Retromarcia del Pd, ora i sottosegretari non li vuole politici

Dal bonario “nonno Giorgio” al severo “preside Napolitano”. Qualcosa è cambiato al Quirinale nei confronti della protesta studentesca. Appena un mese fa il Capo dello Stato solidarizzava con gli studenti pisani che contestavano anche lui. Ieri, ad alcuni giovani in visita al Quirinale, ha risposto con toni meno comprensivi: «Organizzatevi come studenti – ha detto Napolitano rispondendo alle domande degli studenti durante la cerimonia per la Festa dell’Albero–  non soltanto per protestare contro quello che non va nella scuola, contro quello che non va nell’Università, a mano a mano che ci arrivate. Organizzatevi anche per fare delle proposte, per sollecitare delle scelte per vedere se ci sono possibilità vitali per lo sviluppo del Paese». Così il presidente della Repubblica ha certificato la cesura con il passato. La differenza rispetto al passato? Il passaggio di consegne a Palazzo Chigi. Con Mario Monti premier è più complicato fare da sponda alle proteste della piazza. Un esecutivo che porta molto più dell’avallo del Colle va difeso senza se e senza ma.
Finora Napolitano ha coltivato un canale preferenziale con le nuove generazioni, cercando di individuare le ragioni della protesta. Come nell’ottobre 2010, in occasione dei duecento anni della Scuola Normale Superiore di Pisa: «Condivido la forte preoccupazione di studenti e docenti per le difficili condizioni del sistema universitario che nessuno può fingere di ignorare». Ancora più eclatante la presa di posizione del dicembre 2010. Meno di un anno fa. Al termine di una giornata di manifestazioni in tutta Italia contro la riforma Gelmini, una delegazione di studenti veniva accolta al Quirinale. L’annuncio da parte dei manifestanti era la certificazione di un rapporto privilegiato tra l’86enne capo dello Stato e la piazza studentesca: «Finalmente abbiamo trovato un interlocutore serio che ci ha ascoltato», aveva commentato al termine di un incontro durato più di quanto previsto dal protocollo  un rappresentante della delegazione. «Queste manifestazioni di un’intera generazione devono far riflettere il nostro attuale governo, che deve senza se e senza ma, affrontare la questione. Ringraziamo il presidente Napolitano perché siamo stati finalmente trattati da adulti». Dal canto suo il Capo dello Stato si è congratulato per la manifestazione che si è svolta in maniera pacifica. Anzi, il presidente ha invitato ad ascoltare il «malessere dei giovani. Guai a sottovalutarlo, è malessere concreto».
Un malessere che resta concreto ma verso il quale il Colle manifesta un atteggiamento meno indulgente. Anche perché, il governo Monti non ha allo studio una controriforma che metta mano alla legge che porta la firma del ministro della Pubblica Istruzione uscente, Mariastella Gelmini. Non è un caso che nelle ore in cui il Parlamento dava il via libera all’esecutivo guidato dall’ex commissario Ue, gli studenti tornavano in piazza.
«Siamo scesi in piazza per manifestare contro i tagli e le politiche del governo precedente – hanno spiegato in una nota gli organizzatori che fanno riferimento al movimento la "Rete della conoscenza" – ma anche per dire che non ci fidiamo di quello che lo ha sostituito». Gli studenti si sono detti preoccupati per le parole dello stesso Monti, che nell’intervento a Palazzo Madama ha confermato la volontà di portare a compimento la fase di attuazione della riforma dell’università della Gelmini, la quale aveva come consigliere l’attuale titolare del ministero dell’Istruzione, Francesco Profumo. Nell’intervento in Senato per chiedere il voto di fiducia, il nuovo premier ha fatto riferimento al varo dei decreti attuativi della riforma auspicando una «rapida e rigorosa attuazione» degli incentivi basati sulla valutazione del sistema universitario. Parole che sono diventate una doccia fredda per chi interpretava come un segnale di apertura le parole del ministro Profumo, che aveva annunciato di volersi confrontare con i ragazzi visitando scuole e università,  confermando tuttavia che l’iter attuativo della riforma va portato a termine.
La controriforma non ci sarà, come specificato ieri da Profumo proprio nel corso della cerimonia al Quirinale con Napolitano. In questo momento, ha detto il ministro della Pubblica Istruzione, c’è bisogno di avere «linee guida» e di un «progetto Paese».
«L’educazione di un Paese deve partire dalla scuola», ha detto il ministro.
Un processo che parte dalle elementari e che coinvolge necessariamente l’Università. Per quest’ultima, infatti, ha detto Profumo occorre un «processo di rivitalizzazione. Corsi formativi per creare le professionalità di cui abbiamo bisogno».
Facile prevedere un’altra stagione calda per la scuola visto che al ministro dell’Istruzione appena insediato e al governo Monti gli studenti che hanno portato in piazza le loro proteste chiedono un segnale netto di rottura rispetto alla riforma Gelmini e annunciano la loro mobilitazione permanente dando appuntamento al 26 novembre, quando torneranno in piazza «per un’altra scuola ed un’altra università» al fianco del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica.
Su Facebook intanto gira il tam tam «Occupy the school». Nelle grandi città c’è fermento tra gli studenti. Intanto a Milano la preside del liceo di Porta Volta ha scritto ai genitori per annunciare che nella sua scuola sono vietate assemblee «con finalità politiche». Senza l’alibi del governo Berlusconi quest’anno sarà più difficile giustificare le occupazioni, ma regge la scusa della protesta contro la riforma della Gelmini. A Roma un istituto storico come il liceo artistico di via Ripetta è occupato già da sabato e ieri l’assemblea degli studenti, cui hanno partecipato oltre 150 ragazzi ha deciso di dar vita ad una settimana di autogestione. Stessa scelta per il liceo Visconti. Ma stavolta, senza l’alibi del governo Berlusconi, sarà difficile per gli studenti trovare sponde istituzionali.