Ma quale “aiutino” all’Italia, Sarkozy se ne resti a Parigi…

Un romantico week end all’ombra del Colosseo insieme all’inseparabile Angela per dare una mano all’amico Monti alle prese con il nuovo governo? Di gaffe in gaffe Nicolas Sarkozy ha oltrepassato la misura e lo stesso ambasciatore francese lo ha bacchettato, come riporta l’articolo apparso ieri sul quotidiano economico-finanziario Les Echos dal titolo «Le relazioni tra Parigi e Roma promettono di rimanere tese».
L’ultima performance di monsieur le president, datata venerdì scorso,  riguarda il possibile “sbarco” nella capitale a sostegno del successore di Berlusconi. Le Monde, il primo a dare la notizia, aveva parlato di  un «desiderio» comunicato durante la telefonata al presidente Giorgio Napolitano del 12 novembre. In quell’occasione Sarkozy si sarebbe addirittura candidato a parlare di persona ai politici italiani per sbloccare il consenso necessario al neosenatore Monti. I due si conoscono da molto tempo, hanno lavorato fianco a fianco nel 2004 per il salvataggio dell’eurozona e si sono combattuti frontalmente sul caso Alstom. L’Eliseo e la Cancelleria tedesca non hanno né confermato né smentito la visita in Italia. Ieri l’incauto presidente si è “limitato” a scrivere una lettera di buon lavoro all’amico Mario a nome dei francesi, che «conoscono il suo impegno europeo e hanno un grande rispetto per il lavoro da Lei svolto come commissario a Bruxelles». Insieme ce la faremo – aggiunge – «le settimane che vengono saranno decisive e la Francia è pronta a cooperare strettamente con il governo italiano».
Parole che suonano più forti di un augurio di prammatica, sempre secondo il maggiore quotidiano di Francia (che il giorno dell’incarico a Monti ha titolato «Ave Mario!») il presidente «vuole che questo esecutivo duri» e ritiene «che non ci siano motivi di ricorrere ad elezioni immediate in Italia per organizzare il salvataggio dell’euro». Un aiutino non richiesto, fastidioso e inopportuno che non solo l’Italia ha rispedito al mittente (monsieur Sarkozy farebbe bene a occuparsi delle prossime presidenziali che lo vedono molto lontano dalla riconferma), ma che l’ambasciatore francese, Jean-Marc de La Sablière, ha giudicato un pericoloso fuor d’opera. Il pressing di Palazzo Farnese si può tradurre dal diplomatichese come una tirata d’orecchie all’interventismo del presidente. «Questa idea potrebbe essere vissuta come un’umiliazione – scrive Les Echos – dall’inizio della crisi del debito, l’asse franco-tedesca piace poco agli italiani e sarebbe inopportuno dare l’impressione che Parigi possa avere messo lo zampino nella caduta del Cavaliere». Del resto Sarkozy ha ben poco da dare lezione a Roma: dal 2007 il debito è aumentato in Francia del 41 per cento contro soltanto il 19 per cento in Italia, fa notare l’economista Jacques Fayette.
«La notizia di un’imminente visita per sostenere l’esecutivo Monti fa gelare il sangue. Roma non è Tripoli e se il viaggio fosse confermato riceverebbero sonore pomodorate», aveva detto a caldo Margherita Boniver. Per Maurizio Gasparri «Sarkozy può venire in Italia quando vuole, ma da turista. Del resto da maggio 2012 avrà molto tempo libero…». L’inquilino dell’Eliseo, infatti, se la passa piuttosto male e ha ben poco da distillare perle di saggezza fuori dai suoi confini. La sua popolarità è in grave pericolo, il test di metà legislatura alle cantonali francesi è stato una débacle annunciata, madame Le Pen continua a incrementare consensi interpretando i mal di pancia della Francia profonda mentre il candidato socialista veleggia con il vento in poppa. Anche la pressione dei mercati non promette nulla di buono: in attesa di scoprire le misure che Monti adotterà, i riflettori della finanzia si sono spostati su Parigi che, se viaggia su un rapporto debito-Pil all’83% (inferiore al 120% italiano), a differenza dell’Italia sarà in grado di andare in pareggio di bilancio solo nel 2017. Insomma è meglio che se ne resti a casa a rimboccarsi le maniche. Anche sulla rete la pazienza degli italiani è ai limiti storici. «Sarkozy resti a casa, pensi ai fatti suoi, perché alle prossime elezioni si troverà disoccupato», è uno dei tanti post sull’invadenza di Sarko negli affari italiani. «Con quel suo cipiglio da statista di levatura mondiale, il passo con i piedi piatti…», e ancora «perché non se ne sta con Carlà e la pupetta all’Eliseo?»