Piove in Italia? E il sindacato buca l’ombrello

Mezza Italia si trova in ginocchio a causa del maltempo e una buona parte è rimasta a piedi a causa dello sciopero dei mezzi pubblici. Questo è il risultato dell’ennesimo stop che ha semiparalizzato ieri le maggiori città italiane (Roma su tutte): azzoppare ancora di più il Paese. E pensare, poi, che questo potrebbe essere solo l’inizio di una settimana d’inferno: dato che i rifornimenti di benzina hanno confermato lo stop del carburante per ben tre giorni e con ciò si rischia davvero la paralisi (già ieri si registravano code e tensioni davanti alle stazioni di rifornimento). Insomma, nel momento in cui il maltempo sta flagellando da Nord e Sud e il Paese è sotto mira della speculazione finanziaria non si è trovato di meglio che scioperare nuovamente – con l’ennesima sigla sindacale – “contro la crisi” e, ovviamente, “contro il governo”.

Sciopero continuo

Sì, quella di ieri è solo l’ultima giornata di una serie di agitazioni che ormai – a Roma come a Milano – sembrano essere diventate strutturali. Non si contano, infatti, gli episodi che negli ultimi mesi hanno visto protagoniste le sigle sindacali – Cgil in primis che pochi mesi ha convocato anche lo sciopero generale – convocare mobilitazioni che entrano più nel merito delle questioni dello scontro politico che in quelle reali del lavoro. Leggiamo le ragioni della protesta di ieri: «L’agitazione è stata indetta contro il taglio ai trasporti previsto dal governo, contro la spinta alla privatizzazione, a difesa dell’occupazione e per lo sviluppo di una mobilità sostenibile». Tutto chiaro, no? Ma è un fatto come la reiterazione dello strumento dello sciopero a cadenza mensile sia un grave disagio proprio (per non dire solo) per pendolari, lavoratori e cittadini comuni: vittime anch’essi della crisi. E vittime, così, anche dello sciopero selvaggio.

Ci si mettono anche i benzinai

Ma quella che si prospetta potrebbe essere una settimana a rischio anche per gli automobilisti: i sindacati di categoria hanno infatti confermato lo sciopero dei benzinai, con le pompe che saranno chiuse da stasera a venerdì mattina (ma in Sicilia hanno già iniziato ieri). “Graziate”, almeno in parte. dalla protesta Liguria e Toscana, colpite violentemente dalle alluvioni. Mentre in Piemonte si sciopererà solo di notte. Il nodo chiave della protesta è il destino del bonus fiscale in vigore da diciassette anni ed in scadenza a fine anno. Davanti alle preoccupazioni degli esercenti la risposta del governo è arrivata. «Renderemo strutturale il bonus, come i sindacati chiedono da tempo. Ma dovremo trovare insieme il modo di farlo. Un’ipotesi potrebbe essere quella di destinare al bonus sei millesimi sul prezzo». È questa una delle proposte fondamentali con cui il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, si appresta ad incontrare oggi i sindacati dei gestori carburanti nel tentativo di scongiurare in extremis uno sciopero così pesante per i cittadini e per l’economia. Per evitare ulteriori aumenti per gli automobilisti, ha spiegato il Saglia – che con il bonus apre a una delle richieste precise dei gestori – «i sei millesimi sostituirebbero il contributo per gli alluvionati», una volta esaurita l’emergenza nelle aree più colpite. Come “asso nella manica”, Saglia ha intenzione di offrire anche qualcos’altro, ovvero l’esenzione dal pagamento della commissione bancaria sugli acquisti con carte di credito e bancomat. «Oggi i gestori pagano un euro a operazione e per loro – ha concluso – dovrebbe essere un bel guadagno».

Tesi da “opposizione”
Questi i punti della proposta che oggi riceveranno i gestori nell’incontro al ministero convocato per mezzogiorno. Ma a quanto pare gli stessi gestori non hanno tanta voglia di ascoltare le proposte del governo dato che già ieri hanno confermato la serrata dei distributori a partire dalle 19. «Niente liberalizzazione del mercato dei carburanti, che continua ad essere ingessato e sotto il ferreo controllo di potenti lobby, che costringono consumatori e gestori a convivere con i prezzi dei carburanti più alti d’Europa», questo lamentano i sindacati. Ma per capire il taglio politico del comunicato basta leggere il passaggio in cui il governo viene definito «in confusione» e capace solo di riproporre «vecchi impegni mai rispettati». Ma non finisce qui. Dal Mise, secondo quanto denunciano le associazioni Faib e Fegica, arriva «una nuova prova di latitanza: anche in questo caso piovono promesse che questo Governo non ha saputo rispettare neanche nei suoi tempi migliori e nonostante impegni formali già assunti, in momenti diversi nel corso degli ultimi tre anni. In realtà, sulle questioni concrete – hanno spiegato ancora i gestori – il Governo sembra non potere né volere fare quel che deve». Non c’è che dire, tesi più consone a un partito di opposizione che a un’organizzazione sindacale che dovrebbe in qualche modo agire con responsabilità di fronte a una crisi di enormi dimensioni. E non bucare l’ombrello con il quale ci si sta riparando dalla pioggia. Per poi dire magari «governo ladro…».