«Ridurre il contante? Sì, basta che poi non si riveli un regalo alle banche»

Il premier Mario Monti ha indicato ieri, prima della fiducia, le intenzioni del governo tecnico per sistemare i conti dell’Italia. Si prevedono lacrime e sangue, finalizzate a inseguire la crescita del Paese. Abbiamo chiesto di fare un quadro di quello che accadrà a Gianfranco Conte, presidente della commissione Finanze della Camera dei deputati, imprenditore, laureato in Scienze politiche. È parlamentare da cinque legislature.

Presidente, qui la situazione appare complicata…

Sì, il governo Monti ha un compito non facile, perché si troverà a dover coordinare una serie di interventi, e il tempismo con cui agirà è fondamentale.

Ma lei che cosa si aspetta da questo governo?

Mi aspetto semplicemente che superi gli antagonismi che sin qui hanno caratterizzato il sistema italiano e soprattutto che chieda sacrifici a tutti nell’ottica di una crescita collettiva.

Come pensa si muoverà ora il governo, per quando dovremo aspettarci le… stangate?

Intanto lunedì prossimo saranno nominati i sottosegretari, mentre martedì alla conferenza del capigruppo si metterà all’ordine del giorno il pareggio di bilancio. Dalla settimana successiva penso che i provvedimenti avranno i contorni più delineati. Com’è noto, la rapidità è tutto: io credo che a dicembre sarà presentato il decreto per poi votarlo sicuramente entro fine anno, così tra l’altro si capirà la reazione dei mercati. Perché le proiezioni che abbiamo ora segnano la necessità di ulteriori interventi per raggiungere il pareggio. Solo se i mercati reagiranno eccezionalmente bene, potremo liberare risorse per ulteriori interventi.

Perché ha accennato ai sottosegretari?

Perché dalle loro nomine si potranno capire molte cose: chi sono, cosa rappresentano, che intenzioni hanno… il rischio più grosso per il governo Monti è quello di impantanarsi nei dettagli, perché in linea generale va tutto bene, i sacrifici li debbono fare tutti, ma quando poi necessariamente si andranno a intaccare interessi particolari, di campanile, di categoria… beh, allora potrebbero sorgere serie difficoltà.

Per lei è importante la scansione temporale, insomma…

Certamente. Siamo tutti d’accordo che c’è una serie di cose da fare per riprendere la crescita, ma il punto cruciale è di farle nella giusta sequenza e contemporanemente. In una parola, c’è bisogno di interventi coordinati da parte del governo in relazione alle richieste dell’Europa. Sarebbe inconcepibile effettuare interventi in una direzione anziché in un’altra. Se questo non accadesse, emergerebbero le diverse sensibilità politiche del Parlamento, con le conseguenze facilmente immaginabili.

Quale sarà lo scoglio più duro per il governo tecnico?

Premetto che le ricette per perseguire la crescita sono tutte già scritte: liberalizzazioni, produttività, modalità di occupazione, rilancio delle politiche per i giovani e per le donne, risporse finanziarie e quant’altro. È chiaro che a quel punto, come largamente anticipato dai media in queste settimane, è comprensibile che ci sia una reintroduzione dell’Ici, sia pure con nome diverso, ed è qui che si vedrà la capacità del governo.

Per quale motivo proprio sull’Ici (o come si chiamerà)?

Perché vedremo come il governo saprà gestire il complesso quadro del federalismo fiscale, vedremo se si andrà nella stessa linea del governo Berlusconi oppure no, perché a molti sembra che la sensibilità del governo Monti nei confronti del federalismo sia piuttosto… tiepida. La precedente eliminazione dell’Ici prevedeva un’imposta municipale unica, ora l’ottica cambia. C’è poi sempre la questione non semplice dell’aggiornamento del catasto, visto che ad esempio alcune case del centro di Roma risultano popolari…

Monti ha puntato molto sulla lotta all’evasione fiscale…

Anche questa va declinata nella maniera corretta. Certo che è importante la tracciabilità del denaro, ma c’è il fondato sospetto che ridurre al minimo l’uso del contante sia un regalo alle banche.

Perché?

Per via delle commissioni bancarie. L’uso maggiore delle carte di credito e quant’altro aumenterà in modo vertiginoso le commissioni, e chiunque dia un’occhiata ai bilanci delle banche si accorgerà che si guadagna molto con le commissioni che, guarda caso, le pagano solo i cittadini. Dovrebbe illuminarci il fatto che un’idea simile era venuta anche a Confindustria con l’appoggio dell’Abi… Occorre pertanto una contrattazione chiara: noi limitiamo il contante (la cui circolazione costa dieci miliardi di euro l’anno secondo le banche) e Bankitalia si impegna a ritoccare all’ingiù le commissioni, tanto più che risparmierebbero i soldi della circolazione.

Insomma Ici, patrimoniale, redditometro, lotta all’evasione… che rischi ci sono?

Facciamo l’esempio del redditometro: quando il cittadino sa di rischiare di finire in un elenco per aver fatto una crociera costosa o aver comprato una vettura costosa e così via, magari ci pensa due volte prima di farlo, così come chi intenda investire nel mattone, che poi viene tassato. Tutto ciò ha effetti alla lunga depressivi sull’economia…