E i “bocconiani” preparano le pagelle dei parlamentari

«Siamo ospiti del presidente Fini, anche le fotocopie ce le ha offerte lui…». Sono venuti in pace, lasciano intendere i “bocconiani”, ma tra quelle fotocopie c’è del del veleno. Il “dean” della Bocconi, il professor Giovanni Valotti, s’è accomodato ieri nella saletta stampa di Montecitorio per presentare una ricerca sulla qualità della pubblica amministrazione, che tra le pieghe riserva una sorpresina alla classe politica. Proprio adesso che il Parlamento è di fatto commissariato dai tecnici, da Milano i colleghi “bocconiani” del premier sono calati su Roma per fornire i primi dati di un’indagine comparativa tra parlamentari italiani e quelli europei. E la fotografia che ne viene fuori non è proprio brillantissima. Ma c’è di più: l’annuncio è che nei prossimi mesi i parlamentari italiani saranno monitorati per competenze, ore lavorate e produttività, perfino per verificare “se espletano il loro mandato per spirito di servizio…”. Qualcosa di molto simile a delle “pagelle”. Forse è una coincidenza, ma negli stessi minuti in cui parla il pro rettore della Bocconi – che siede accanto al big dell’industria milanese Arturo Artom – al secondo piano di Montecitorio, nelle varie Commissioni, i parlamentari di maggioranza e opposizione si danno da fare per convincere Monti a correggere la manovra.

Ora si respira ottimismo
Arturo Artom, che presiede il Forum sulla meritocrazia, dipinge un quadro roseo per il futuro dei giovani italiani: «È un buon momento per chi si lancia nel mercato del lavoro, i giovani hanno tante idee da mettere in campo, il principio della meritocrazia si sta finalmente facendo strada nella pubblica amministrazione». Parole che fino a qualche giorno fa forse non avremmo sentito. E già questa è una sorpresa. Poi, a fine conferenza stampa, è lo stesso imprenditore a tornare sul tema dei politici: «Nei prossimi mesi guarderemo i curriculum dei parlamentari, monitorando i nomi per vedere chi ha i meriti per ricoprire una carica così importante e chi invece no. È importante che chi fa un lavoro, lo sappia fare».

Le “pagelle” della Bocconi
La ricerca dell’università “montiana” fornisce un quadro abbastanza scontato delle caratteristiche dei nostri parlamentari, in raffronto a quelle di paesi europei. L’età media è tra le più basse (50,8), la presenza femminile anche (20,1%), nella media anche la percentuale di laureati (74,1%). Il professor Valotti, però, fornisce qualche indicazione in più, rispetto alle fotocopie distribuite: a parte la scarsa rappresentatività dei giovani in Parlamento italiano (ma questo contraddice il dato sull’età media), il docente della Bocconi si sofferma su quel 30% di parlamentari che svolge professioni non intellettuali, ovvero “del fare”. «In pratica, quelli che di lavoro fanno gli affari: una percentuale che nell’ultima legislatura, rispetto alle dieci precedenti, s’è triplicata». Pare non sia una cosa buona. Anche sulla buona percentuale di laureati, Valotti fa una chiosa non generosa: «Però alla Camera sono di molto diminuiti, rispetto alle altre legislature». Ed ancora, altra nota apparentemente dolente, solo il 40% degli attuali parlamentari non proviene da una precedente carriera politica. «In passato la percentuale era del 50%, è chiaro che adesso il legame tra deputati e senatori e la politica come professione è più stretto. Tra l’altro il 35% dei parlamentari che è alla Camera, prima era al Senato», segnala ancora il professor Valotti. Che poi riannuncia il monitoraggio futuro dei politici, per indagare – dice – “sulla qualità della loro azione politica”.

I parlamentari economisti
Sul finire dell’incontro, il professore sembra evocare improvvisamente il fantasma del commissario Monti. «Perché è chiaro – spiega Valotti – che un parlamentare non deve essere per forza un economista, ma se si deve occupare della cosa pubblica, non può non sapere nulla…». La Bocconi su una questione, però, glissa: i costi della politica. «Ci interessano più quelli della classe dirigente nel suo complesso, anche non politica», spiega Valotti. Che poi, a precisa domanda sul giudizio che lui dà della qualità del Parlamento attuale che in queste ore si confronta con il suo collega e amico Monti, glissa ancora: «La nostra è una ricerca, diamo solo le cifre». Per i voti finali dovremo attendere qualche mese. E forse dipenderanno dalla durata del governo Monti.