Barbato, la “spia” nominata da Travaglio nelle liste di Tonino

Nei giorni in cui si scervellava su chi mettere in lista per le elezioni del 2008, prima ancora di scegliere personaggi del calibro di Razzi e Scilipoti, Antonio Di Pietro aveva provato il colpaccio: Marco Travaglio. «Candidati con noi, ti metto in cima alla lista», lo implorò Tonino. L’interessato, però, declinò l’offerta, forse avvertendo puzza di bruciato. «Allora indicami tu qualcuno», lo incalzò l’ex pm. Da quella consultazione con il Savonarola del giornalismo italiano, vennero fuori due “nominati”: Pancho Pardi al nord e Franco Barbato al sud, entrambi esponenti di quei movimenti civici tanto cari a Travaglio.
Oggi Francesco Barbato, nativo di Camposano, paese dell’agro-nolano di cinquemila abitanti, fa politica per hobby, provenendo da un’agiata famiglia titolare di un’importante agenzia di assicurazioni, sfoggia auto di lusso e gessati da sagra paesana alternati a improbabili accoppiamenti di colori da fantino del Palio. E per hobby, ma forse potremmo dire per passione, recita il ruolo della scheggia impazzita in Parlamento. Litiga e talvolta viene anche picchiato, provoca, si esagita, da qualche giorno “spia” anche i colleghi con una telecamerina nascosta e delle interviste improbabili finite in pasto a un programma de “la Sette” in chiave anti-casta, con ovvia indignazione dei colleghi e conseguente deferimento ai questori della Camera. Francesco Barbato ha però una dote: riesce a stare sulla scatole praticamente a tutti i colleghi, con un profilo bipartisan che perfino Mario Monti potrebbe invidiargli. Ma Travaglio può essere orgoglioso del suo pupillo, si fa per dire, perché di Barbato si ricordano gesti politici significativi: dalle provocazioni contro il ministro Giorgia Meloni che nel luglio del 2010 gli costarono una rissa col Pdl, con tanto di pugno ricevuto ed occhio nero esibito alle telecamere, all’ingresso trionfale alla Camera con un sacchetto dell’immondizia per protestare contro l’emergenza rifiuti a Napoli, fino agli imbavagliamenti, alle magliette con scritte esibite a mo’ di calciatore dopo un gol, al recente taglio di capelli (trecce impomatate, più che altro) in onore della fine del governo Berlusconi. Senza dimenticare però anche il fuoco amico, le risse verbali con Di Pietro, quando osò sfidarlo al congresso, e con il sindaco di Napoli De Magistris, suo concittadino e collega di partito, qualità che non gli valsero la compiacenza di Barbato.
Ma per colui che possiamo considerare il Pippo Baudo delle polizze (visto che si autodefinisce “talent scout di assicuratori”) si narrano anche leggende poco metropolitane. Come quella volta che a quanto pare fece fermare il treno Roma-Napoli nelle campagne di Gricignano, località a trenta chilometri da Camposano, per un attacco di panico improvviso, negando poi di averlo fatto perché la moglie aveva già buttato la pasta, a casa sua. Ma di lui si racconta anche che durante la partecipazione a un corteo di piazza nei pressi di Palazzo Chigi impugnò un estintore spruzzando schiuma all’impazzata, fino all’intervento dei poliziotti, trasecolati di fronte al tesserino da parlamentare esibito da Barbato. Il quale, peraltro, e questo farà meno piacere a Travaglio, è suo malgrado chiamato in causa in un’inchiesta dal grande accusatore di Marco Milanese, Paolo Viscione, che in un’intercettazione sostiene di aver ricevuto da lui la richiesta di una consulenza per la moglie. Lui nega, anche qui, e sarebbe un peccato se la cosa avesse un seguito, visto che dal punto di vista giudiziario Barbato ha un curriculum immacolato, anzi, da sindaco di Camposano è stato anche a lungo scortato per il suo impegno anti-camorra.
Ieri a Montecitorio contro il deputato dell’Idv s’è scagliata Alessandra Mussolini, che se l’è presa anche con il presidente Fini perchè «nessun provvedimento viene preso dalla presidenza nei confronti di Barbato che ha fatto di nascosto riprese televisive in aula». Ma anche il deputato del Pd, Roberto Giachetti, senza giri di parole ha accusato il dipietrista di «squadrismo». «Se fai delle denunce le devi motivare. E pulitevi la bocca prima di parlare degli altri partiti. Non sei a casa tua e devi assumerti la responsabilità di quello che dici». Barbato, però, ha fatto spallucce:«Se devono essere i questori della Camera a giudicarmi, io quei giudici li ricuso in quanto hanno un interesse nel giudizio nei miei confronti». Manco fosse un Berlusconi qualunque.