«La mia riforma è salva, vediamo che fa sul resto»

Anche lei, tra i banchi del Pdl, s’è alzata in piedi per battere le mani a Mario Monti, ma smentisce una particolare euforia. «Era un applauso bipartisan, mi sembrava giusto», spiega Maria Stella Gelmini, ieri al suo primo giorno alla Camera da ex ministro dell’Istruzione, dopo giorni di dubbi e confronti all’interno del Pdl su quale atteggiamento tenere nei confronti dell’esecutivo tecnico. La Gelmini, che inizialmente era schierata con molti altri sulla tesi delle elezioni subito, s’è adeguata alla decisione del premier di votare la fiducia a Monti e ieri le sue prime parole, dopo il discorso del neopremier, erano quasi di sollievo: «Credo che il governo Monti non abbia intenzione di smontare le nostre riforme, come in genere succede ogni qualvolta cambia il governo, mi sta a cuore soprattutto la mia, ovviamente….».

Lei era tra i più diffidenti nei confronti del governo tecnico. Le è costato votare la fiducia a Monti?

No, perché Berlusconi mi ha convinto anche coloro che come me che pensavano che il voto fosse soluzione migliore, della bontà delle ragioni a sostegno del governo tecnico: in questa fase, in effetti, deve prevalere il senso responsabilità. Monti è indubbiamente una persona di grande competenza, spero che trovi le soluzioni migliori.

Cosa pensa del discorso di Monti alle Camere?

Da un lato ho molto apprezzato le parole di rispetto verso la politica e il Parlamento, il richiamo al coinvolgimento diretto della classe dirigente del Paese. Per quanto riguarda il mio lavoro precedente, poi, ho molto apprezzato il richiamo alla continuità rispetto alla riforma dell’università da me realizzata. Credo che sia stata la migliore risposta al vizio italiano di azzerare tutto, quando si va al potere. Ecco, se questo governo consoliderà quanto di buono abbiamo fatto noi, questo sarà un importante elemento di stabilità politica.

Cosa pensa del suo successore, il ministro Francesco Profumo?

Ne ho grande stima e credo di averlo dimostrato scegliendolo come presidente del Cnr, ma l’avevo apprezzato anche come Rettore del Politecnico di Torino: è una persona competente e molto attenta anche alla governance delle università e del mondo della ricerca.

Cosa pensa del Pdl, che qualcuno aveva profetizzato in disgrazia, dopo le dimissioni di Berlusconi?

Mi piace l’idea di potermi di nuovo dedicare al partito, soprattutto sul mio territorio, la Lombardia. Credo che in generale il Pdl esca rafforzato da questa fase politica, era una prova difficile, ci siamo trovato davanti a un bivio rispetto alla scelta di cosa fare con il governo Monti. Mi pare che Berlusconi e Alfano abbiano dimostrato di riuscire a mantenere il partito unito, senza troppe difficoltà.

E le due anime degli ex An ed ex Fi?

Credo che siano due categorie superate dai fatti, c’è stato un rimescolamento delle posizioni anche rispetto alla scelta da fare sul governo tecnico, come avviene nei partiti veri, con un dibattito anche forte. La posizione unitaria che ne è scaturita è la migliore garanzia per la prospettiva futura del partito.

Cosa chiede al governo dei professori in cambio del sostegno politico?

Di dimostrare sensibilità politica rispetto al governo precedente, mi sta a cuore che venga riconosciuto il ruolo di Berlusconi, come Monti sta facendo in questi giorni, anche rispetto alla sua decisione di dimettersi per senso di responsabilità, senza esserne costretto. Ma siamo solo all’inizio, vedremo.