I fischi a La Russa? Il "regista" era Amendola

L’altro ieri sera agenzie e quotidiani strombazzavano gongolando la notizia, rimbalzata dal Festival del Cinema di Roma, dei fischi riservati al ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Anzi, per accrescere l’effetto, tutti titolavano sugli applausi scroscianti riservati a Pupi Avati per rendere al meglio lo stridente contrasto creato dalle contestazioni al ministro. Tutti, come si dice a Roma, avevano “imboccato con tutte le scarpe”, ben lieti di gonfiare l’accaduto. Ma è durato poco. Perché successivamente uno sgradevole retroscena ha chiarito tutto: non di “veri” fischi si trattava, ma di una claque incoraggiata ad arte per inscenare la mini (patetica) contestazione. Indovinate chi c’era dietro? Claudio Amendola. Le immagini lo hanno inchiodato. La scena è stata presto ricostruita, con il ministro della Difesa, arrivato sul red carpet per Il cuore grande delle ragazze, il film in concorso di Pupi Avati, che ha reagito ai fischi alla sua maniera, sdrammatizzando, sorridendo e facendo segno con le dita di vittoria. Ma, poco distante da lui, c’era Claudio Amendola, che faceva un segno inequivocabile alla folla, con le braccia sollevate per incoraggiare ad alzare il volume dei fischi.

Provocatori di professione
Un episodio meschino, ma non l’unico di questi tempi, che la dice lunga sulla “compagnia di giro” di cui ultimamente spesso la sinistra si serve in momenti di grande esposizione mediatica per inscenare pseudo contestazioni che finiscono nel tritacarne della disinformazione. Questa volta è andata bene, le testimonianze dirette di molti presenti al Festival del Cinema e le immagini hanno smascherato il giochetto, ma quante volte la manipolazione di qualche provocatore ha creato un evento dal nulla, mettendo alla berlina gli avversari? Molto spesso.
Per questo il ministro La Russa ha attaccato l’attore Claudio Amendola, visto il ruolo da protagonista avuto come regista dei fischi riservatigli all’arrivo all’Auditorium del Roma Film Fest.

«Chieda scusa o….»
«O Amendola chiede scusa, o smentisce o è proprio uno stronzo», è stata la conclusione che ha tratto con chi gli ha chiesto come si era svolta la vicenda. Si è arrabbiato soprattutto per le modalità con cui si è architetatto il tutto. Infatti, «quando ho letto le agenzie», ha raccontato il ministro, «non ci credevo. Ai quattro o cinque fischi – perché fino a quel momento, infatti, molti altri applaudivano e salutavano –  si è aggiunto un gruppetto aizzato da Claudio Amendola che, nell’occasione, ha dimostrato di essere un guitto».
Poi il ministro, giustamente indignato, ha aggiunto: «Ho visto anche le immagini e ho ascoltato testimonianze dirette: chissà se quelli che aizzava all’insulto, divenuto ormai per i nostri oppositori un obbligo, sono a conoscenza di quanto guadagna Amendola per ogni apparizione su Mediaset. Soldi di Berlusconi, naturalmente». E allora, «o chiede scusa o smentisce o è proprio uno stronzo». Ma l’attore ha replicato qualche ora dopo, pretendendo a sua volta le scuse da parte del ministro.
Avevamo avuto già modo di constatare che Amendola è un personaggio a dir poco particolare. Vi ricordate lo scambio di battute imbarazzanti con il sindaco Alemanno all’indomani del suo ingresso in Campidoglio?

La gaffe con Alemanno
L’attore dei Cesaroni aveva rievocato in un’intervista quelle che definì «scazzottate tra ragazzi», le «scintille» intercorse con Alemanno negli anni Settanta, anni di proteste, anni di piombo. «Alla Balduina, con quelli del gruppo di Alemanno – raccontò in quell’occasione l’attore romano – ci siamo menati tante volte». Ma ora va messa una pietra sopra: «Nonostante il nostro passato, lo reputo una persona seria, un politico onesto e un sindaco presente», aveva dichiarato. Il bello doveva ancora venire, con il sindaco di Roma a ringraziare dei complimenti ma….«Mai incontrato Amendola». Insomma, scava e scava nella memoria, il sindaco della Capitale le botte di gioventù con l’attore romano non se le ricordava proprio. Anzi, «non avendo militato nella sezione della Balduina», lui Amendola non lo ha mai incontrato, disse. La cosa finì lì, con la gaffe dell’attore e i ringraziamenti di Alemanno «per gli apprezzamenti elogiativi espressi». Un attore per il quale «nutre grande stima e simpatia sia umana che professionale», precisarono dall’enturage del primo cittadino della Capitale. Ora, alla luce del “fattaccio” dell’altra sera, di stima umana è meglio non parlare.