Governo tecnico anche per la Rai?

Esiste una ragione per la quale in Italia venne istituita la Commissione parlamentare di vigilanza sul servizio pubblico audiotelevisivo, anzi, ce ne sono almeno due. Una è che il Popolo era sovrano ed esercitava la sua sovranità attraverso il Parlamento e la seconda è che un governo non deve avere il controllo sulla televisione pubblica, sennò sarebbe legittimo parlare di tv di regime. Per anni, si sono infatti succeduti in Vigilanza interventi preoccupati per la possibilità che il proprietario di tre reti televisive andasse al governo. Nessuna preoccupazione sembra invece aver destato la notizia che il nuovo Premier si è chiuso in una stanza per un colloquio privato di tre quarti d’ora con presidente e dg della Rai a Via Teulada, il giorno prima di un importante Cda dell’azienda pubblica. Mai accaduto prima che un capo del Governo si sia relazionato ufficialmente con chi comanda la Rai scavalcando il Parlamento. Cosa si saranno detti non lo scopriremo mai. Avranno parlato del defenestramento di Minzolini? Delle nuove nomine Rai? Magari del piano di risanamento dell’azienda contro il quale i sindacati hanno proclamato lo sciopero? Sicuramente no: sarebbe inconcepibile. Può darsi che per imperizia Monti non si sia reso conto dello scivolone istituzionale, ci sono però segnali evidenti che, in particolare dall’area Udc, si voglia approfittare della “parentesi tecnica” per rientrare in possesso di un’azienda che la vecchia Dc considerava come un proprio ministero.