sia altrettanto celere e contempli fondi per lo sviluppo e la rinascita del sistema-Paese.  
Secondo un parlamentare di lungo corso come Margherita Boniver a questo punto «ci vorrebbe un robusto colpo di reni e una forte visione politica per uscire dalla spirale di austerità-recessione che è il risultato di scelte imposte dall’Europa, dai mercati e soprattutto dalla speculazione rampante». Ancora più allarmato Osvaldo Napoli. «Il governo Monti – attacca il vicecapogruppo del Pdl alla Camera – sta somministrando una quantità spropositata di antibiotici che rischiano di indebolire il paziente Italia, fino a ucciderlo». L’imperativo categorico? «Una riduzione drastica della pressione fiscale e una più vigorosa sforbiciata alla spesa pubblica. Qui vanno trovate le risorse per una fase di crescita. Diversamente, saremo tutti spacciati e il Pdl non può rendersi responsabile di un fallimento scritto nelle cose».