Oggi Bruxelles ci consegna la pagella…

Il presidente del Consiglio, Mario Monti, è rientrato ieri mattina a Roma in treno, per poi recarsi per circa un’ora in via XX settembre, visto che ha l’interim all’Economia. Monti ha presieduto una riunione tecnica per fare il punto con lo staff del ministero dell’Economia sul pacchetto di misure anticrisi che sarà esaminato al Consiglio dei ministri annunciato per il 5 dicembre. In via XX settembre il presidente del Consiglio ha incontrato il direttore generale Vittorio Grilli, il capo di Gabinetto Vincenzo Fortunato e il Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio. Poi il premier si è recato al Quirinale per un incontro con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano e quindi rientrare a palazzo Chigi, dove nella serata di ieri ha presentato in Consiglio dei ministri la lista dei sottosegretari.

Debutto di Monti a Bruxelles

Oggi ci sarà l’esordio del neo premier Mario Monti a Bruxelles in veste di ministro dell’Economia e delle finanze all’Eurogruppo e poi, il giorno successivo, all’Ecofin. Un appuntamento dove l’Italia sarà sotto i riflettori, con il primo rapporto che il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn farà sulla situazione economica e finanziaria del paese. Una relazione che, ha assicurato il suo portavoce, terrà conto sia di quanto valutato sul posto dalla missione di esperti di Bruxelles e degli impegni presi dal precedente governo con la lettera d’intenti dell’ex premier Silvio Berlusconi, sia del contenuto degli incontri avuti dallo stesso Rehn e dal collega al mercato interno Michel Barnier con il premier e con altri membri dell’esecutivo, in particolare i ministri del lavoro Elsa Fornero e dello sviluppo economico Corrado Passera. Rehn, infatti, è uscito «molto incoraggiato» dall’incontro con Monti, ma quel che è importante ora per ripristinare ora la fiducia dei mercati è «la messa in atto concreta e il prima possibile» delle riforme annunciate, ha avvertito Amadeu Altafaj, dopo avere sottolineato che «non c’è mai stata nessuna discussione» sulla possibilità di un’eventuale richiesta di aiuto da parte dell’Italia a Ue e Fmi.

Il nodo dell’euro debole
A voler discutere con Monti per un bilaterale è anche il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, che vedrà il premier prima dell’inizio dei lavori dei ministri delle finanze dei paesi dell’eurozona per affrontare la «situazione finanziaria ed economica nell’eurozona in generale e in Italia in particolare», ha precisato in una nota il Gran Ducato. In programma probabilmente anche altri bilaterali, tra cui con il ministro francese François Baroin. Perchè l’Eurogruppo di oggi sarà anche fondamentale per la preparazione del vertice Ue dell’8 e 9 dicembre. Sul tavolo per la definizione di un primo orientamento sarà infatti la bozza del rapporto intermedio sulla riforma della governance e l’eventuale modifica dei Trattati che lo stesso Juncker insieme al presidente di Consiglio e Commissione Ue, Herman Van Rompuy e Josè Manuel Barroso, dovranno presentare ai capi di stato e di governo come stabilito dalle conclusioni dell’Eurosummit del 26 e 27 ottobre. Al punto che lo stesso trio Juncker-Barroso-Van Rompuy si incontrerà ugualmente oggi a Bruxelles, prima dell’inizio della riunione dei 17, per fare il punto della situazione e vedere il da farsi. Una revisione del Trattato di Lisbona, infatti, è soprattutto chiesta dalla Germania, e che a Bruxelles sembrano ormai essere tutti rassegnati ad accettare, inclusa la lunghissima tempistica necessaria, pari ad almeno un anno per arrivare a una firma su un accordo di modifica (con convocazione di una Convenzione e di una Conferenza intergovernativa) per poi procedere ancora alle ratifiche stato per stato. Non certo la risposta che i mercati si aspettano, concordano diverse fonti diplomatiche.

Il fondo salva-Stati
L’Eurogruppo dovrà infatti definire un orientamento sulle modalità di aumento delle capacità del fondo salvastati, il cosidetto «leveraging» che è rimasto lettera morta dopo l’ultimo vertice Ue, mentre l’Ecofin dovrà dibattere, tra gli altri temi, delle proposte della Commissione Ue sugli eurobond, ribattezzati stability bond. In attesa di una definizione anche la questione della ricapitalizzazione delle banche. Ma, spiegano piccate fonti della presidenza polacca dell’Ue, è una soluzione che fa parte di un pacchetto più ampio, e in particolare della risposta che i paesi dell’eurozona intendono portare per il rafforzamento dell’Efsf. Nel frattempo sembra quindi tramontare nell’immediato una ricapitalizzione fatta con garanzie Ue, per esempio dell’Efsf, a favore di garanzie nazionali inquadrate però dalle raccomandazioni dell’Eba, l’autorità Ue di controllo sulle banche.