Sul web parte la ricerca: dove sono gli indignados?

«I cosiddetti indignados, quelli contro le banche e il grande capitale, dove sono?». La frase è rubata dalla bacheca di Facebook di uno storico esponente della destra veneta, Raffale Zanon. Rende bene il pensiero espresso sulle bacheche di militanti ed elettori che si richiamano espressamente al centrodestra.  
Uno degli articoli più postati tra gli elettori della maggioranza si intitola «Mi chiamo Monti, Mario Monti. Mi manda Goldman Sachs». Una biografia “non autorizzata” che esce dal clima agiografico pubblicato sui principali quotidiani italiani e che fornisce un ritratto in chiaroscuro del nuovo senatore a vita.
Il social network rappresenta anche lo strumento ideale per avere il termometro della situazione nel centrodestra. Così il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi sul suo profilo lancia il suo personale sondaggio tra gli amici di Fb: «Nuova settimana decisiva – ha scritto ieri nel suo post quotidiano – pur sapendo che era giusto andare alla elezioni (come anche molti di voi mi avevano suggerito), abbiamo scelto l’amore per Italia. Non potevamo correre il rischio di vedere la speculazione finanziaria distruggere i risparmi delle nostre famiglie e delle imprese. Domani Pdl incontra Monti per discutere programmi e contenuti, questioni imprescindibile per confermare nostro appoggio. Cosa ne pensi?». Sulla bacheca dell’esponente del Popolo della libertà fioccano le risposte. Scrive Vincenzo Scarpello: «Scusate, affidate la risoluzione dei problemi legati alla cattiva finanza a chi della cattiva finanza è l’incarnazione?». Durissimo Eraldo Ciangherotti: «Penso che il governo tecnico di Monti sia il più grande furto contro la libertà e la democrazia degli Italiani, che nella maggioranza hanno voltato nel 2008 per Silvio Berlusconi Presidente. Essere diventati ostaggi e carne da macelleria sociale dei poteri forti” di finanze e banche è un rischio al quale Voi nostri Parlamentari non dovreste sottoporci!». La considerazione di Massimiliano Perri è improntata a una logica cartesiana: «Caro Maurizio, se il prof. Monti era così bravo, bastava candidarlo alle elezioni e tutti noi lo avremmo votato. Mi chiedo ora se, oltre che della speculazione, io non debba aver paura della patrimoniale e del ritorno dell’Ici…come se fino ad ora la mia famiglia numerosa non avesse già pagato…Se la scelta più giusta era il voto, il voto doveva essere. Spiace solo aver buttato via l’occasione di farla davvero la rivoluzione». Ancora più drastico Marco Ghisolfo: «Sono e rimango convintamente del Pdl, ma penso che sia sta commissariata la Democrazia». C’è poi chi invita a guardare avanti: Paolo Covassi «Quindi ora sotto con i congressi! Il tempo stringe, ma noi non siamo il partito del fare? Be’, dimostriamolo». Sulle bachehe dei parlamentari del Pdl piovono gli appelli degli elettori di centrodestra. Loro sì indignati davvero. Una posizione che Matteo Sabba rappresenta idealmente appellandosi a tre deputati ex An: «Paola Frassinetti Marcello de Angelis Barbara Saltamartini mi riappello a voi perché non diate mai e poi mai il vostro voto al governo Monti. Sarebbe il tradimento più grave della storia della destra italiana dal dopoguerra! Sarebbe come prendere e buttare via tutte le parole dette, scritte e pensate in tutti gli anni di militanza!».
Dal social network al sito ufficiale del Pdl, c’è Spazio Azzurro a certificare il disappunto e la voglia di far sentire la propria dei tredici miliioni di elettori che hanno votato il Popolo della libertà: GianoB: «Caro Presidente, lei ci ha provato con tutte le forze (non senza qualche errore). Ma in questo Paese non basta vincere le elezioni. Pensiamo al futuro!». Mentre Adriano chiede: «Voglio fare una domanda: Monti chi lo ha votato? Nessuno, ora forse saremo governati da una persona non votata dal popolo italiano, questa è democrazia?». Roberto registra un dato: «Ore 12.30 la Borsa non dà il benvenuto a Monti ed i Bot al rendimento più alto degli ultimi anni nemmeno.il comunista del Colle ne terrà conto?». Non è da meno l’intervento del navigatore che si firma Il Sole: «L’Ici, che è una patrimoniale, la sa rimettere chiunque non c’è bisogno d’un Professore della Bocconi. L’età pensionabile a 67 si può fare subito su base volontaria»: Moreno manifesta tutta la sua frustrazione: «Perché presidente noi dobbiamo essere sempre responsabili? Perché noi sempre garantisti con tutti? Siamo stanchi di essere offesi e sbeffeggiati! Al voto subito!». Mentre Bruno da Prato è convinto: «Ne vogliamo parlare fra qualche giorno del governo Monti, quando ci chiederà lacrime e sangue a tutti voglio vedere quelli che in piazza gioivano della caduta di Silvio Berlusconi».
Intanto anche i giovani del Pdl affilano le armi sul web, guardando già alla prossima campagna elettorale. «Entro dieci giorni – spiega Andrea Di Sorte, coordinatore nazionale dei Club della Libertà, movimento che conta molti giovani del Pdl – lanceremo un canale live streaming. Con un programma di un’ora al giorno, daremo voce ai navigatori politici, che potranno interloquire con noi e proporre idee o esprimere considerazioni in diretta attraverso facebook, twitter e blog, per rilanciare il partito». Inoltre sarà lo stesso popolo della rete «a scegliere il nome dell’appuntamento politico. L’obiettivo è coinvolgere 4.000 persone ogni giorno: avremo collegamenti telefonici con esponenti politici o li ospiteremo in studio, nella nostra sede di via del Leoncino». «Per i club della libertà – rimarca Di Sorte– la campagna elettorale è già iniziata. Abbiamo 6.000 iscritti per 670 club su tutto il territorio nazionale, e siamo prontissimi a qualsiasi tipo di iniziativa per sostenere il Pdl e continuare l’azione del presidente».  «Vedere sabato sera quelle immagini di contestazioni al presidente Berlusconi ci ha fatto male – spiega Di Sorte – le prime ore sono state molto tristi, soprattutto per quelli di noi che hanno seguito la diretta in tv. Da ieri, però, è scattata la molla: non possiamo lasciare il Paese in mano al Popolo Viola e a quelli che in piazza hanno urlato o lanciato monetine contro Berlusconi. La gentaglia che si è guadagnata le prime pagine dei giornali non può avere posti in ruoli chiave della politica italiana. Anzi, proprio quelle scene ci danno la forza di reagire e rispondere, proseguendo la nostra azione politica in maniera ancora più decisa».