Il "no" a Monti ricompatta il Carroccio

Sono tornati i tempi in cui Umberto Bossi gridava contro «Roma-Polo, Roma-Ulivo», chiamandosi fuori dai principali schieramenti. Un tuffo nel passato per gli uomini del Carroccio, che hanno ritrovato una improvvisa unità sul nome di Mario Monti. Tutti appassionatamente contro il nuovo senatore a vita.
Accantonate le divisioni tra “Cerchio magico” e maroniani, dimenticati i veleni tra gli uomini di Bossi e quelli del ministro dell’Interno, a via Bellerio il clima è di forte fibrillazione. Dalle posizioni come al solito ad alto tasso incendiario dell’europarlamentare Mario Borghezio («Monti è un bambino viziato dell’alta finanza») a quelle istituzionali ma non meno critiche di Roberto Maroni: «Monti non è il salvatore della patria. La Lega voterà a favore del maxi emendamento al ddl stabilità. Sarà l’ultimo atto di questo governo e di questa maggioranza». Il responsabile del Viminale ritrova la perfetta sintonia con Bossi sull’unica ipotesi: il ritorno al voto. «Qualche giorno fa si esaltava la scelta del governo Zapatero, in Spagna, di dimettersi, e non si capisce perché non si possa fare lo stesso in Italia». La ricetta del responsabile del Viminale è semplice: «Si sciolgono le Camere e si va al voto dopo appena 45 giorni con un programma di risanamento che abbia però il sostegno dei cittadini».
E per capire che la campagna elettorale a via Bellerio è già cominciata basta leggere le dichiarazioni di Roberto Calderoli, allorché trapelano i primi nomi sui possibili ministri  annunciando «un’opposizione durissima alla futura Banda Bassotti». Per il ministro della semplificazione, «se fossero vere le indiscrezioni rispetto alla possibile composizione e agli eventuali sostenitori del futuro governo di cui tanto si sta parlando allora saremmo di fronte ad un esecutivo politico e non certamente tecnico, un esecutivo di evidente connotazione ribaltonistica, che cancellerebbe in un colpo il bipolarismo, la politica e la democrazia».
Che clima si respira tra gli elettori della Lega? Il termometro lo danno gli ascoltatori di Radio Padania. Non tutti entusiasti di tornare all’opposizione. In filo diretto con il conduttore Roberto Ortelli, c’è chi è fortemente critico, come Luigi da Crema: «Non avete avuto le palle di uscire dal governo prima. Un giorno dicevamo una cosa, il giorno dopo un’altra e ora ci ritroviamo a qusto punto». C’è la frustrazione di Massimo da Milano: «Sono un vero leghista, se ci danno un calcio in c… e ci mandano all’opposizione viene voglia di non andare a più votare». Su posizioni più ortodosse, Chiara dalla provincia di Brescia. «Si sta avverando quello che avevate detto. Va su Monti ma non cambierà niente. Va in malora l’Italia, poi la Francia, poi la Germania. Alla fine ci andrà tutta l’Europa» Antonella da Cesano Maderno ricorre al sarcasmo contro i «burocrati di Bruxelles»: «Mercati e democrazia possono coesistere? Tra un po’ per andare in bagno dobbiamo chiedere il permesso ai mercati». Giacomo da Reggio Emilia: «Poteri forti, portiamo i banchieri in Parlamento». Angelo da Treviso appartiene alla parte dell’elettorato che non vedeva l’ora di scrollarsi di dosso le accuse della stampa di sinistra: «Sono molto ottimista e sono felicissimo. Li voglio proprio vedere il Pd e la sinistra di Vendola alleati con Berlusconi».
Il paradosso, dunque, è che l’esclusione dal governo diventa quasi un’occasione per tirare un sospiro di sollievo. Con tutte le giustificazioni del caso, a sentire Aurora Lussana, direttrice di Telepadania: «Abbiamo ripescato dal nostro archivio un servizio del 4 luglio 2004, quando volevano far fuori il ministro dell’Economia Giulio Tremonti mentre Bossi era all’ospedale». Un servizio contro il possibile sostituto e nemico numero uno del popolo padano. «Monti, rappresenta l’eurocrazia, Per noi resta il commissario Ue che ci diceva quanto doveva misurare il cocomero. Ti pare che oggi il Carroccio possa sostenere un governo guidato proprio da lui?». La Lussana è convinta: «Per quel che conosco la Lega, sarebbe una mutazione genetica, sarebbe cambiare il Dna del partito. Un esecutivo così è contronatura. E poi siamo sicuri che sia lui la salvezza del nostro Paese?». La prova di una sintonia come non c’era da tempo a via Bellerio arriva da un leghista moderato come Attilio Fontana. Il sindaco di Varese, fedelissimo di Maroni, dà per scontata la decisione di non sostenere un eventuale esecutivo tecnico. «Faremo opposizione? Credo di sì. Credo nella politica e non mi convince questa smania di andare alla ricerca del salvatore della patria». Per il presidente dei sindaci lombardi, «la strada giusta è quella di andare a elezioni. Prima si prova a trovare a una maggioranza politica allargando la compagine che ha vinto, altrimenti si torna alle urne». Anche il primo cittadino di Varese, apprezzato per la moderazione, stavolta sente aria di campagna elettorale e accende i toni. «Li voglio vedere insieme. Come governeranno Pd e Pdl, che si sono messi le dita negli occhi per tutti questi anni?»
Vista da un esperto di questioni della Lega come David Parenzo, che al Carroccio ha dedicato alcune pubblicazioni, la questione è decifrabile in maniera molto semplice. «La scelta è chiarissima: con la scelta di defilarsi da questo governo tecnico – spiega il giornalista di Radio 24 – si ottengono due risultati. Intanto ricompattano il movimento. Ci sono divisioni fortissime e deflagranti tra il cerchio magico e i maroniani. Invece l’oppposizione a Monti li riunisce». Un segnale anche per la base? «Certo, perché in questa maniera danno anche un segnale forte ai militanti che sono molto scontenti di come è stato gestito finora il partito». Al fronte interno si aggiunge il fronte politico. «Non possono accettare un governo che adotta misure impopolari. A  fatica digerivano l’alleanza con Scilipoti, con quale logica accettano l’alleanza con i banchieri?». Non è sufficiente la logica di salvare il Paese? «Se ti vai a risentire le dichirazioni che ha fatto Borghezio nel corso della trasmissione radiofonica La Zanzara, ti accorgi che, sotto certi aspetti, in una certa ottica più sale lo spread, più s’indebolisce Roma, più l’idea della Padania libera si avvicina». Stando all’opposizione invece? «Le castagne del fuoco le fa togliere agli altri, e questa è l’occasione giusta per stare all’opposizione per capitalizzare al momento del voto». Ed è che così scontato che gli elettori vadano a premiare questa scelta? «No, non è scontato, ma questo è un altro paio di maniche».