Roma come New York: a Tiburtina 140 treni per l’alta velocità

Una stazione ferroviaria hi-tech, come quelle delle grandi metropoli moderne. Un lungo parallelepipedo ricoperto di vetri “respiranti” lungo 360 metri, di cui 300 sospesi, largo 60 e a nove metri di altezza rispetto ai binari. Il primo dei cinque grandi progetti architettonici collegati al sistema dell’alta velocità Torino-Milano-Salerno, è stato inaugurato ieri e, in omaggio alle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia, è stato intitolato a Cavour, grande artefice di tutto il sistema ferroviario italiano, tra cui anche il tunnel del Frejus ancora oggi unico collegamento tra Piemonte e Francia. Per ricordarlo nell’atrio Nomentano è stata installata una lastra commemorativa sulla quale sono incisi i discorsi di Cavour su “Roma capitale” alla Camera dei deputati del 25 marzo 1861 e sulle “Strade Ferrate d’Italia”. Le due grandi iscrizioni sono state realizzate con l’assemblaggio di lastre modulari in lamiera di acciaio corten. Uno snodo fondamentale non solo per i treni superveloci, che sfrecciano nel Paese, ma anche di interscambio con le altre modalità dei trasporto, oltre che momento di una evoluzione urbanistica della metropoli del terzo millennio.

Il messaggio di Napolitano
L’Italia è in grado di dare all’Europa la prova di saper innovare. La monumentale opera è stata inaugurata con il taglio del mastro dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Una realizzazione che rappresenta «una di quelle prove che in questo momento critico abbiamo bisogno di dare al mondo, all’Europa e a noi stessi, per dimostrare le straordinarie capacità di innovazione dell’Italia, uno dei punti di saldezza del tessuto nazionale unitario». Napolitano ha voluto anche rendere omaggio ai ferrovieri italiani «pilastri storici – ha detto – del mondo del lavoro nel nostro Paese». Con il capo dello Stato anche il ministro dello Sviluppo economico e dei Trasporti, Corrado Passera, l’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e quello della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Insieme a loro anche Gianni Letta  e l’ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni, Pier Ferdinando Casini e Walter Veltroni. Una presenza trasversale che dimostra come l’opera, fortemente voluta dal governo Berlusconi, sia necessaria per ammodernare il Paese e metterlo al passo con l’Europa.

Il progettista Desideri
La nuova stazione è «pensata come grande galleria aerea». Ideata dall’architetto Paolo Desideri in collaborazione con lo studio Abdr «assolve contemporaneamente alla funzione di stazione internazionale e di grande Boulevard urbano». «Queste due funzioni – ha detto il progettista –  trovano reciproca compatibilità a partire da un’idea dello spazio interno a grande altezza, una galleria totalmente libera da elementi strutturali che garantisce una reale flessibilità nell’utilizzazione dello spazio, attraverso allestimenti liberi in grado di integrare concretamente, come nei grandi spazi aereoportuali, le aree destinate al commercio e quelle destinate alle sale attesa. Per questo motivo – ha  proseguito Desideri – la progettazione si è subito indirizzata verso soluzioni che eliminassero il più possibile la presenza di elementi strutturali verticali quali i pilastri, preferendo a questi soluzioni “appese” dei solai di nuova realizzazione». Come, ha spiegato l’amministratore delegato di Fs spa, Mauro Moretti, la stazione sarà pienamente operativa entro un anno. A Tiburtina, ha quindi sottolineato l’ad, «non ci sarà un esclusiva per l’Alta Velocità. Tiburtina accrescerà il suo ruolo ma Termini continuerà ad avere una parte importante perché la domanda dei clienti nei suoi confronti è ampia». Insomma, «a decidere sarà il mercato».

I numeri
L’opera è costata 170 milioni di euro su un investimento totale di 330 ed è stata realizzata in 36 mesi effettivi di lavori. I numeri sono da opera monumentale. La superficie della struttura è di 50mila metri quadrati, mentre è di quattromila metri quadrati l’area dei servizi di stazione primari. Ci sono poi settemila metri quadrati di vetrate esterne, 13.400 tonnellate di acciaio, 95mila metri cubi di calcestruzzo, 20 binari, 29 ascensori e montacarichi e 52 scale mobili. Per quanto riguarda i servizi, nella nuova stazione transiteranno 140 treni Frecciarossa e Frecciargento, 38 treni lunga percorrenza (di cui cinque con fermata), 290 convogli del trasporto regionale. Ci sono poi diecimila metri quadrati di aree commerciali, 140mila frequentatori al giorno previsti, 1.100 posti auto di cui 430 coperti. E a poche decine di metri dalle modernissime linee della Tav saranno tracciate piste ciclabili al servizio degli abitanti del quartiere.

Nuova viabilità per la Capitale
Con la nuova struttura ci sarà anche un’importante trasformazione urbana: 920mila metri quadrati di superficie territoriale, di cui 324mila di infrastrutture ferroviarie, 100mila di verde pubblico e parchi, 13mila metri di piazze e spazi pedonali, 63.500 metri quadrati di servizi urbani, 109mila di parcheggi, 220mila di viabilità e 156mila di servizi privati. «Stiamo accelerando – ha spiegato Alemanno – la messa in gara per la demolizione di parte della tangenziale e confermo che la parte qui davanti non ci sarà più. Contiamo di bandire la gara a fine anno la stazione sarà liberata da questo antico nodo di tangenziale così aggrovigliato. È la base per la riqualificazione complessiva dell’area». A chi gli chiedeva con quali fondi si sarebbe proceduto, Alemanno ha risposto: «Ci sono 5,4 milioni dentro i fondi di Roma Capitale». Soddisfazione è stata espressa dall’assessore capitolino ai Lavori pubblici, Fabrizo Ghera: «Sono in fase di ultimazione i lavori per la costruzione della Nuova Circonvallazione Interna e proseguono gli interventi di riqualificazione della parte antistante la nuova stazione, in particolare dell’area che collega la zona di Pietralata con il quartiere Nomentano-Tiburtino».

Le proteste No Tav e dei pendolari

A margine dell’inaugurazione, c’è stata la protesta strumentale del solito gruppetto di contestatori No Tav, quelli che all’occorrenza si spostano da Nord a Sud per creare solo disordini. Con loro c’erano anche alcuni parenti delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio ed ex dipendenti di Trenitalia. Al grido di «vergogna, vergogna», i parenti delle vittime dell’incidente ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009, si sono avvicinati ai blindati delle forze dell’ordine che avevano chiuso l’accesso alla stazione Tiburtina da largo Guido Mazzoni. Con in mano le foto dei loro cari morti, hanno cercato di passare dall’altra parte per parlare con il presidente della Repubblica, per «un incontro – hanno detto – atteso da un anno». Proteste anche dei pendolari che chiedevano che «si investa anche sul trasporto dei lavoratori, che da anni viaggiano su convogli indecenti». Critica Renata Polverini: «Questo è un Paese in cui troppo spesso ci dividiamo, questa è una giornata importante per Roma perché non si consegna solo una grande stazione per l’Alta Velocità, ma anche un progetto di riqualificazione urbana per un territorio molto vasto che da periferia diventa centrale per l’economia e lo scambio sociale della città. Ogni volta che si fa qualcosa c’è qualcuno che ha da ridire, ma il clima di questa giornata ci deve far guardare con attenzione alla capacità dell’Italia di rigenerarsi e di rinnovarsi».