E l’Udc  “sfiducia" i tecnici di Lombardo

All’ennesimo tentativo di rimpasto, il laboratorio dove si sperimentava la perversa pratica dell’ammucchiata politica è imploso come un botto di fine anno. Oddio, quando c’è Raffaele Lombardo di mezzo, mai dire mai, visto che in questi anni alla guida della giunta regionale della Sicilia s’è inventato di tutto e di più per andare avanti: anche a costo di mettere insieme il Pd, l’Udc, l’Mpa e il Fli a sostegno di un governo di “tecnici” che aveva anticipato di molti mesi quello varato a Roma da Mario Monti. Tutto lascia presagire però che quell’esperimento di ingegneria genetico-politica al gusto di cannolo, costruito sull’anti-politica e sull’anti-bipolarismo, si sia realmente concluso per sempre, regalando la pace dei sensi a una giunta fragile che cercava di conciliare il disprezzo dell’elettorato per il tradimento delle urne, con la ventata di aria fresca, si fa per dire, che solo i tecnici avrebbero potuto apportare al governo esangue di Lombardo: unico “politico” degno, lui, guarda caso, di guidare una sorta di Rinascimento siciliano bipartisan con assessori non “contaminati” dai partiti (ma da essi nominati). Lombardo ci riproverà, ma intanto ieri a staccare la spina ci ha pensato l’Udc, che ha messo in crisi l’esperienza di governo del ribaltone (che aveva visto il Pdl passare dalla maggioranza all’opposizione), spaccando di fatto il Terzo polo e mettendo fine al pasticcio con il partito Democratico. «Togliamo il disturbo» ha detto il coordinatore regionale siciliano del partito, Gianpiero D’Alia, annunciando il ritiro dell’unico assessore in giunta, quello con delega alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro, il tecnico Andrea Piraino. Non è bastato a ricucire lo strappo tra Mpa ed Udc, dunque, l’apertura del governatore, che lunedì dal suo blog aveva annunciato la ricerca del dialogo per un riequilibrio della sua giunta. «Che l’Udc abbia le sue ragioni l’ho sempre riconosciuto e si era detto che immediatamente dopo il bilancio se ne sarebbe discusso», aveva promesso il governatore, senza però fare alcuna apertura sull’ingresso di politici in giunta.

Una maggioranza troppo debole
L’Udc siciliano ritiene conclusa la collaborazione con questo governo regionale, “la cui maggioranza politica appare debole e poco coesa per affrontare con efficacia le dure prove che nel 2012 il Paese e la Regione saranno chiamate ad sostenere”, si legge nel documento finale approvato dal coordinamento regionale siciliano dell’Udc, riunitosi ieri a Messina. I centristi lasciano dunque l’esecutivo guidato da Raffaele Lombardo, colpevole di non aver dato loro risposte «all’altezza della gravità della situazione».
«Un mese fa, abbiamo chiesto al presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo – ricordano gli esponenti del partito di Casini – di trasformare l’alleanza parlamentare, che precariamente lo sostiene, in una maggioranza politica forte e coesa che attribuisca al Terzo polo un ruolo centrale. È questo passaggio ineludibile per realizzare quelle riforme utili a mettere in sicurezza i conti pubblici della Regione, garantendo crescita economica e sociale alla Sicilia, in sintonia con ciò che sta avvenendo a livello nazionale e per superare alcune rilevanti criticità riscontrate nell’azione dell’esecutivo regionale». Insomma l’Udc pur consapevole della «complessità politica del momento e, soprattutto, del rapporto col Pd, che in Sicilia sta attraversando un periodo di profonde divisioni interne», ribadisce che «non si può restare fermi o, peggio ancora, impantanati nelle difficoltà altrui».

L’ottimismo di Lombardo
La posizione assunta dall’Udc «ci stimola e ci, tra virgolette, costringe ad avviare una fase nuova». Così il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo cerca di minimizzare le affermazioni del coordinatore regionale dei centristi Giampiero D’Alia. «L’intervista di D’Alia – afferma Lombardo giungendo a palazzo Chigi per un incontro con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà – la vedo molto positiva, pone dei problemi veri. Questa presa di posizione ci stimola e, tra virgolette, ci costringe ad avviare una fase nuova, esigenza avvertita da tanti ma rispetto alla quale forse non si era colta l’importanza e l’urgenza di andare oltre». Lombardo auspica quindi che la presenza dell’Udc nel governo regionale «sia rafforzata». Un Lombardo cinque? Non è da escludere. Trattasi di accanimento politico non terapeutico.

D’Alia chiude la porta
I margini per una trattativa con l’Udc sembrano però risicati, almeno a giudicare dalle dichiarazioni di D’Alia: «Abbiamo esposto un mese e mezzo fa al presidente della Regione – ha spiegato il senatore siciliano – questioni che lui ha condiviso, ma le risposte fino ad oggi non sono state soddisfacenti. Nonostante tutto riteniamo positivo quest’anno di collaborazione con il governo Lombardo. Si sono fatte alcune cose importanti per la Sicilia, questo grazie anche al contributo determinante dell’Udc». «La crisi economica – ha concluso – si sente maggiormente nelle aree più deboli e bisogna dunque essere attrezzati per affrontarla. Questo governo ha una solidarietà politica parziale proprio perchè qualcuno si nasconde dietro ai tecnici, è un governo che non ha la forza necessarie per affrontare quelle riforme importanti per uscire dalla crisi, iniziando dal risanamento del bilancio. Il 2012 sarà un anno particolarmente difficile per la Regione e noi abbiamo chiesto che venga affrontato con serietà dalle forze politiche con un vincolo di solidarietà diverso da quello che c’è stato finora». E anche lui, nonostante la caduta, come Monti annuncia la fase due: «Da parte del governo c’è la volontà di approntare un piano per il sud nella fase 2».

Gli alleati traditi

C’è sconcerto, tra gli alleati che sostenevano Lombardo, a cominciare dal Fli, che tende a ridimensionare la questione politica: «L’Udc ha ritenuto di concludere la propria collaborazione col governo Lombardo, ma lo fa con garbo e, soprattutto, con un serio e costruttivo invito al presidente Lombardo e ai partiti che lo sostengono al fine di aprire un fase politica nuova per la nostra regione, che sono certo vedrà il partito di Casini e D’Alia tornare a partecipare a una compagine guidata dallo stesso presidente Lombardo per affrontare le sfide che la crisi pone», si augura Carmelo Briguglio, coordinatore regionale di Fli in Sicilia. Di parere opposto Pippo Fallica, coordinatore nazionale di Grande Sud, secondo cui «l’uscita dell’Udc dalla maggioranza che sostiene il governo Lombardo segna il fallimento di un progetto, quello del governo tecnico per le riforme, tanto ambizioso, quanto inconcludente. Il tempo come sempre è galantuomo e continua a darci ragione». «Non possiamo che accogliere con soddisfazione – sottolinea Fallica – la decisione compiuta dal partito centrista, le cui conseguenze, in termini di tenuta del governo regionale, impongono riflessioni e scelte anche coraggiose  da parte di tutti gli attori protagonisti di questa stagione».