Migliaia di sostenitori erano pronti alla piazza, ma Berlusconi li ha stoppati

Anche i “suoi” erano pronti a scendere in piazza. E a lui sarebbe bastato mandare un sms con un “sì” per convocare in poche ore migliaia di manifestanti. Ma questo Silvio Berlusconi – nel giorno drammatico delle sue dimissioni – ha preferito non farlo. Troppo alto il rischio di scatenare le reazioni di chi, dall’altra parte, della piazza “urlante” ne ha fatto una vera e propria professione. Troppo alta la possibilità di prestare il fianco a chi intende dipingere l’Italia come il paese delle tifoserie. Davanti a questa eventualità il premier uscente ha stoppato chi tra i suoi era pronto a portare la gente in suo sostegno, preferendo caricarsi sulle spalle contestazioni, insulti, lanci di monetine. Ha preferito prendere sulle proprie spalle tutto questo da solo: non voleva coinvolgere in quella baraonda il popolo del centrodestra; non voleva che oltre lui fossero anche i tanti sostenitori e militanti del Pdl a essere presi (letteralmente) di mira. Questo, se vogliamo, è stato l’ennesimo atto di responsabilità che Berlusconi ha inteso dare come ulteriore gesto del suo mandato politico. Un segnale non di resa, ma – al contrario – la consapevolezza che non fosse opportuno prestare il fianco a chi ha fatto dello “sfascismo” la propria bandiera. E allora, dato che – come ha rilanciato con il suo videomessaggio – nulla è finito, ha agito ancora una volta da leader e non, come viene definito, da uomo in assedio.  Tant’è che domenica centinaia di sostenitori del Pdl sono scesi in piazza davanti a palazzo Grazioli in maniera pacifica, educata e vitale. Questo, con tutta probabilità, è ciò che Berlusconi voleva: una piazza consapevole della difficoltà ma risoluta nella fiducia che sia la politica a doversi occupare della Nazione. Non una rissa da strada insomma, con tanto di telecamere di tutto il mondo pronte a riprendere uno scontro fratricida. No, non è questa l’immagine dell’Italia che contribuirà a diffondere il centrodestra. Figuriamoci il suo leader.