Tornano i “big” nelle Commissioni

Avolte tornano. In Commissione. E lì i big del centrodestra, ex ministri e sottosegretari, si preparano a riversarsi a cascata per valutare, sezionare, controemandare (e votare) i provvedimenti del (probabile) esecutivo Monti che si prepara a soppiantarli. Tremonti contro Monti? Brunetta contro Amato? La sfida potrebbe consumarsi nelle pieghe delle sedute in Commissione, tra commi e sottocommi. Di sicuro, la questione dei nuovi commissari da mettere in campo sarà a breve sul tavolo del centrodestra, chiamato a trovare la quadra tra numeri e assegnazioni degli ex membri del governo, non senza alcuni nodi da sciogliere, soprattutto alla Camera. In primis, la presidenza leghista di quattro Commissioni, di cui tre determinanti nel varo del pacchetto di misure economiche che Monti proverà a portare fino in fondo: Bilancio, Attività produttive, Ambiente ed Esteri. Ora che il Carroccio è all’opposizione, come si regoleranno i loro presidenti? E quando ci sarà da votare con una maggioranza virtualmente ampia, si corre il rischio che il Pdl, a causa del distacco leghista, si ritrovi improvvisamente minoranza? Ecco perché sarà necessario puntellare le Commissioni chiave per far sentire al governo tecnico tutto il peso politico del Pdl e schierare i pezzi grossi dell’economia nei posti strategici.

I numeri e le assegnazioni
Tutti i ministri e i sottosegretari già parlamentari, durante il proprio mandato sono stati sostituiti nelle Commissioni (con alcune eccezioni, come quella del ministro Romano) da altri colleghi. Con il ritorno degli esponenti di governo e un’annunciata maggioranza di larghe intese, i numeri non cambieranno, ma si aprirà il problema dell’assegnazione dei commissari entranti, mentre il valzer delle presidenze si riaprirà, eventualmente, solo a settembre del 2012. Ma il gioco di scacchi, anche in Commissioni bicamerali come la Vigilanza e il Copasir, potrebbe modificare notevolmente gli equilibri all’interno delle stesse.

Brunetta e Tremonti, una poltrona per due?
I due ministri uscenti, Tremonti e Brunetta, grandi rivali già al governo, sulla base delle attuali composizioni dovrebbero ritrovarsi, paradossalmente, in una Commissione che poco o nulla ha a che fare con il loro profilo da economisti, la VII, quella che si occupa di Cultura. Facile immaginare che da qui a qualche giorno, i due big litiganti chiederanno di essere spostati, con tutta probabilità alla Commissione Bilancio o in quella Finanze, dove si decidono le sorti delle misure economiche. Entrambi potrebbero ritrovarsi affianco, in un contesto da “grosse coalition”: nel caso della Bilancio, però, con un presidente del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, esponente di un partito che in Parlamento darà battaglia su qualsiasi misura ritenga punitiva per i cittadini. Due galli a cantare, a meno che uno dei due non ceda il passo…

Il ritorno dei big
L’attuale sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, assegnato a inizio legislatura alla Commissione Bilancio e sostituito da Francesco Biava, con tutta probabilità chiederà di cambiare, anche se ammette di “non averci ancora pensato”. «In ogni caso – spiega Mantovano – non credo che la presidenza leghista possa ostacolare il lavoro del governo, anche se è chiaro che i provvedimenti andranno portati al voto dopo aver trovato un consenso bipartisan preventivo, altrimenti…». Un altro caso significativo è quello dell’ex ministro Stefania Prestigiacomo, che dal dicastero dell’Ambiente passerà direttamente alla relativa Commissione della Camera, trovandosi come presidente il leghista Alessandri. Facile immaginare che in qualche modo l’ex ministro farà sentire il proprio peso politico su un organismo che a questo punto diventa appannaggio di una forza di opposizione. E Berlusconi? Dovrebbe comparire in Commissione Affari Costituzionali, a discutere di riforme condivise, e qui potrebbe trovare La Russa, mentre Bossi si ritroverà agli Esteri, con il suo presidente, Stefani.

Moffa: «Maggioranza ampia, ma anche scivolosa»
Per Silvano Moffa, presidente della Commissione Lavoro, l’esistenza di una maggioranza ampia solo in apparenza rende più semplice il lavoro. «Le Commissioni ora svolgeranno un ruolo ancora più importante perché andranno a colmare un vuoto di rappresentanza politica al governo. Quindi sui decreti potrebbero scattare veti e voti trasversali. Ce lo ha detto anche Napolitano, durante le consultazioni: in Parlamento, e in particolare nelle Commissioni, i due schieramenti dovranno trovare un punto di equilibrio. E non sarà facile».