Leo svela il trucco sull’Irpef: «Nessun regalo natalizio»

Dall’esultanza di Repubblica («Natale più ricco di tre miliardi con lo sconto Irpef») a quella del Corriere della Sera («Tre miliardi per gli autonomi: varata ieri la legge del governo Berlusconi pronta dal luglio 2010»). Sui principali quotidiani italiani l’ultima misura adottata dal nuovo esecutivo viene annunciata con grande enfasi. Maurizio Leo, deputato Pdl e presidente della Commissione di Vigilanza sull’anagrafe tributaria, non vorrebbe ha lo scomodo ruolo di chi deve spiegare a un bambino che Babbo Natale non esiste.

Onorevole Leo, i principali quotidiani hanno ragione? Babbo Natale non vive in Groenlandia, ma a Palazzo Chigi e si chiama Mario Monti?

Magari fosse così. Purtroppo la misura adottata ha una valenza esclusivamente finanziaria, l’acconto che doveva essere anticipato a dicembre verrà dato a giugno. Non l’ha inventato Monti. Ricordo che il principale artefice di questo espediente era il ministro delle Finanze Bruno Visentin.

E i famosi tre miliardi spacciati come un regalo del governo ai contribuenti?

Lo Stato non ci rinuncia, ovviamente. Li intascherà qualche mese più tardi.

Fosse stato approvato dal ministro Tremonti lo avrebbero bollato come «trucco contabile»…

La sua è una forzatura giornalistica. Tecnicamente va definita «una rimodulazione sulle esigenze di cassa».

Veniamo alle misure sul tappeto. La convincono?

Si parla della reintroduzione dell’Ici, credo che dovremo rassegnarci all’idea. Non foss’altro per la cifra che è in ballo. Tremonti aveva stimato un gettito di tre miliardi e mezzo.

Lei è stato anche assessore al Bilancio del Comune di Roma. L’Ici le avrebbe fatto comodo?

Non c’è amministratore locale che possa negarlo. Se avessi avuto a disposizione le entrate dell’Ici, da assessore al Bilancio del Campidoglio avrei vissuto meglio. C’è tuttavia una filosofia di fondo della misura del governo Berlusconi. La scelta che è stata fatta dal centrodestra aveva una sua idealità. La natura sociale della prima casa, che non va considerato un bene produttivo di reddito. Ha un senso l’Ici sulla seconda casa, perché ha un indice di capacità contributiva. Oggi il governo, dovendo rimettere in sesto i conti pubblici, pare costretto a reintrodurla. In un certo senso, l’Ici assume le connotazioni di un’imposta patrimoniale.

E veniamo alla patrimoniale. Anche questa imposta dovrebbe piombare sulla testa degli italiani.

Ho letto di una patrimoniale tenue, come è stata immaginata in un articolo su un quotidiano economico dal professore Guido Tabellini. Credo che si possa individuare una soluzione. Rendere l’imposta opzionale.

In che senso?

Il contribuente potrebbe scegliere in alternativa, di acquistare titoli del debito pubblico. Titoli da un rendimento più basso rispetto ai Btp sul mercato. Con questa scelta il contribuente non ha la sensazione di avere pagato un balzello, ha conservato il capitale effettuando un investimento. In più ha contribuito ad aiutare il Paese. Con un’altra conseguenza.

Quale?

Nel momento in cui i risparmiatori italiani vanno ad acquistare il debito pubblico si lancia un segnale positivo agli investitori stranieri producendo un altro effetto virtuoso.

Ici e patrimoniale sono misure sufficienti?

No. Parallelamente c’è da avviare un percorso di privatizzazioni del patrimonio delle aziende pubbliche. Un percorso di privatizzazioni, dismissioni e liberalizzazioni.

Tutti punti previsti dal governo precedente.

Certo. Ma siamo entrati in un vortice mediatico che ha travolto tutto e tutti. Guardi la leggenda sullo spread.

Sul fatto che con le dimissioni di Berlusconi lo spread si sarebbe ridotto?

Ricorda quante stupidaggini? Ho letto previsioni che parlavano dello spread ridotto di duecento, trecento punti. Macché. Qui il problema è che la politica è preda dei mercati, cambiano i governi perché sono gli indici di borsa e gli speculatori internazionali a stabilirlo. Non c’entrava niente il governo del Pdl. Anche perché. Vorrei ricordarlo a chi lo ha già dimenticato. La mission di questo esecutivo è coincidente con il programma del centrodestra. Noi del Pdl abbiamo dato la fiducia per ricalcare quanto avviato in estate e che, se non ci fosse stata la speculazione internazionale, Berlusconi avrebbe portato a termine.