«Siamo leali e sosterremo Monti, ma niente sconti su tempi e obiettivi»

Sarà perché s’è appena lasciato alle spalle la gigantesca tela della Battaglia di Ponte Milvio (che nel 306 d.C. condusse alla vittoria di Costantino su Massenzio) ma quando Ignazio La Russa esce dal ministero, dopo aver fatto con i giornalisti il bilancio di tre anni e mezzo di attività, sembra tutt’altro che malinconico e dimesso. E in un attimo passa dalla Difesa all’attacco. «Mi auguro che il governo Monti faccia bene, noi lo sosterremo lealmente. Ma sia chiaro: non deve restare un minuto in più del necessario». È l’epilogo della sua ultima giornata da ministro, tra molti ricordi e zero rimpianti: «Un’esperienza entusiasmante – dice – del resto io questo ruolo ce l’avevo nel Dna, politico, culturale e perfino militare, visto che sono stato sottotenente e ho bruciato sul tempo chi verrà dopo di me, un ammiraglio, l’ottimo Di Paola…», spiega, elencando i risultati ottenuti, in cima ai quali mette quello di “aver fatto ritrovare un rapporto di solidarietà e amore dei cittadini nei confronti dei militari”. La Russa, reduce da un vertice del Pdl, nel giorno in cui i nuovi ministri del governo Monti giurano al Quirinale, sa che l’attesa è tutta per il suo giudizio sui “tecnici”. Lo sa, al punto che si rivolge da solo la prima domanda: «Il nuovo governo è composto da persone di altissimo livello tecnico e professionale…», si autorisponde, prima di congedarsi dal ministero, con tanto di foto ricordo nella sala del buffet.

Ministro, chi gradisce di più in questo governo?

Tutti autorevoli, ma voglio spendere una parola per il prefetto Cancellieri, molto vicina al nostro ambiente, per il ministro degli Esteri Terzi, una figura grandissima autorevolezza nel settore della diplomazia internazionale, e per il professor Ornaghi, oltre che, ovviamente, per il mio successore, l’ammiraglio Di Paola.

E Passera?

Sta a un ministero chiave, come per gli altri che ho citato è di interesse particolare, per me che vengo dalla Difesa: è culturalmente molto lontano da noi, ma negli anni scorsi l’ho conosciuto e ho avuto modo di apprezzarlo come persona.

Al di là degli elogi alla qualità dei ministri scelti, che atteggiamento avrà il Pdl nei confronti del governo Monti?

Saremo leali, una volta che abbiamo detto che lo appoggiamo. Nonostante io, e tanti altri, fossimo convinti che non fosse indispensabile dar vita a un governo tecnico e che l’opzione “elezioni subito” sarebbe stata la migliore. E comunque non c’è la controprova che un governo politico non avrebbe potuto fare di più e meglio di un governo tecnico.

Cos’è cambiato negli ultimi giorni, dall’iniziale diffidenza?

È accaduto che abbiamo trovata l’intesa sull’opportunità di dare comunque via libera al governo Monti, ma con delle precise condizioni: che non sia composto anche da politici, che abbia un programma finalizzato al contrasto della crisi economica e che si dimetta quando abbia ottemperato a questo specifico compito. Io sono leale, anche se non ho cambiato idea. Ma visto che questo governo tecnico doveva nascere, posso dire di essere contento che sia composto da persone che almeno a livello di curriculum e competenza hanno un alto profilo. Speriamo che si metta a lavorare nella giusta direzione e speriamo anche che al suo interno trovi qualche mediano…

Che intende per mediano?

Voglio dire che al di là della capacità individuale, serve anche gente che faccia, come si dice, il lavoro di fatica. Il rischio principale è proprio è che questo governo possa essere condizionato dal fatto di essere composto da personalità così elitarie, tutti professori, gente di alto profilo…

In che modo il Pdl potrà condizionarne e controllarne le scelte?

È importante dire che da parte nostra non ci saranno sconti a questo governo: proprio la lealtà del nostro sostegno ci renderà più credibili quando riterremo che sarà esaurito il compito di contrastare la fase più acuta della crisi. Poi, alle normali difficoltà che incontra il Paese, potrà fare fronte un normale governo eletto dai cittadini. In quel momento noi lo diremo e pretenderemo che si vada alle elezioni.

In altri termini, staccherete la spina.

Sì. Può darsi che per il 2012 non ce la facciamo, ma la mia speranza è che non occorra un anno e mezzo per mettere l’Italia in condizione di poter chiudere la parentesi dei tecnici.  

Una data per le elezioni?

Non la faccio, dico solo: non un minuto in più del necessario.

Come esce il Pdl da questa crisi?

Rafforzato. Sta diventando un partito vero.

Si è molto scritto sull’isolamento degli ex An.

Spero di non venire meno a un obbligo di riservatezza, ma io ho sempre sentito esponenti non provenienti da An, nelle riunioni importati del partito, elogiare il fatto che da parte degli uomini degli ex An non ci sia mai stata alcuna defezione: sono altri che hanno determinato il venir meno della maggioranza. Anche l’indicazione politica delle urne, formulata da alcuni ex An come me, è stata condivisa da tanti esponenti di spicco del Pdl non provenienti dalla nostra area, come Sacconi e la Gelmini, tanto per citarne un paio. E io, nell’ufficio di presidenza del Pdl, ho sempre detto che non parlavo da ex An ma come uno dei tre coordinatori del Pdl e che tutte le cose che dicevo e di cui mi assumevo la responsabilità dovevano essere giudicate come espressione di uno dei tre coordinatori di un partito unito.

Si parla molto di un possibile riavvicinamento con i finiani. Che ne pensa?

Che è troppo presto per parlarne, ma purtroppo qualunque cosa succederà in futuro non potrà far venire meno ciò che è accaduto.