Anche a viale Mazzini prove di ribaltone (a cominciare dai Tg)

Si prepara un governo “tecnico” anche per mamma Rai? La “deberlusconizzazione” del servizio pubblico sta andando in onda con i connotati di un assalto vero e proprio, dove a fare la parte del leone sembrano a tutti gli effetti essere i centristi. Più indizi fanno una prova. Martedì, prima di andare da Vespa ad illustrare la manovra, il premier Monti ne ha “approfittato” per incontrare in un colloquio privato  durato quarantacinque minuti il presidente della Rai Paolo Garimberti e il direttore generale Lorenza Lei. I tre hanno con tutta probabilità conferito sulla disastrata salute finanziaria dell’azienda. Ma è difficile che non abbiano parlato della “madre di tutte le questioni”, la direzione del Tg1e di Minzolini, del cui rinvio a giudizio si occuperà un cda straordinario lunedì prossimo. Per questo i membri Pdl di Camera e Senato della Commissione di Vigilanza Rai hanno stigmatizzato l’irritualità di un incontro a porte chiuse come quello avvenuto martedì a Via Teulada, tra l’altro alla vigilia di un cda.
I parlamentari del Pdl hanno chiesto di rendere pubblici i contenuti di quel colloquio. Anche perché inquietano non poco le le voci di corridoio che circolano sui nomi che potrebbero sostituire Minzolini. Il più papabile, secondo i rumors, sarebbe quello di Mario Orfeo che fu nominato in quota Udc alla direzione del Tg2 per poi dimettersi 18 mesi dopo e prendere la guida del Messaggero. Ora potrebbe ritornare in Rai e infoltire le fila dei centristi accanto al direttore del Tg2 Marcello Masi, caro all’Udc. Così, con la terza rete regalata ormai di diritto al Pd, si creerebbe uno squilibrio verso il centro e la sinistra come ai tempi in cui furoreggiava il Caf. All’epoca “d’oro” della lottizzazione della Rai vigeva il “codice” della spartizione a tre piazze, una rete per uno, Dc, Psi, Pci. Ora tutti, o quasi, al centro. Tu chiamali se vuoi, riposizionamenti sull’altare del nuovo Palazzo “tecnico”. Soprattutto se ricordiamo quanto avvenuto qualche giorno fa con Roberto Rao, uomo Udc in commissione Vigilanza, che ha “crocifisso” Rai1, quindi Mauro Mazza in primis, reo di non avere interrotto la programmazione domenicale della Rete per mandare la diretta della conferenza stampa del premier Monti. Discorsi pretestuosi perché la diretta è andata su Rainews 24, che sempre servizio pubblico è.
Ma ad agitare ulteriormente le acque della Rai giungono i marosi dal web. In tempi di vacche magre che Roberto Benigni avrebbe intascato 400mila euro, poco più poco meno, per l’ultima ospitata a ilpiugrandespettacolodopoilweekendsu Rai Uno, ha scatenato un putiferio. La notizia, data in un primo tempo daLibero on line,  è corsa sempre più insistente sui siti internet e sui social network, tanto che a riprenderla è stata Dagospia. Un cachet da capogiro per il Premio Nobel a corto di ispirazione, che ha fatto imbufalire anche i fan più accaniti: «Caro Roberto, perché non distribuisci i soldi agli operai che ami tanto?», «avete regalato questo compenso al comico toscano per insultare Berlusconi, riclare una vecchia canzone sulla cacca, inneggiare alla sobrietà di Mario Monti e dichiararsi emozionato per le sincere lacrime della professoressa Fornero quando doveva pronunciare il fatidico sacrifici». La voce non è stata né smentita né confermata e sulla rete il gruppo “Comunisti: dove? dove?” ha fatto partire una vera e propria campagna anti Benigni. Chissà se ora gli indignados anticasta che si scandalizzavano del basso costo della spigola dei deputati scenderanno in piazza contro anche contro di lui.
All’anima delle misure di risanamento… Tanto che ora ha buon gioco la longa manus dei progressisti laici di sinistra. I sei sindacati del personale non giornalistico della Rai (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl-Telecomunicazioni, Snater e Libersind) sono sul piede di guerra e hanno proclamato uno sciopero generale per il 22 dicembre prossimo contro i tagli approvati dal cda la settimana scorsa. Come dire, attacco alla Rai avanti tutta!