Tasse su case e patrimoni: dov’è la “rivoluzione”?

Il popolo viola e i militanti della sinistra, a meno di ventiquattr’ore dall’orgia festosa in piazza, si sono resi già conto che Mario Monti non è Che Guevara. Equità, rigore e sviluppo? Macché, per ora si parla solo di lacrime e sangue. E se c’è qualcuno che sta cercando di evitare la macelleria economica, con le mani messe nelle tasche dei cittadini, quel qualcuno risponde al nome di Silvio Berlusconi. Perché è proprio lui, il diavolo per antonomasia, a dire che la patrimoniale va fatta pagare solo a chi è veramente ricco. Dal cilindro di Mario Monti, invece, sembra uscire la solita minestra riscaldata. Chi si aspettava la rivoluzione è già deluso. Non basta un bocconiano a Palazzo Chigi per risolvere come per incanto i problemi economici dell’Italia. E i mercati sembrano averlo capito con il tempo che è sembrato volgere nuovamente al brutto: la Borsa che ha virato in terreno negativo, chiudendo a meno 1,99 per cento, e lo spread tra Bund e Btp decennale salito a oltre 500 punti base dopo aver toccato in mattinata i 437,7. E per fortuna che a quel punto i tre miliardi di Btp a cinque anni erano stati tutti collocati, con una richiesta che ha superato l’offerta, sia pure a un rendimento del 6,29%, il più alto dal 1997.

Tornano le tasse
Il menù più immediato prevede una manovra di circa 25 miliardi, costituita dalla reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, dalla patrimoniale e dalla riforma della previdenza. Quest’ultima dovrebbe contenere l’accelerazione del raggiungimento dei 67 anni per il trattamento di vecchiaia (non più nel 2026, ma nel 2020), l’abolizione delle pensioni di anzianità e una stangata sulla testa di quanti nel 1992 al momento della riforma Amato avevano più di quindici anni di contributi. Non andrebbero più in quiescenza con il trattamento retributivo, ma con il misto (in parte retributivo e in parte contributivo). Ce n’è più che a sufficienza per fare alzare le barricate alla Cgil e per portare centinaia di migliaia di persone in piazza. Quanti in questi giorni hanno stappato lo champagne per brindare all’uscita di scena di Berlusconi rischiano, cifre alla mano, di doversi ricredere. Monti, alla presentazione del suo biglietto da visita, si prepara a fare tutto quello che Berlusconi non ha voluto tradurre in fatti concreti, per non mettere le mani nelle tasche degli italiani e per non penalizzare chi va in pensione. Con la patrimoniale si deprimono i consumi, si taglia la crescita e si tartassano ancora di più quelli che già pagano le tasse.

Svelato l’inganno
E per fortuna che, in materia di patrimoniale, lo stesso Cavaliere ha fatto mettere nero su bianco che la tassa non potrà riguardare patrimoni inferiori al milione di euro. Sfatando, così, la favoletta che era contrario a questa imposta per proteggere se stesso e i propri figli. Ma la retromarcia dei mercati non è dovuta solo a questo. E nemmeno al fatto che le difficoltà politiche nella formazione del governo stanno incrinando fortemente l’ottimismo con cui, a caldo, era stato salutato il nome di Mario Monti. I mercati hanno anche scoperto che, nel nome di Berlusconi, sono state dette delle cose non vere. La grande stampa di casa nostra e parte di quella internazionale sono andate, via via, accreditando la tesi che il problema era Berlusconi. Per l’economia italiana, per quella europa e per il mondo intero. Il nostro Paese che da contagiato diventava oggetto del contagio. Mentre tutti sanno che la crisi è nata negli Stati Uniti con i mutui subprime e con la Lehman Brother, il default più grande della storia. Viste le premesse in America hanno mandato in carcere i manager delle banche. Da noi, invece, si presenta il conto ai poveracci. L’importante è che la colpa di tutto venga addossata a Berlusconi. Anche quando ha già passato la mano.

Tentativi maldestri
La strategia adottata dai grandi organi di stampa e dai partiti della passata opposizione è in questo senso evidente. Ieri mattina radio e televisioni, commentando i possibili provvedimenti economici allo studio del costituendo governo Monti, facevano una postilla e sottolineavano che con il ripristino dell’Ici si sarebbero incassati 3,5 miliardi. Cifra, precisavano, resa nota da Giulio Tremonti e dal suo ministero. Come a dire che già il governo Berlusconi aveva messo l’imposta tra le cose da fare. È di tutta evidenza che non è stato così. Il Cavaliere quella odiosa tassa l’ha abolita e non aveva nessuna voglia di rimettercela. E che dire del tentativo di addossare ogni possibile colpa al Cavaliere? Se lo spread sale è colpa sua. E sempre a lui sono dovuti i cali di Piazza Affari, se piove o fa freddo. Sempre è comunque è colpevole per non essersi cosparso il capo di cenere, non aver annunciato che si ritirerà a vita privata o non essersi fustigato a sufficienza. Invece tutto quanto succede di positivo in questo Paese avviene perché l’ex premier a fatto un passo indietro o perché la sinistra, i giudici, la stampa e le televisioni lo hanno costretto a ritornare sui suoi passi in materia di giustizia o altro. Sul fatto che, invece, in questi anni si è fatto fronte al debito, accumulato negli anni ’80 e ’90, dilatato oltre i 1.900 miliardi di euro, nulla o quasi.

I risultati raggiunti
Ma sono sotto gli occhi di tutti i risultati di questi anni in tema di salvaguardia dei conti pubblici. Come sono sotto gli occhi di tutti i risultati ottenuti con le due manovre della scorsa estate e con i provvedimenti adottati con il maxiemendamento alla legge di stabilità. Tanto che l’Italia, alla Ue che negli scorsi giorni gli poneva 39 domande sul cosa si intende fare per uscire dalla crisi, ha potuto dettagliare un percorso concreto, fatto di riforme costituzionali, tagli alla spesa, lotta all’evasione, pensioni, riforma fiscale e del welfare. Trenta pagine a cura del ministero dell’Economia in cui si spiega che sono già stati realizzati riduzioni di spesa per 10,7 miliardi nel 2012, 5 nel 2013 e 5 nel 2014. Oltre a 15 miliardi di dismissioni in tre anni. Non basteranno per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, perché la crescita ha rallentato ulteriormente. Ma da questo a dire che il governo Berlusconi non ha lavorato bene ce ne corre.