Pdl: elezioni subito ma decide Berlusconi

Da un lato il fronte del freddo, quello che non s’infiamma su Monti e che predilige le “urne innevate”, capeggiato da Alfano, La Russa, Gasparri, Romani, Matteoli, Rotondi, Gelmini e Meloni, al momento maggioranza; dall’altro i fautori del governo “tecnico”, capeggiati da Frattini e Scajola, che si sono fatti portatori nell’ufficio di presidenza delle posizioni di altri big come Alemanno, Formigoni, Miccichè, Urso e dei vari gruppi di malpancisti: in mezzo, quelli che – come Sacconi, la stessa Gelmini e Corsaro – sono molto preoccupati da una separazione dalla Lega, che potrebbe regalare a Bossi una posizione di comoda opposizione da incassare successivamente nelle urne. Tre fronti che non coincidono con la semplificazione tra ex An ed ex Forza Italia, ma che fotografano la divisione all’interno del Pdl sul da farsi al cospetto di un’ipotesi di governo, più o meno tecnico, a guida Mario Monti. In questo quadro scomposto e con mille variabili da considerare, il Pdl ha deciso di delegare a Berlusconi la decisione finale, con l’obiettivo di non implodere su una scelta di fondo che potrebbe risultare determinante per le sorti del Paese, ma anche del partito e dello stesso centrodestra. Al Cav toccherà sciogliere il nodo sul sostegno o meno al governo Monti, da qui a domenica sera, quando rassegnerà le dimissioni dopo il via libera definitivo alla Legge di stabilità, previsto per sabato pomeriggio alla Camera. Poi Berlusconi salirà al Colle per l’inizio delle consultazioni, che potrebbero portare alla nomina dell’economista bocconiano già nella giornata di lunedì. Ieri sera il premier, al vertice con i senatori, avrebbe detto che l’ultima decisione se partecipare a un governo Monti la prenderà una direzione nazionale perchè è un fatto troppo importante".

Il super vertice a Palazzo Grazioli
È Angelino Alfano, al termine del nuovo lungo vertice a Palazzo Grazioli, a riconoscere che nel partito “ci sono opinioni differenti” pur difendendo il diritto “di un partito al confronto”. «Se avessimo deciso a maggioranza ci avreste criticati come partito verticistico, questo è un partito democratico nel quale ci si confronta e si discute». Il percorso prevede che dopo l’avvio delle consultazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sarà un ufficio di presidenza del Pdl a stabilire la posizione del partito, che per ora resta quella favorevole ad elezioni anticipate. Nella stessa sede si cercherà una sintesi tra le varie posizioni esistenti all’interno del movimento, ma l’ultima parola spetterà a Berlusconi. «Abbiamo svolto un ufficio di presidenza la scorsa settimana che ha affermato che dopo questo governo ci sarebbero state le elezioni, per cui noi siamo fermi a quella posizione, ma non intendiamo sovrapporre la nostra voce a ciò che il Presidente della Repubblica intenderà fare da quando aprirà le consultazioni».

L’intervento di Berlusconi
Dobbiamo “anteporre l’interesse del Paese a quello di partito”. È un momento difficile, ora bisogna “essere uniti e garantire il bene dell’Italia, mettiamo da parte tutto il resto”. Silvio Berlusconi, riferiscono alcuni presenti, avrebbe chiesto allo stato maggiore del Pdl di ragionare sull’ipotesi di un governo Monti di responsabilità nazionale, tenendo conto innanzitutto del grave momento di difficoltà economica e dell’esigenza di preservare soprattutto gli interessi del Paese. Dopo le parole del premier, è iniziato un dibattito franco con l’intervento di tutti i big del partito, durante il quale sarebbero emerse forti perplessità da ex azzurri ed ex An sul governo tecnico. «In questo momento bisogna riflettere bene e dobbiamo valutare attentamente tutte le possibili conseguenze politiche ed economiche di un no al governo Monti», sarebbe stato il ragionamento del premier ai suoi riuniti a palazzo Grazioli. Sul tavolo anche l’opzione dell’appoggio esterno, ma questa ipotesi sarebbe stata subito bocciata dal Cavaliere visto che incontrerebbe anche le perplessità del Colle. Il premier, riferiscono, non si aspettava una fronda così forte verso la carta Monti e pensava di poter convincere i suoi a convergere verso una soluzione di responsabilità nazionale.

La separazione dalla Lega
Dividersi dalla Lega Nord sull’ipotesi di appoggio ad un governo Monti potrebbe essere pericoloso, un «vulnus per tutto il centrodestra». È stata questa una delle preoccupazioni espresse nel corso della riunione del Popolo della Libertà da una parte del Pdl a Silvio Berlusconi. Su questa linea si sarebbe espresso in particolare il ministro Maurizio Sacconi, uno degli esponenti di partito favorevoli ad andare al più presto alle urne. Il timore – avrebbero sottolineato al Cavaliere – è che la Lega da sola all’opposizione avrebbe gioco facile nell’attaccare l’esecutivo e conquistare larghe fette di elettorato di centrodestra deluse da una più che probabile  politica di sacrifici per i cittadini. Inoltre – avrebbe aggiunto Sacconi affiancato dai ministri Gelmini, Brunetta, La Russa e dal vice-capogruppo Corsaro (tutti del Nord) – ci sarebbe forte imbarazzo per la convivenza con l’ex alleato nelle amministrazioni locali a guida Pdl-Lega che al Nord sono numerosissime.

I favorevoli e i contrari a Monti

Il Pdl sta «valutando tutte le opzioni» e in ogni caso sarà Berlusconi «a fare la sua valutazione decisiva che porterà il prossimo ufficio di presidenza immediatamente prima o dopo le consultazioni del Presidente della Repubblica», ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ribadendo il suo no «ai governi-ammucchiata». Ma per tutta la giornata sono fioccate posizioni diversificate, nel Pdl. Come detto, in favore del governo Monti si dichiara Gianni Alemanno, secondo cui «il voto anticipato in questo momento creerebbe un grande problema per la nostra nazione». Contrario alla soluzione tecnica, invece, Altero Matteoli:  «Le elezioni anticipate sono l’unica soluzione per superare la crisi di governo che si è aperta», dice il ministro, che respinge la catalogazione in ex An ed ex Fi: «È falso dire che a favore delle elezioni anticipate nel Pdl siano solo gli ex di An: la pensano invece allo stesso modo personalità come Sacconi, Brunetta, Romani, Gelmini, Rotondi per fare qualche esempio». Un no categorico anche da Domenico Nania: «Non sono per l’ammucchiata, non sono per il governo delle banche o dei poteri finanziari, nè tantomeno sono per un governo che rappresenti coloro che sono abituati a lanciare opa sulle banche e sulle istituzioni, sono per andare subito al voto».