Centrella: «Non saremo i notai del governo»

«Un incontro proficuo, soddisfacente». Sono le parole del segretario generale dell’Ugl, reduce dall’incontro con il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, avvenuto nella prima mattinata di ieri. Un fine settimana “di fuoco” attende Giovanni Centrella. Dopo l’incontro col ministro, via subito a Chianciano per aprire il Consiglio nazionale del sindacato che dirige. Poi domenica l’incontro “clou” con il premier Monti e il ministro del Welfare Elsa Fornero. Una giornata cruciale alla vigilia di un lunedì ancor più delicato, quando il pacchetto anticrisi del governo vedrà il varo nel Consiglio dei Ministri.

Centrella, lei aveva apprezzato la sensibilità del governo nel volersi consultare con le parti sociali: una chiamata alla condivisione delle responsabilità anche da parte dei rappresentanti della società civile in merito alle decisioni che stanno per essere prese. Cosa vi siete detti con il ministro Passera?

Il ministro ha voluto ascoltarci riguardo alla questione cruciale della crescita e dello sviluppo dell’Italia. Su questo terreno ho trovato una persona molto disponibile ad ascoltare ciò che l’Ugl aveva da proporre, intenzionato seriamente a costruire un percorso di crescita e sviluppo. Gli ho fatto presente, anzitutto che il Paese ha bisogno di infrastrutture vere, più che di grandi opere: ad esempio, cosa può servire il Ponte sullo Stretto, se attualmente la Calabria, la Sicilia e gran parte del sud hanno una rete autostradale ancora molto deficitaria?

Lei auspicava che il governo tornasse a parlare con il popolo: lo messo in evidenza in questa sede?

Gli ho fatto presente che tutti i cittadini hanno bisogno di avere più spiccioli in tasca in questo momento. Se gli italiani hanno meno soldi non sono in condizione di spendere, con la conseguenza grave che la contrazione dei consumi ipotecherebbe fortemente le possibilità di crescita. Ho chiesto , inoltre, di mettere mano d’urgenza a un provvedimento che agevoli la creazione di più posti di lavoro a tempo indetermiato e la riduzione della precarietà. Ancora, gli ho chiesto di intervenire su due “fiori all’occhiello” dell’Italia, “Irisbus” e “Ansaldo Breda”, due aziende leader nella produzione di materiale per i trasporti: la prima sta chiudendo, la seconda sta per essere ceduta da Finmeccanica: noi vogliamo fare di tutto perché che resti in Italia. Non possiamo permetterci il lusso di perdere un comparto d’eccellenza come quello ferroviario, settore di punta della nostra industria pesante.

Ha riscontrato disponibilità?

Ho insistito su un aspetto in particolare: l’Italia non deve pensarsi solo come Paese industriale, ma deve sfruttare meglio le sue peculiarità: turismo, agricoltura, artigianato possono e devono diventare fattori determinati per la crescita. Il ministro mi è sembrato sensibile a potenziare questi comparti.

Domenica come imposterà l’incontro con il premier?

A Monti farò presente che prima di ogni altro provvedimento bisognerebbe iniziare una trattativa vera con i sindacati, per evitare che questi vengano relegati a un ruolo di meri “notai” delle decisioni del governo. Siamo un sindacato responsabile, abbiamo dimostrato sempre di volere percorrere la strada della mediazione, del dialogo, ma se l’intenzione è quella di metterci davanti al fatto compiuto e di impedirci di trattare soprattutto in materia previdenziale, probabilmente qualcuno dovrà rivedere i propri calcoli.

Porrà dei “paletti” sulla riforma delle pensioni?

Sulle pensioni chiediamo che non sia posta in essere una riforma che serva solo a fare cassa, ma, se proprio riforma dev’esserci, che sia definitiva, strutturale ed equa, che miri a equiparare tutte le disparità che con gli interventi “patchwork” sono state create. Chiederò di fare in modo che nel futuro la previdenza non debba più essere oggetto di ulteriori interventi. Spero di trovare persone altrettanto attente come si è dimostrato essere Passera ieri. Confido nel ministro del Lavoro, Elisa Fornero: quello che voglio scongiurare è che i provvedimenti che verrano presi si risolvessero in una débacle per le fasce medio basse.

E sulla patrimoniale?

Sarò chiaro con Monti: vogliamo una patrimoniale vera su beni mobili e immobili, strutturale e non “una tantum”, non punitiva ma equa e progressiva. Non perché ce l’abbiamo con i ricchi, ma perché ognuno deve fare la propria parte.