Palazzo Chigi vara “Roma Capitale”, festeggiano tutti

«Ce l’abbiamo fatta», ha detto il sindaco Gianni Alemanno. Il Consiglio dei ministri, il primo del governo Monti, aveva appena approvato il secondo decreto attuativo per Roma Capitale. Il decreto prevede il passaggio di alcuni poteri e competenze dello Stato e della Regione al Campidoglio, in vista di una nuova organizzazione in fatto, tra l’altro, di beni storici e ambientali, turismo, pianificazione, servizi, sviluppo e protezione civile.

Il decreto passa in Parlamento

Il testo approvato è esattamente quello che era stato proposto dal governo Berlusconi e ora passerà al Parlamento che, nelle commissioni competenti, avrà 90 giorni per esprimere il proprio parere e indicare eventuali modifiche. Dopo la discussione in aula, la parola sarà nuovamente a Palazzo Chigi. In sede parlamentare si discuterà anche il numero dei consiglieri comunali. Il decreto prevede che passino da 60 a 48 e nei giorni scorsi era circolata voce di pressioni del sindaco sul nuovo governo perché gli scranni non venissero tagliati. «È un tema – ha chiarito ieri Alemanno – che non abbiamo mai posto al governo tecnico: se i partiti vorranno aggiungeranno questi elementi di rappresentanza in sede parlamentare». Ma questo sarà solo uno degli aspetti che saranno o potranno essere affrontati. In generale, come ha sottolineato il primo cittadino, si punterà a un «dibattito migliorativo», a cui «il Campidoglio contribuirà attraverso un confronto aperto a tutti i partiti politici, in piena intesa con la Regione Lazio e le altre istituzioni territoriali».

Tutti soddisfatti tranne il Carroccio
Il via libera di ieri è stato accolto come un successo per la città da tutte le forze politiche, dal Pd a Fli, passando per l’Udc. L’unica a chiamarsene fuori è stata la Lega, per la cui opposizioni nell’ultima fase del governo Berlusconi il decreto ha rischiato di rimanere lettera morta. «La Lega Nord ha rappresentato l’ostruzione contraria al compimento di questa riforma», ha sottolineato Alemanno, ricordando la contraddizione insita in questo atteggiamento leghista: «È stato Roberto Calderoli il ministro che ha portato all’approvazione in Parlamento del decreto delega in cui c’era la norma su Roma Capitale».

Torna “Roma ladrona”
Ma proprio la voce di Calderoli è stata, ieri, tra le più dure contro l’approvazione del decreto. «Sono onorato – ha detto – di aver bloccato nelle ultime due sedute del Consiglio dei ministri il decreto legislativo sulle funzioni di Roma Capitale». «Basta soldi a Roma», è stata la conclusione del suo messaggio. Dunque, ora che si ritrova di nuovo all’opposizione, il Carroccio rispolvera il vecchio concetto di “Roma ladrona”. «Se il buongiorno si vede dal mattino questo è un pessimo giorno», sono state poi le parole del governatore del Veneto Luca Zaia, solo uno dei tanti esponenti del Carroccio che si sono uniti al coro di disapprovazione.

Nella Lega c’è «un’amnesia collettiva»

Ma, secondo il senatore Andrea Augello, «tanti nella Lega sono stati colti da uno stravagante caso di amnesia collettiva». «Il decreto – ha ricordato l’esponente del Pdl – nasce dall’azione di governo dell’esecutivo Berlusconi e anche dalla illuminata capacità del collega Calderoli di segnare consapevolmente quell’esperienza con le norme sul federalismo con il quale si sono ribadite le prerogative di Roma Capitale e di cui il decreto di oggi costituisce soltanto l’inevitabile attuazione». «Tra l’altro – ha proseguito Augello – il decreto solo per ragioni tecniche non è stato approvato nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri, ed è quindi un risultato di cui può ben essere orgoglioso l’intero centrodestra. Comunque ne è orgogliosa la città di Roma a prescindere da ogni credo e appartenenza politica». E di «un successo frutto dell’intesa tra Pdl e Lega», ha parlato anche Maurizio Gasparri, aggiungendo che «se oggi il governo ha potuto varare il decreto legislativo è perchè quella intesa ha retto».

Il Pdl festeggia anche in piazza
Il Pdl ieri ha festeggiato il via libera anche in piazza. Mentre si svolgeva il Consiglio dei ministri, eletti del territorio ed esponenti nazionali erano radunati a Galleria Sordi, proprio davanti Palazzo Chigi. Quando è arrivata la notizia del sì c’è stato un brindisi. «Da anni la città eterna attendeva il riconoscimento di questo particolare status, che storia e tradizione le hanno attribuito di diritto», è stato il commento di Giorgia Meloni, che ha espresso la sua «più viva soddisfazione da romana e da italiana».