È il Terzo Polo, ma pare Jurassic Park

Jurassic Park esiste, sorge dalle parti dell’Eur. Sabato alcuni romani hanno avuto la fortuna di visitarlo. Molti l’hanno scoperto solo dopo essere entrati nel salone delle Tre Fontane, tratti in inganno dalla scritta all’ingresso: «Con il Terzo polo per rifare l’Italia». Si sono ritrovati un museo archeologico da prima Repubblica. Le star del rinnovamento unite nel coro «Silvio, fatti da parte» hanno regalato dei momenti di autentico “revival” degno di Radio Nostalgie.
A intonare il coro del «largo ai giovani», c’era Pierferdinando Casini. Lo senti parlare, lo vedi così in forma nostante vada per i sessant’anni e ti chiedi se sia lo stesso a cui il Corriere della Sera dedicò un articolo nel febbraio 1993, in piena era Tangentopoli. «Quello del bolognese Pier Ferdinando Casini  – scriveva il quotidiano di via Solferino – è un caso limite. Brillante deputato da tre legislature, a soli 37 anni potrebbe essere già a fine corsa. E del resto come può resistere al terremoto politico il pupillo numero uno di Arnaldo Forlani?». C’era da credere al giovane ma già navigato deputato, all’epoca ancora non imparentato con la famiglia Caltagirone, quando dichiarava solennemente: «L’inamovibilità dei politici è finita e io non mi spavento sono pronto anche a ritirarmi pur di non entrare nella schiera dei pentiti dell’ultim’ora: gente che ha fatto il ministro per anni e oggi spara a zero». Il giornalista chiosava: «Casini offre dignitosamente il petto al nemico, ma il nemico, sotto forma di milioni di elettori imbufaliti, deve risolvere un problema più grosso: chi mettere al suo posto?». Problema che, dal 1993 a oggi, gli elettori non hanno ancora risolto e che nel frattempo ha consentito al segretario dell’Udc di sedere anche sullo scranno più alto della Camera dei deputati.  
Tra qualche giorno, esattamente il 23 novembre, ricorrono i diciotto anni esatti dalla frase dell’allora imprenditore Silvio Berlusconi che annunciava il suo endorsement nei confronti di Gianfranco Fini per la candidatura a sindaco di Roma contro il candidato della sinistra, Francesco Rutelli. Sabato erano sullo stesso palco, Gianfranco e Francesco, uniti nel comitato di liberazione anti-berlusconiano: insieme sommano diciannove legislature. Rutelli ne vanta dieci da deputato e una da senatore, senza contare gli otto anni da sindaco di Roma. Già ministro dei Beni culturali e vicepremier, per tacere degli incarichi da segretario del Partito radicale, da candidato premier dell’Ulivo e da leader della Margherita. Eppure si consente il lusso di dare patenti di “freschezza politica” agli altri.  «Penso che la discontinuità – obiettava ieri Rutelli – imponga nomi che hanno una credibilità internazionale autoevidente, quindi qualcosa in più del da me stimatissimo Gianni Letta».  Letta, che non è mai stato in Parlamento è dunque vecchio secondo la logica del presidente dell’Alleanza per l’Italia, che invece si sente campione del nuovismo nonostante sia «parlamentare da 19 anni e 56 giorni» (fonte Open Polis) .
All’assise c’era anche Giorgio La Malfa –  che Open Polis certifica come «parlamentare da 37 anni e 141 giorni» – in Parlamento dal 1972. All’epoca un ministro del governo Berlusconi (Giorgia Meloni) non era ancora nato, Angelino Alfano aveva appena iniziato a camminare e un terzo dei ministri e sottosegretari dell’esecutivo frequentavano ancora le scuole dell’obbligo. Evidentemente l’assise del Terzo polo vive nel culto della nostalgia canaglia, rimpiange i pantaloni a zampa d’elefante, i telefoni a gettone e i mangiadischi. Ecco spiegata la standing ovation per il 74enne Beppe Pisanu, («parlamentare da 37 anni e 174 giorni») che fece il suo ingresso in Parlamento quando il capocannoniere del campionato era Gigi Riva e alla Juventus si parlava di una giovane promessa, un certo Dino Zoff. In queste ore il senatore eletto nel Pdl è diventato il nuovo eroe dell’opposizione. Se la mozione» di sfiducia «puntasse alla nascita governo di larghe intese o di unità nazionale la voterei. Da mesi mi batto per questa soluzione, come potrei tirarmi indietro?», ha detto ieri Pisanu al Tg3. Peccato che la Bibbia dell’antiberlusconismo, Il Fatto quotidiano, attraverso il suo principale evangelista Marco Travaglio, gli abbia dedicato meno di un mese fa un articolo demolitore dal titolo “Il Dinosauro da undici legislature”. Insomma, lo confermano anche i compagni di strada di Fini, Casini e Rutelli: Jurassic Park è qui.   
Al confronto con gli altri il curriculum del padrone di casa, Luciano Ciocchetti, 53 anni, vicepresidente della Regione Lazio, è esile. Appena qualche legislatura alla Camera, prima ancora consigliere comunale all’opposizione dell’attuale alleato, Rutelli. È «in politica da trent’anni», come vanta orgogliosamente sul suo sito personale, ma rispetto agli altri è un novellino. Con quelli lì davanti, ne dovrà fare di panchina.