Ici pensioni, il Pdl avverte: «Non ci prestiamo a inciuci»

Non è solo una corsa contro il tempo. Senza fiducia rischia di essere anche una corsa a ostacoli. Per questo da più parti, Silvio Berlusconi in testa, si chiede che sulla manovra ci sia un voto blindato. Sarebbe, stando alle indiscrezioni, anche l’orientamento di Monti. Il punto è che questa manovra è solo figlia sua e del suo esecutivo. Il partito assicura l’appoggio, ma non vuole e non può rivendicarla. Tenterà di modificarla in commissione per renderla più equa. Ma l’impresa è complessa: la necessità e l’urgenza non consentono bracci di ferro. Comunque, si parte da un presupposto: «Monti – ha detto il Cavaliere – deve sapere che senza di noi non può reggere, quindi, dovrà tener contro di noi».

L’approvazione entro Natale

Per presentare gli emendamenti c’è tempo fino a venerdì mattina. Sabato e forse domenica ci saranno l’esame e il voto. Oggi, invece, inizieranno le audizioni in commissione Bilancio. L’approvazione definitiva alla Camera dovrebbe avvenire prima di Natale. Una corsa contro il tempo, dunque, così come chiede l’Europa e come ribadiscono di continuo Mario Monti e Giorgio Napolitano. Anche ieri che ha firmato il decreto, il presidente della Repubblica è tornato a dire che le misure «stanno arrivando giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della nostra situazione». Il concetto è chiaro a tutti, tanto che ieri nessuno spingeva più di tanto l’acceleratore sulle proprie rivendicazioni. Il Pd ha posto all’ordine del giorno quattro temi: pensioni, Ici, evasione e investimenti. L’Udc ha parlato di pensione delle donne e Ici. Nel Pdl, che si è riunito prima in un ufficio di presidenza e poi in un direttivo del gruppo alla Camera, si è deciso di concentrare gli sforzi su Ici e indicizzazione delle pensioni, le misure giudicate più punitive per i ceti debole e medio.

E se la Chiesa pagasse l’Ici?
In questo contesto è spuntata anche l’ipotesi di proporre l’Ici sui beni della chiesa a uso non religioso. Da Nunzia De Girolamo a Denis Verdini fino a Viviana Beccalossi più di un parlamentare ha messo la proposta sul tavolo. «Non è un attacco alla Chiesa. Dico, da cattolica, che chiunque produca reddito deve dare il buon esempio», ha sottolineato la De Girolamo, mentre la Beccalossi ha ricordato che «da parte della Cei sono giunte critiche alla manovra perché non sarebbe abbastanza dura». «È giusto che anche la Chiesa si sacrifichi», ha aggiunto la parlamentare, che però ha «seri dubbi che l’emendamento passi».

Una situazione mai affrontata prima
Quale che sia la strada che si imboccherà, comunque, «un tentativo di arrivare a una modifica ci sarà, ma – ha spiegato Marco Marsilio – ci troviamo di fronte a una situazione inedita, in cui nessuno può arrogarsi il diritto/dovere di comportarsi come una vera maggioranza». «È una situazione mai affrontata prima, se si riesce a trovare un punto di sintesi su tre, quattro questioni, senza modificare struttura e saldi, allora – ha aggiunto il deputato del Pdl – si può fare qualche intervento migliorativo». Anche Marsilio ha indicato le priorità del Pdl in Ici e indicizzazione dell’inflazione delle pensioni. «E per quanto mi riguarda anche il taglio degli emolumenti dei consiglieri municipali di Roma è un errore», ha precisato il deputato, che non è il solo a pensarla così. Anche i colleghi Vincenzo Piso, Barbara Saltamartini, Beatrice Lorenzin e Gianni Sammarco hanno sottolineato che se «è assolutamente giusto che la politica faccia la propria parte», tagliare il gettone ai consiglieri municipali significa «colpire l’anello più debole della catena della rappresentanza politica e, al di là di certa facile demagogia, non si cauterizzano tutti quei comportamenti e prassi che hanno contribuito non poco allo screditamento della politica».

No a larghe intese, la sintesi sta al governo
Fabio Rampelli ha auspicato che «ci sia spazio per rendere più equa questa manovra», a partire «dalla norma indigesta dell’Ici sulla prima casa». «Ci auguriamo – ha aggiunto il deputato del Pdl – che questa tassa venga eliminata, magari con recuperi sulla seconda abitazione o, in via subordinata, che sia inserita l’esenzione per i redditi bassi». C’è poi l’altra «norma capestro» indicata da tutti nel partito: «Serve un ripensamento della deindicizzazione delle pensioni in un senso di maggiore equità, che si ottiene colpendo anche chi ha redditi o patrimoni importanti e pensioni d’oro». «Ora siamo distanti», ha avvertito il parlamentare, sottolineando che a queste modifiche però non si può arrivare attraverso un accordo tra i partiti, perché «rifiutiamo ogni proposta di trasformare il sostegno al governo tecnico in una specie di larghe intese e, quindi, di governo politico sostenuto da destra e sinistra». «Noi – ha concluso Rampelli – daremo delle indicazioni e poi il governo tirerà le somme».

«Voterò perché costretto»
È la stessa posizione emersa dalle parole di Massimo Corsaro: «Non c’è nessuna logica concertativa con gli altri partiti, il Pdl presenterà le sue proposte emendative. Noi – ha aggiunto il deputato del Pdl – la manovra la sosteniamo per senso di responsabilità, ma non è la nostra, è quella del governo Monti». Si tratta della linea indicata anche da Berlusconi e dal segretario Angelino Alfano nel corso dell’ufficio di presidenza e condivisa da tutto il partito, sebbene non sia un segreto che a molti il sì proprio non vada giù. «Voterò perché costretto», ammetteva ieri Antonio Leone, mentre Rampelli parlava di voto «obtorto collo».

La «fulgida imbecillità» del Pd
Ma l’ufficio di presidenza è stato anche l’occasione per fare il punto sulla situazione politica, partendo proprio dall’atteggiamento di responsabilità che il partito ha deciso di assumere. «Il nostro compito – ha detto Alfano – è complesso e difficile, ma non è più facile quello del Pd sebbene loro abbiano vissuto, specialmente i primi giorni, sui festeggiamenti della caduta del governo Berlusconi. Noi abbiamo beneficiato almeno nelle prime tre settimane dello stagliarsi fulgido della loro imbecillità, come per esempio lo spread che si sarebbe abbassato di centinaia di punti per le dimissioni di Berlusconi». È stato poi Berlusconi a rivelare che il Pdl è al 28,1%. «Siamo ancora il primo partito d’Italia», ha detto, ricordando che «se fossimo andati alle elezioni prima ci avrebbero addebitato la colpa della crisi». «Ricordiamoci che nel 2006 siamo stati in grado di recuperare 13 punti. Possiamo vincere», ha concluso il Cavaliere, esortando l’avvio di un tavolo per la riforma della legge elettorale.