Se quattro gatti paralizzano una città intera

Possono duecento studenti bloccare la capitale di una nazione occidentale in un giorno lavorativo? Quanto è successo ieri nel piazzale della stazione Tiburtina, a Roma, testimonia che sì, è possibile. La prima sfida all’ordinanza anticortei varata dal sindaco Alemanno, infatti, ha visto ieri scendere in piazza uno sparuto gruppetto di studenti (con vari rinforzi “adulti”, in verità) che hanno causato vari disagi alla città. Tanto rumore per nulla, insomma.

Una giornata difficile
Tutto è nato dalla mobilitazione studentesca “contro i tagli” e contro la crisi. L’appuntamento per cercare di dare vita a un corteo non autorizzato era alla stazione Tiburtina, già presidiata da forze dell’ordine a partire dalla mattina. Tenute d’occhio anche le scuole “più calde” della capitale. I primi a partire sono stati gli studenti del Virgilio che hanno occupato per alcuni minuti corso Vittorio Emanuele, nonostante la questura avesse ribadito che «scendere in piazza senza preavviso potrebbe esporre a responsabilità penali, civili ed amministrative». Ciononostante, gli studenti si sono diretti verso la stazione Tiburtina. Da qui era invece stato autorizzato un corteo fino all’Università La Sapienza, lontano dal centro dove il sindaco Alemanno ha proibito i cortei. Quando i manifestanti hanno preso una direzione diversa, però, le forze dell’ordine hanno sbarrato il passo al corteo. Al tentativo di forzare il blocco è partita la carica. Alcuni manifestanti, inoltre, hanno tentato di occupare il cantiere della stazione e sono stati allontanati con altre cariche. Durante la fase di stallo nel piazzale di Tiburtina, gli studenti – temporaneamente bloccati sul posto dalle forze dell’ordine – hanno indetto una “assemblea di piazza” e hanno addirittura improvvisato un “ruba bandiera” sotto il cavalcavia. Dopodiché gli studenti si sono dedicati anche al salto della corda.

«Identificati e schedati»
La surreale situazione è nata in seguito alle disposizioni delle forze dell’ordine che intendevano identificare tutti i manifestanti prima di lasciarli proseguire verso la Sapienza. Una nota di sedicenti “Autorganizzati Roma”, inoltre, ha fatto sapere che la polizia sarebbe entrata all’interno degli istituti scolastici per controllare chi fossero gli alunni non presenti in aula, procedura definita dall’organizzazione come «una forma di schedatura da regime totalitario, inaccettabile. I costi dell’operazione di stamattina sono elevatissimi. E si sono anche rivelati inutili, visto che gli studenti e le studentesse del Virgilio hanno sfilato persino nella emblematica e centralissima via della Conciliazione». Alla fine, gli studenti  hanno ottenuto di lasciare il luogo del concentramento. Le forze dell’ordine hanno aperto un varco su uno dei quattro accessi consentendo agli studenti di defluire a gruppi di 15 intervallati da 10 secondi tra uno e l’altro. Oltrepassando il varco i ragazzi sono stati comunque fotografati. Dopodiché i manifestanti si sono finalmente diretti verso l’università, non senza accendere fumogeni e creare un po’ di scompiglio all’altezza del commissariato di polizia di San Lorenzo. Seduti sui binari del tram i ragazzi chiedevano rassicurazioni sui loro compagni che, girava voce, fossero stati fermati in una decina. Pochi minuti di sosta e un funzionario ha rassicurato che nessuno studente era più in caserma. Gli studenti hanno quindi deciso di muoversi nuovamente alla volta dell’università dove si è tenuta (ancora!) un’assemblea per discutere della giornata e «trarre le conclusioni politiche» (?).

I “fuori corso”
Una birichinata di studenti e ragazzini? Non solo. A parte i soliti centri sociali, che in licei e facoltà sono al solito molto ben rappresentati, ieri in piazza c’erano anche il consigliere regionale del Lazio di Sel Luigi Nieri e il coordinatore del Pd di Roma Marco Miccoli. I due esponenti politici si sono messi in contatto con la questura per cercare di consentire che i ragazzi lasciassero il piazzale senza essere tutti identificati. Non solo: nel piazzale della stazione erano presenti anche alcuni genitori, accorsi, a loro dire, in difesa dei pargoli caricati dalla polizia.

La città bloccata
Il convergere dei manifestanti su uno snodo centrale della città come la stazione Tiburtina ha inoltre causato notevoli disagi alla popolazione. Già da metà mattinata, infatti, su disposizione della questura era stata chiusa la stazione della metro B di Tiburtina. Inoltre dalle 10.30 erano iniziate alcune deviazioni dei mezzi pubblici di trasporto. Gli esercizi commerciali della zona, inoltre, hanno tutti abbassato le saracinesche. Solo a metà pomeriggio la situazione si è tranquillizzata, tornando a far passare gli autobus per Tiburtina e riaprendo la fermata della metropolitana.

«La colpa? Di Alemanno»
E in tutto questo, con duecento esagitati che consapevolmente bloccano una città, aiutati e sostenuti da politici e signori di mezza età, con chi se la prende l’opposizione? Ovviamente con Alemanno. «L’ordinanza di Alemanno su cortei e manifestazioni – ha dichiarato dal capogruppo Pd alla Regione Lazio, Esterino Montino – è sbagliata e il Partito Democratico lo ha detto in tempi non sospetti. Perchè limita la libertà di dissenso e fissa rigide norme a cui le forze dell’ordine sono costrette ad attenersi». Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma, si è accodato: «Come era prevedibile, l’ordinanza sui cortei, non si è rivelata uno strumento di governo della città e di migliore disciplina delle manifestazioni, bensì un provvedimento irresponsabile e dannoso».