«Non basta Monti per brindare alla crisi risolta»

21 Nov 2011 20:14 - di

Chi si aspettava il “miracolo” dello spread dopo il giuramento dell’esecutivo Monti è rimasto deluso: i mercati hanno dimostrato di aspettarsi qualcosa di più della semplice dipartita di un governo. Di questo – e dei reali indicatori che emergono da differianzali e curve – abbiamo discusso con Eugenio Benetazzo, analista ed operatore di Borsa, indipendente, che negli ultimi anni ha riscosso un notevole successo con la sua opera da “finanziattore” (con tanto di show tecnico-divulgativi nei teatri e sui media) finalizzata a denunciare, tra le altre cose, i guai del debito sovrano europeo.

Benetazzo, lei è stato più bravo di Tremonti: lui parlava di crisi dalla Cina mentre lei…

Ho scritto a giugno dell’anno scorso L’Europa si è rotta dove veniva spiegato in gran parte quello che sarebbe avvenuto: e non ci siamo andati tanto distanti. La situazione che in questo momento stiamo vicendo attraverso le cronache finanziarie, è la dimostrazione di come l’Ue sia un progetto fallimentare anche se non ancora fallito.

Il differenziale tra Bund e Btp è aumentato, la Borsa di Milano ha chiuso in negativo. Eppure oggi (ieri per chi legge) doveva essere la giornata di Mario Monti e del suo effetto positivo sui mercati.

Ciò può stupire solo quella parte del Paese che odiava Berlusconi e che era convinta che tutto potesse cambiare in un batter d’occhio. C’è stata una giornata in cui i mercati hanno “brindato”, ma a fronte della nomina del’esecutivo tecnico di Monti, ad oggi gli stessi mercati sembrano essere ancora titubanti. Ciò non toglie che la pressione sul differenziale tra i decennali tedeschi e i nostri si sia modetamente ripiegata. Ma ci sono ancora profonde perplessità legate all’esito futuro.

C’è stato chi per giorni ha ripetuto che fosse colpa di Berlusconi il trend negativo delle Borse europee.

La realtà è un’altra. Il nostro paese, Monti o no, è indirizzato su uno scenario che può essere rappresentato due ingredienti. Dal punto di vista economico la “giapponesizzazione”: il Paese tenderò ad avere tassi di crescita modesti a fronte del quale ci sarà un invecchiamento della popolazione che purtroppo non può beneficiare della crescita; e poi sul fronte socioeconomico, avverrà la “sudamericanizzazione”, con uno schiacciamento verso il basso della classe media con una capacità di reddito sempre più contratto, a fronte del quale emergerà un’élite particolarmente ricca ed abbiente.

Quante falsità sono state dette sulla crisi dei mercati?

C’è molto pressapochismo, improvvisazione e volontà di creare allarmismo nei confronti dei cittadini. L’obiettivo può essere comprensibile: colpire la composizione dell’attuale esecutivo.

Lei che cosa ne pensa?

La mia posizione è neutra, da tecnico indipendente. Ragiono sulla situazione di urgenza e di emergenza e penso il che il nostro Paese necessiti quanto prima di ristrutturazione e di riforme, la trasformazione coatta di areee dipartimentali del paese per consentire la tenuta dell’Ue.

Eppure – su un argomento serio come lo spread – sono sorte queste tesi strampalate. A quali criteri rispondono i mercati?

Sì, anche io ho sentito tesi strampalate figlie di una bassa cultura finanziaria, anche orchestrate da un bombardamento mediatico. I mercati invece sono il termometro dell’economia, pertanto riflettono quelli che sono gli umori di chi si occupa di risparmio gestito. Al momento attuale l’Italia è un paese che questo tipo di considerazione e di aspettative non le soddisfa. La speranza adesso è quella di vedere un Paese che attui un ridimensionamento del debito, ma soprattutto un Paese che si metta nelle condizioni di ritornare a crescere.

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