Ma ai mercati e all’Europa non basta il nome di Monti

Ieri, a metà giornata, lo spread ha toccato di nuovo quota 500. Piazza Affari perdeva il 2,4%. «In Borsa l’effetto Monti è finito», titolava in tempo reale la Repubblica online. È stata la certificazione di un dato abbastanza ovvio, per quanto messo nel dimenticatoio in questi giorni: il professore non ha, come è normale che sia, il tocco taumaturgico che gli è stato attribuito. Il vero nodo restano le cose da fare, la capacità di attuare quel programma di cui l’Ue continua a chiederci conto e su cui le forze politiche, Pdl in testa, non hanno intenzione di dare deleghe in bianco, anche quando sono pronte a fare la loro parte.

La diagnosi non cambia

Oltre ai mercati, ieri, anche l’Europa ha ricordato che un premier non fa primavera. «Non cambia la nostra diagnosi dell’economia italiana solo perché c’è un nuovo esecutivo», ha detto Amadeu Altafaj, portavoce del commissario agli Affari economici Olli Rehn. «Le misure che giudichiamo necessarie – ha aggiunto – restano le stesse». Bruxelles incoraggia Monti, e non stupisce: è da lui, a questo punto, che dipendono le sorti dell’Italia e, quindi, il contenimento dell’effetto domino sui partner europei. Ieri Monti ha ricevuto la telefonata del presidente della Commissione, José Manuel Barroso, e del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, dei primi ministri tedesco Angela Merkel, francese Francois Fillon e inglese David Cameron. Telefonate di sostegno totale di fronte alla difficile fase che si prospetta.

L’Ue controllerà anche il professore
Contemporaneamente, però, sempre da Bruxelles arrivava un’altra conferma del fatto che anche il nome più autorevole non è garanzia sufficiente: «La missione Ue-Bce a Roma – ha chiarito ancora il portavoce di Rehn – non sarà unica, ad essa seguirà un monitoraggio regolare gli impegni presi dal governo». L’Ue deve «fornire una valutazione sulle misure fornite da Berlusconi», ma anche «seguirne l’applicazione». Anche Monti, dunque, è sotto osservazione e allo stato attuale sine die: «Non c’è una data di rientro a Bruxelles», ha chiarito Altafaj.

Al via le consultazioni
Bruxelles aspetta la formazione del nuovo governo e il suo «primo passo»: «Le misure da mettere in campo». L’insediamento del nuovo esecutivo, archiviata l’ipotesi di fantapolitica che potesse avvenire in ventioquattr’ore, è attesa per la fine di questa settimana. Il pronostico del presidente della Camera, Gianfranco Fini, è stato che la fiducia di entrambe le Camere ci sarà entro venerdì. Ieri, intanto, sono iniziate le consultazioni. La mattina è stata all’insegna delle forze politiche minori, comprese quelle che esistono solo da pochi giorni e solo in Parlamento. Una miriade di gruppi e gruppuscoli, che andava da Grande Sud ai socialisti, passando per Popolo e territorio e Coesione nazionale. Così il primo a riferire le idee di Monti è stato Roberto Antonione, fino a venerdì nel Pdl e ora alla guida dei Liberali. È stato lui ad annunciare che Mario Monti «vuole una rappresentanza politica ai massimi livelli», ovvero «un governo in cui trovino voce tutte le forze politiche, almeno quelle più rappresentative». Mentre è toccato a Francesco Pionati dell’Adc spiegare che «il suo orizzonte temporale è il 2013».

Solo tecnici per Pd e Pdl
Prima ancora dei contenuti, su cui pure il dibattito è aperto, i tempi e la connotazione politica rischiano di essere l’ostacolo immediato sul cammino di Monti. E Monti dimostra di saperlo e di essere pronto a una “trattativa”. A colloqui conclusi ha detto che non accetterebbe un governo che non arrivasse a fine legislatura, ma sull’apporto dei politici «capirei un no», ha spiegato. Pdl e Pd incontreranno il professore domani, quando saranno ricevute anche le parti sociali. I due partiti maggiori, però, hanno già espresso la loro contrarietà ai politici nel governo. Il Pd, formalmente, lo ha fatto ieri al termine di un vertice durato un’ora; il Pdl lo aveva già fatto sabato dopo l’Ufficio di presidenza. «È necessario che il nuovo esecutivo sia a composizione tecnica e con un  programma che si limiti essenzialmente ai contenuti della lettera che Berlusconi ha inviato alla Commissione europea e di quella ricevuta dalla Bce», ha ribadito ieri il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, ricordando che «il governo Monti può nascere solo se ci sono le garanzie chieste dall’Ufficio di presidenza del Pdl». «Se le garanzie avanzate dal Pdl, scaturite da una sintesi politica, fossero misconosciute – ha aggiunto – il ricorso alle urne, che in democrazia non è mai una jattura, sarebbe l’unica opzione possibile». Quanto al Pd è stata la presidente dei senatori, Anna Finocchiaro, a parlare di un esecutivo che «sarà un governo tecnico di altissimo profilo, ma tecnico». Tanto per il Pdl quanto per il Pd l’opzione “solo tecnici” riguarda sia i ministri sia i sottosegretari e anche Pier Ferdinando Casini, ieri, pronosticava un governo senza eletti. Per il leader dell’Udc, infatti, il governo Monti potrebbe vedere al proprio interno «politici certo, ma parlamentari in carica adesso no».

Bossi è a via Bellerio e dà forfait
Casini e il Terzo Polo, ieri, hanno partecipato al turno di consultazioni del pomeriggio. Anche l’Idv è salita a Palazzo Giustiani, dove si stanno svolgendo i colloqui di un premier che per ora è solo incaricato. La Lega, che pure era in agenda, invece, ha dato forfait. Umberto Bossi ha chiamato Monti e gli ha spiegato che né lui né i presidenti dei gruppi parlamentari, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, l’avrebbero potuto incontrare: i vertici del partito erano impegnati nella segreteria politica. A Milano. La segreteria politica, ha riferito un comunicato, «ha ratificato la linea politica già espressa dal segretario federale al presidente della Repubblica e al presidente incaricato Mario Monti». Quindi, niente fiducia, ruolo di opposizione e provvedimenti da valutare volta per volta. Ma per chiarire fino in fondo come stiano le cose, il Carroccio ha anche deliberato la riapertura del parlamento padano. Il precedente fu chiuso nel 1999, dopo due anni di vita, quando ci fu il riavvicinamento tra Bossi e Berlusconi. Va da sé che la decisione ha scatenato un gran numero di polemiche. E che, ancora una volta, le scelte leghiste siano andate in aperto conflitto con l’ennesimo appello di Giorgio Napolitano alla responsabilità di tutti.

L’ennesimo appello di Napolitano
«Dobbiamo realizzare la massima coesione per permettere all’Italia di essere protagonista come lo è stata in passato, c’è la necessità di sprigionare uno sforzo collettivo che purtroppo negli ultimi tempi è mancato», ha detto il presidente della Repubblica, durante una visita all’Accademia dei Lincei, mentre in serata Monti assicurava che il suo impegno «è rivolto a permettere che la politica possa trasformare questo momento difficile in una vera opportunità»