Il ruggito del Cav: «Senza di noi Monti non ha un futuro»

All’esilio dorato non ci pensa proprio, «lo so che volevate che mi ritirassi a scrivere le mie memorie, ma non lo farò». Nel giorno della fiducia a Palazzo Madama, Silvio Berlusconi torna il combattente di una volta, qualità che gli riconoscono anche gli avversari storici («perde il pelo ma non il vizio», commenta Tonino Di Pietro). Fatte le valigie da Palazzo Chigi per senso di responsabilità – non è stato mai sfiduciato da una maggioranza parlamentare – e archiviata la pratica del passaggio di consegne, il Cavaliere è un fiume in piena.
Governo tecnico, Napolitano, agenda europea, speculazioni finanziarie, restyling del partito: c’è una buona parola per tutti, anzi un ruggito. Riuniti in mattinata i senatori nella sala Koch e i parlamentari nel pomeriggio, riassume la road map del centrodestra.

Democrazia sospesa
Il governo Monti rappresenta una «sospensione certamente negativa della democrazia», è il primo affondo mitigato dalle dichiarazioni di stima al neopremier, che  non deve dimenticare di avere un mandato a tempo circoscritto alla realizzazione dell’agenda europea per poi lasciare il passo. Il mancato ricorso alle urne continua a bruciare e resta la prospettiva di fondo per restituire la parola alla politica. «La decisione finale ci è stata praticamente imposta, con i tempi voluti dal presidente della Repubblica», spiega il Cavaliere che non risparmia frecciatine all’uomo del Colle.
Davanti ai suoi non fa mistero delle troppe difficoltà che ha dovuto affrontare per la stretta sorrveglianza del capo dello Stato, quasi una camicia di forza. Ogni volta che il premier (parla in terza persona), «senza poteri e con la capacità solo di suggerire, proponeva una legge poi questa doveva passare al vaglio attento del Quirinale che, come una maestrina, segnava tutto con la matita rossa».

Governo a tempo
«Senza di noi, Monti non ha futuro». Parole come pietre che confermano la possiblità di staccare la spina quando le condizioni lo dovessero richiedere, non è una minaccia ma una constatazione. «In particolare al Senato il Pdl e la Lega hanno la maggioranza assoluta. È evidente che siamo decisivi e che la durata del nuovo esecutivo dipende da noi». I paletti sono fissati: il governo del professore («che è stato accolto come Maradona a Napoli, ora è pert tutti come il grande fuoriclasse argentino», dice sorridendo) durerà il tempo necessario per attuare le misure anticrisi, poi le Camere dovranno essere sciolte. Anche sul fronte dei difficili rapporti con il Carroccio, da ieri fieramente all’opposizione, il Cavaliere “pensa positivo” convinto di poter riportare a più miti consigli il senatùr. «Alcuni nostri senatori facciano da collegamento con la Lega, dobbiamo tenerli vicini», avrebbe chiesto ai suoi uomini, «la Lega ha deciso di andare da sola ma in base ai sondaggi loro scendono di un punto mentre noi cresciamo». Fiducia  per non remare contro e uscire dal guado di una crisi determinata dalle speculazioni della finanza internazionale, mani libere sui singoli provvedimenti. «Voteremo decidendo volta per volta e spingeremo per fare quelli che avevamo noi in cantiere», ribadisce confermando le segrete speraze della maggioranza dei parlamentari e della base. La maggioranza di centrodestra non si farà imporre l’agenda dai presunti salvatori della patria né intende ritirarsi sdegnosa sull’Aventino aspettando il favore degli astri.

Quei mercati distratti
«Dicevano che eravamo noi la causa dei problemi in Borsa e adesso è come prima», a malincuore si prende la rivincita sui ritornelli del Pd sull’impresentabilità del “Cavaliere nero”, unico responsabile della depressione italiana. «L’euro è una moneta malata perché non ha un padre e una banca centrale che la sostiene quando è in difficoltà. Ci opporremo a delle manovre che bloccano lo sviluppo perché ora per il nostro Paese è il momento della crescita». Non molla, insiste per esorcizzare le Cassandre di turno e rincuorare gli umori dei depressi: la stella polare restano le grandi riforme strutturali, che però porteranno la firma di un governo eletto democraticamente.

Torneremo nelle piazze
«Il Pdl è compatto, sosterremo il governo con correttezza e valuteremo le sue proposte», riassume davanti ai cronisti lasciando il Senato. Poi un comunicato ufficiale di Palazzo Grazioli spazza via le maliziose dietrologie della stampa su possibili ammutinamenti al momento del voto di fiducia, «i gruppi del Pdl di Camera e Senato voteranno compatti la fiducia al governo Monti. Non si capisce come, di fronte a una decisione così chiara – si legge nella nota – sia stata fatta trapelare da qualche agenzia di stampa un’interpretazione diversa e destituita di ogni fondamento».
Fuori dalle aule parlamentari il Pdl scalda i motori per un ritorno in grande stile targato Alfano-Berlusconi (visto che il Cavaliere è tornato a via dell’Umiltà a tempo pieno): riorganizzazione interna (il congresso nazionale viene confermato per la prossima primavera), porta a porta e gazebo in tutte le principali città per raddoppiare il milione di adesioni già ottenute («invierò una lettera a tutti gli iscritti»). «Di fronte ad Angelino, che tutti ci invidiano, Bersani e Casini diventano improvvisamente vecchi». E ancora, in un crescendo di sfide e impegni personali, invita a tornare nelle piazze per spiegare «che tocca a noi governare, spetta al centrodestra che ha sempre avuto una maggioranza nel Paese e in Parlamento». Poi annuncia la nascita di una propria televisione («il Pdl prenderà gli spazi a palazzo Grazioli dove c’era la tv di Massimo D’Alema») e si dice «intimamente» convinto di vincere le prossime elezioni. «I sondaggi dicono che noi siamo in ripresa, ma in questo momento sarebbe da irresponsabili andare al voto perché le pressioni internazionali sono altissime». Poi l’outing che tutti aspettavano: «Sono pronto a una campagna elettorale mai vista». Anche sul programma il Cavaliere non si muove di un centimetro («entro la fine della legislatura bisognerà mettere mano alla giustizia, alla riforma del fisco e al regime delle intercettazioni; da molto tempo non ho più il cellulare»).

Altolà sulle riforme
«Monti non cambierà la legge elettorale, ma siamo d’accordo che va cambiata. Abbiamo un gruppo di esperti che sta valutando quella migliore». Nessun blitz sulle riforme, Berlusconi riferisce dell’impegno preso dal neopremier a non toccare l’attuale sistema di voto che spetta al Parlamento. Anche sulla patrimoniale conferma il suo niet: «Fa calare il valore degli immobili del 15-20% come accaduto in Francia che l’ha fatta». Quanto alle manovre centriste, è sicuro di poter disinnescare la mina di Casini: «Se si andasse al voto oggi ci sarebbe l’incognita del terzo polo – ammette – ma non vi preoccupate: faremo ragionare il ragazzo al momento giusto, con le buone o le cattive…».