Tutti in piedi per l’addio al Cav.

A poche ore dal possibile varo di un governo di larghe intese o di emergenza, comunque lo si voglia chiamare, il Pd e il Pdl in aula non si sono certo scambiati convenevoli. Urla, insulti e bagarre finale. Un segnale non proprio positivo, in vista delle consultazioni e della possibile nomina di un premier condiviso. Ieri, alla Camera, il giorno dell’addio di Berlusconi al governo è anche coinciso anche con il caloroso tributo riservato dal centrodestra al premier. Al suo ingresso è stato accolto dall’applauso dei deputati del Pdl che tutti in piedi gli hanno gridato in coro «Silvio, Silvio», al suo ingresso in aula e alla fine dell’intervento del capogruppo Pdl alla Camera, che ha ringraziato il Cavaliere. «Si è dimesso pur non avendone l’obbligo», ha sottolineato Cicchitto. A quel punto tutti i deputati della maggioranza si sono alzati in piedi scandendo il nome del presidente del Consiglio e applaudendo. Il premier, visibilmente emozionato, si è alzato dal banco del governo ricevendo l’omaggio dei parlamentari che lo hanno sostenuto, con un leggero inchino.

Il tributo di Cicchitto
«A Berlusconi, che si è dimesso pur non essendo obbligato a farlo, esprimiamo un ringraziamento per quello che ha fatto in questi anni», ha detto Cicchitto, tra gli applausi della maggioranza e le urla dell’opposizione. Il presidente del Consiglio «ha dimostrato coscienza nazionale e si è fatto carico al di là della faziosità del nodo nazionale di andare oltre per affrontare questi problemi – ha aggiunto il capogruppo del Pdl alla Camera –. Solidarietà a Berlusconi per gli attacchi incivili cui è stato fatto oggetto. Ci auguriamo che questa stagione possa avere un seguito sul terreno del civile confronto e non con lo scontro frontale che avete ricercato in questa occasione». Accenti completamente diversi, come ovvio, dall’opposizione: «Se Berlusconi tra qualche ora salirà al Quirinale – ha detto in aula il capogruppo Dario Franceschini  – a rassegnare le dimissioni è perchè il governo è caduto dove doveva cadere: in Parlamento».
 
L’ultimo atto nella sobrietà
Il Cavaliere s’è seduto, come al solito, tra Frattini, Tremonti e Bossi. Sguardo fisso, pochi sorrisi, pronto a tendere la mano ai tanti che gli sono andati incontro per ringraziarlo e salutarlo. A un certo punto ha ricevuto un biglietto, lo ha letto e lo ha immediatamente stracciato, per evitare che, come accaduto l’ultima volta, qualcuno glielo fotografasse da dietro o lo recuperasse per darlo in pasto ai giornali. Sobrietà anche tra le donne del Pdl. Mara Carfagna, in nero, Laura Ravetto con giacca Chanel panna su pantaloni neri e “tronchetto” color fango. Per il resto, “black on black” per Maria Rosaria Rossi, Giuseppina Castiello, o qualche concessione alla camicia bianca per Michela Biancofiore, Annagrazia Calabria. Ma niente minigonne a tacchi, per l’ultimo giorno del Cavaliere.

Un clima da ring politico

«Vergogna, traditore, Giuda» sono state le urla con cui i deputati del Pdl che lasciano l’emiciclo di Montecitorio hanno interrotto più volte l’ex collega di gruppo Antonione che ha preso per replicare alle «offese» che gli avrebbe rivolto Berlusconi. Il presidente Fini ha dovuto richiamare più volte i deputati a lasciar parlare il collega ma gli urli si sono ripetono più volte. Finchè l’aula non si è svuotata dei parlamentari della maggioranza, al seguito del premier. Deprecabile anche lo show di Domenico Scilipoti, che in aula s’è scatenato contro Monti. Quando il presidente Fini lo ha fermato Scilipoti, a microfono spento, ha proseguito, urlando: «Si vergogni!», fino a quando, alzando un cartello scritto con l’evidenziatore, ha esposto una scritta offensiva. Nel mezzo, anche le urla della Lega: «Voto, voto!» mentre altri, come il Fli, si preparavano a festeggiare con lo spumante, con le stesse persone – tra cui Nino Strano, oggi senatore del Fli – che tre anni fa avevano festeggiato l’addio a Prodi con le fette di mortadella.

Il voto finale sulla manovra
L’aula della Camera ha definitivamente approvato la Legge di stabilità, ma con un atteggiamento diverso, da parte delle opposizioni, rispetto a quello avuto al Senato. I voti a favore sono stati 380, i contrari 26, gli astenuti 2. I deputati del Pd non hanno votato, l’Idv ha votato contro, l’Udc e Fli a favore, mentre a Palazzo Madama, venerdì, il Terzo Polo era uscito dall’aula per non votare.