“Meno male che Mario c’è…” siamo credibili (così dicono)

Meno male che Mario c’è. È il nuovo inno cantato in coro dai media italiani nel giorno del debutto europeo di Monti. La prova del fuoco con i partner europei diventa, ancora prima che il tour si concluda, la beatificazione della rinascita italiana dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi. Ieri per il neopremier è stata un giornata densa di colloqui a Bruxelles per convincere i big europei che il peggio è dietro le spalle, che l’Italia ha le carte in regola per tornare protagonista e che le misure anticrisi  (le stesse messe nero su bianco dal Cavaliere) saranno varate in tempi brevi dal nostro Parlamento (al quale ha chiesto la massima collegialità).
Prima tappa la colazione di lavoro con il presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso (che ha confermato che «gli occhi di tutto il mondo sono puntati sull’Italia» e che «ha davanti una sfida immensa»), poi il faccia a faccia con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, infine l’incontro con il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani e gli europarlamentari italiani.

Operazione credibilità

Domani, invece, l’atteso vertice trilaterale con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a Srasburgo per preparare i prossimi appuntamenti europei – recita un comunicato dell’Eliseo – in realtà per suggellare il disgelo con i due partner e affrontare il nodo irrisolto  degli Eurobond che Berlino continua a osteggiare («non so se ne parleremo, ma continuo ad essere dell’idea che non vi debbano essere tabù su come risolvere la crisi», dice Monti). Le visite internazionali del capo del governo appena insediato, grazie alla brillante penna di giornalisti, attenti cronisti e zelanti redattori di agenzie di stampa, diventano un successo a scatola chiusa dell’uomo della provvidenza che ci salverà dal baratro del default e della sfiducia internazionale. L’hanno ribattezzata «operazione credibilità». Proprio così, leggere per credere. «Al via l’operazione-credibilià con cui l’Italia di Mario Monti punta non solo a convincere Ue e mercati sulla capacità di uscire dalle “sabbie mobili”, ma anche a riportare la voce di Roma nella stanza dei bottoni di Eurolandia», così l’annunciato Ansa delle ore 11 di ieri, roba da “radio Eiar” con l’apologia del premier che riporta l’Italia stremata dalla stagione del Cavaliere nelle assise che contano.

Salvatore della patria?
Con le stesse credenziali di quindici giorni fa, l’identico menù berlusconiano e la stessa diffidenza di mercati e Borse, chissà perché il senatore a vita dallo specchiato passato di eurocommissario dovrebbe riuscire a neutralizzare la pressione delle speculazioni finanziarie. Con un trolley pieno di fiducia e aperture di credito mister Monti sbarca a Bruxelles promettendo risanamento e riforme strutturali a tempo di record grazie a «un clima politico più sereno e proficuo». Eppure il termometro dei mercati e il volo in alta quota dello spread Btp-Bund sono lì a ricordargli che il tempo non si ferma e che la speculazione non fa grande differenza tra un governo di centrodestra e un rispettabilissimo esecutivo tecnico. Un promemoria che arriva anche dal commissario europeo agli Affari Economici, Olli Rehn, che venerdì sarà a Roma a confermare il monitoriaggio Ue sull’Italia.

La situazione resta difficile

Al termine del faccia a faccia con il capo del governo italiano, Barroso ha detto che «l’Italia ha davanti sfide enormi ma superabili, anche se resta in una situazione difficile». Quell’Italia sulla quale sono fissati «gli occhi dell’Europa e del mondo» e che «è determinata a vincere la sfida della crisi sotto la guida di Monti che ha tutta la mia fiducia». Non si aspetta miracoli, dice, ma progressivi passi in avanti.

L’Europa, stella polare
Monti ricambia dicendo che l’Europa è la stella polare dell’agire dell’esecutivo, «è al centro dell’azione di riforma in Italia, contribuendo il più possibilo allo sviluppo armonioso dell’Unione europea». Parole non diverse da quelle pronunciate da Berlusconi ma che vengono salutate da Repubblica come la prova che sono «lontani i tempi dell’euroscetticismo del precedente governo». E al suo predecessore fa riferimento lo stesso premier dicendo che il suo governo «andrà “più a fondo” nelle riforme istituzionali». Più a fondo? «Intendo dire più incisivamente», si corregge ridendo Monti accortosi del lapsus lessicale che diverte Barroso. Ma di dettagli neanche l’ombra. La lunga conversazione con Barroso, per ammissione dello stesso Monti, ha affrontato la strategia economica, politica e strutturale dell’Ue «più che aspetti specifici e puntuali». Nessuna parola sul pareggio di bilancio nel 2013, chiarisce una nota di Palazzo Chigi, «il premier non ha mai messo in discussione gli obiettivi della finanza pubblica concordati con l’Unione europea, incluso il pareggio di bilancio nel 2013». Appena più tecnico il faccia a faccia con Van Rompuy che blandisce l’amico Monti, «lo conosco da molti anni, siamo stati regolarmente in contatto in questi mesi e sono contento di averlo al tavolo del Consiglio dell’Unione europea». L’azione del governo italiano per affrontare la crisi si fonda su «tre pilastri, disciplina fiscale, crescita economica ed equità sociale», riferisce il presidente del Consiglio Ue che ha definito Monti un «patrimonio per l’Europa» e si è detto sicuro che entro breve Roma presenterà una parte delle misure. Il premier italiano mette tutto il suo impegno per pensare positivo, a partire dall’incessante monitoraggio europeo sugli affari di casa nostra, «siamo sempre stati convinti che l’Europa non ci dà vincoli, ma indicazioni che sono nell’interesse dell’Italia e delle future generazioni italiane».

Tornano gli Eurobond
La sorveglianza Ue, insomma, è una mano tesa, «ci è sempre stata utile e lo sarà ancora in futuro, se noi sapremo spiegare che non lo facciamo per un adempimento burocratico, ma perché ci aiuta a essere migliori nelle nostre politiche».
Poi è tornato sul binomio austerity e sviluppo («l’attenzione al consolidamento della finanza pubblica è di fondamentale importanza, ma non deve mandare in seconda linea l’attenzione sulla crescita») concordando con la tesi di Van Rompuy sull’eventualità di guardare su lungo termine all’adozione degli eurobond, «so che si tratta di una questione delicata – ha detto il presidente del Consiglio europeo – ma è necessario guardare a opzioni di vasta portata, che preferisco chiamare una parziale mutualizzazione del debito».
Intanto da Parigi Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia, alla vigilia del vertice fra Monti, Sarkozy e Merkel, ci tiene a  ricordare che «storicamente l’Italia ha sempre dato un contributo importante alla costruzione europea», ed è un peccato che da alcuni anni questa possibilità non esista più, non possiamo affidare la gestione di crisi che hanno conseguenze gravi per tutti i paesi a un piccolo direttorio». Ancora colpa del Cavaliere?