Quasi quasi me ne vado anche io…

Molti dei delusi della prima o dell’ultima ora, eletti nel Pdl, sono curiosamente quelli che meno ti aspetteresti. Quasi tutti sono stati messi in lista – grazie  a questa vituperata legge elettorale – in grazia della loro fama pubblica o di titoli personali o professionali. Da Berlusconi o anche dallo stesso Fini. Pochi politici di lungo corso, se non ex capataz di vecchi partiti smobilitati. Ma a pensarci bene è legittimo che siano stati loro ad avere maggiori aspettative. Uno che di punto in bianco viene proiettato in Parlamento – e sente il profumo del potere – pensa di essere molto meritevole e quindi si chiede perché non abbia avuto di più. E quando vede che chi fa il riottoso becca prebende o addirittura posti di prestigio impara presto la lezione. Chi ci ha messo trent’anni per arrivare a Montecitorio ha imparato l’umiltà e a stare al posto suo. La saggezza popolare dice che non bisogna mai pagare il primo ricattatore, altrimenti l’indomani ti trovi la fila sotto casa. Meglio all’opposizione che doversi continuamente guardare alle spalle. E sì che di validi motivi per sbattere la porta il Pdl ne ha dati. Già detto tutto sui posti di governo. Meglio non parlare della privatizzazione del partito sui territori. E allora, caro Verdini, caro Lupi eccetera, qualche motivo di andarmene ce l’avrei anch’io. Purtroppo sono nato con la virtù degli imbecilli e mi tocca restare fino alla fine. Tra tradire e non tradire – ahimé – mi torna sempre più difficile tradire.