Legge elettorale, il Pdl va verso le preferenze

«Monti mi ha detto che la riforma elettorale non sarà fatta, anche perché non è materia del governo ma del Parlamento. Ma siamo comunque d’accordo che vada cambiata prima delle prossime consultazioni. Ora c’è un gruppo di esperti che sta valutando qual è la migliore e vederemo se modificarla prima delle elezioni». Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando con i senatori del Pdl a Palazzo Madama. In particolare, raccontano, il Cavaliere non avrebbe escluso piccoli ritocchi migliorativi della legge vigente attraverso una commissione di esperti del Pdl, in stretta collaborazione con il nuovo esecutivo. All’incontro nella sala Koch del Senato, oltre ai senatori del Popolo della libertà, era presente anche il gruppo di Coesione nazionale-Io Sud-Forza del Sud presieduto da Pasquale Viespoli, e che conta 12 componenti.
E proprio su quanto detto sull’argomento della legge elettorale nella riunione abbiamo sentito il senatore Enzo Nespoli.

Senatore Nespoli, a gennaio si saprà se la Corte Costituzionale darà il via libera al referendum sull’abrogazione dell’attuale legge elettorale… dicono tutti che il «sì» sia scontato…

Veramente non sarei proprio del tutto sicuro che sia così scontato. Ma al di là di questo, il vero problema, secondo me, è un altro.

Quale?

La gente che ha firmato in massa per il referendum che è stata tanta, ed è evidente che in realtà ha firmato perché vuole giustamente avere voce in capitolo sui suoi rappresentanti in parlamento. Vuole dire la sua, vuole scegliere la persona.

Quindi che pensate di fare?

Dobbiamo dare ascolto alla gente, come abbiamo sottolineato oggi (ieri, ndr) nella riunione del gruppo al Senato insieme con il presidente Berlusconi. L’orientamento emerso quindi è quello di reintrodurre le preferenze e prevedere il premio di maggioranza anche al Senato, per garantire una maggiore stabilità. In questo modo non saranno più le segreterie di partito a decidere chi andrà a rappresentarci nelle istituzioni, ma saranno tutti i cittadini.

E il “Mattarellum”, a cui si dovrebbe tornare se non si fa prima la riforma,  perché non funzionerebbe?

Innanzitutto per il fatto di questi famigerati collegi blindati. Il vulnus è che la gente con i collegi non sceglie, perché i candidati da proporre sono sempre stati decisi nel Palazzo. Con la nostra proposta invece l’intera macchina elettorale funzionerebbe meglio. Il Mattarellum puro poi segnerebbe la fine definitiva del bipolarismo a cui si è giunti dopo decenni e decenni di instabilità totale.

Perché Monti ha detto che non la farà la legge elettorale?

Perché logicamente si tratta di una questione di carattere parlamentare, il parlamento è sempre sovrano, non dimentichiamolo, pertanto spetterà a noi del Pdl, maggiore forza politica del Paese, elaborare e presentare proposte anche su questa materia da sottoporre poi all’assemblea.

Adesso la vostra prossima mossa quale sarà?

Sarà quella di costituire questo comitato di esperti, che personalmente ho proposto al presidente Berlusconi di allargare anche alla Lega, che studierà la materia, elaborerà le modifiche sostanziali all’attuale legge e la sottoporrà al parlamento per l’approvazione.

Che tempi prevedete?

Ma, io penso che entro un mese il comitato sarà stato costituito e si potrà iniziare a partire. Teniamo conto del fatto che la materia è già stata affontata da noi del Pdl nel corso di questi anni e quindi le idee su quello che ci sarà da fare sono abbastanza chiare.
Che la questione della riforma elettorale sia di competenza parlamentare lo sottolinea anche l’esponente del Pdl Antonio Leone, vice presidente della Camera, che chiarisce: «Bisogna partire senza creare confusioni al nuovo governo, come già da qualche parte sta accadendo. La missione dell’esecutivo Monti è di superare la crisi economica, puntando con opportune misure alla crescita». «Chi parla di nuova legge elettorale, di riforme strutturali istituzionali e costituzionali – dice – è fuori strada. Questi sono argomenti che attengono esclusivamente alla politica e vanno impostati in sede politica».
Un po’ di delusione nei confronti del governo Monti traspare dalle parole di Arturo Parisi del Pd, proprio sulla legge elettorale: «Non possiamo sottacere il totale silenzio del governo riguardo alla questione della abrogazione della legge elettorale posta con forza dai cittadini e riconosciuta da tutte le forze politiche», e «pur nella consapevolezza dei limiti delle competenze del governo mi sarei aspettato almeno un accenno al riguardo».