Capodanno? Meglio a casa: le tasse in arrivo fanno paura

Il crollo dei consumi che ha segnato il Natale, che getta ombre sui prossimi saldi, ipoteca fortemente anche la notte di San Silvestro. Se il decreto “salva-Italia” ha spaventato gli italiani inducendoli a spendere meno in regali da mettere sotto l’albero, per l’ultimo dell’anno «certo non saranno disposti a fare follie», dice Primo Mastrantoni, presidente dell’Aduc. Così, per la notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio, si profilano «cenoni meno ricchi e locali con coperti destinati a restare vuoti». Sì, la conferma che crisi e tasse spengono il Capodanno viene dall’indagine di Confesercenti- Swg: l’86% degli italiani celebrerà il nuovo anno a casa, mai così tanti negli ultimi cinque anni. Il “taglio” comincerà dal veglione per cui si spenderà in totale 2,4 miliardi, ben 328 milioni in meno del 2010. Circa 6 italiani su 10 spenderanno meno di 75 euro ciascuno, trascinando la spesa media a quota 92 euro, il 12% in meno dello scorso anno, un record: dal 2003 ad oggi non era mai stata così bassa. Fanno da cornice altri dati che parlano di italiani “in trincea”. Si riduce sensibilmente chi mette in conto una vacanza tra il 31 dicembre ed il 6 gennaio del 2012: si passa dal 21% del 2010 al 17% di quest’anno.
A rinunciare ad andare a cena fuori sono in tanti, abdicando a consuetudini familiari decennali: «Spendere circa 100 euro a testa non è più possibile», conferma Cristina Calenda, insegnante in un liceo romano. «Io e mio marito eravamo soliti invitare i nostri genitori e nipoti a cena fuori, visto che abbiamo casa piccola. Ma, in vista delle nuove bollette maggiorate che arriveranno i primi mesi dell’anno, non ce lo possiamo proprio permettere. Sarebbe stato come mangiare con un macigno sullo stomaco». Alternative? «Certo, una cena sobria con le offerte dei supermercati che abbondano in questi giorni di spigole e orate a prezzi stracciati e poi in piazza a festeggiare con bicchiere e bottigia in mano…». Una scelta in voga in questi ultimi tempi ma che sta diventando ora una scelta quasi obbligata, quella di approfittare delle piazze delle città che offrono una location affascinante a costo zero. Piazza Duomo, piazza del Popolo, piazza della Signoria, che vuoi di meglio? Giorgia Vale, impiegata di banca, rivela che «quest’anno con un gruppo di amici abbiamo ridotto all’osso le spese per il cibo. Certo, con dispiacere, perché siamo tutti buongustai e lo stare a tavola è sempre stato un momento di cominione e di allegria. Ma l’allegria ce la cercheremo in mezzo alla gente». Cautela e pessimismo mai così in voga.
«Abbiamo trovato solo locali molto costosi e non è il momento», racconta Federico Ricci, tassista, uno che regge sulle sue spalle “la baracca”, come si suol dire. «Mi ritorna l’Ici sulla prima casa, in più, aiuto a pagare quella di mia figlia, che si è sposata da poco e ha un lavoro part-time. Inoltre l’aumento delle accise sulla benzina mi penalizza moltissimo nel lavoro. Altro che capitone…».
Il ristorante “Ai due compari”, per esempio, uno dei  più gettonati di Castelverde di Roma, dopo tanti anni rinuncerà a organizzare il tradizionale cenone: «Avevamo pochissime prenotazioni», ci rispondono. «Solo cinque persone. Abbiamo deciso proprio oggi di disdire tutto con i fornitori e abbiamo restituito gli acconti. Non potevamo aspettare fino all’ultimo». Sulla stessa scia molti altri ristoranti stanno già riponendo festoni e addobbi. Non è aria. La “stangata” Monti sta penalizzando fortemente ristoratori e proprietari di locali, conferma Nazzareno Sacchi, presidente della Fipe-Confesercenti di Roma. «Sì, l’andamento delle prenotazioni è basso e siamo già al 29…La manovra economica comporta due grosse mannaie per l’intero settore: l’aumento dell’Iva e la revisione degli estimi catastali. Con la prospettiva di pagare più tasse e l’impossibilità in questo momento di aumentare i prezzi, il margine dei guadagni si assottiglia di parecchio per tutti. E questo vale sia per i proprietari degli esercizi commerciali che per gli affittuari, costretti a rinegoziare l’affitto in termini più esosi».
Anche chi trascorreva un Capodanno alternativo “on the road”, prendendo la macchina e andando all’avventura quest’anno preferisce tenere la macchina nel box. «L’aumento della benzina non consente di vivere più a cuor leggero queste “zingarate” lontane dal caos cittadino», si rammarica Gina De Giovanni impiegata al ministro delle Infrastrutture, un’abitudinaria del turismo “mordi e fuggi”». Se il collasso dei consumi ha reso un pallido ricordo i viaggi di due settimane favoriti dalla chiusura delle scuole, anche i piccoli spostamenti diventano una chimera. Il direttore di Federalberghi Tommaso Tanzilli conferma un trend sconfortante: «Vede, le nuove misure economiche stanno provocando una serie di ripercussioni a catena. Colpendo un settore, se ne colpiscono inevitabilmente altri, è una questione di vasi comunicanti. Prendendo come indicatore Roma, dove le presenze segnano sempre un segno positivo, vediamo però che se nel corso dell’anno fino ad ottobre il trend era +8 per cento delle presenze, da novembre siamo scesi al +2 per cento. Una frenata brusca. Di questo calo di presenze soffrono soprattutto i gestori degli alberghi a conduzione familiare di medio livello, che già pagano un’Iva più alta dei loro omologhi francesi e spagnoli e che in vista del nuovo aumento giustamente lanciano l’allarme».