Gasparri: «Cittadinanza? Ennesima arma di distrazione…»

Avviso ai “governanti”: «Sulla cittadinanza nessuno pensi di fare scherzi». Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, non si scompone. Ma lancia un messaggio chiaro: «Penso che “follia” – per parafrasare chi ha già usato il termine – sia considerare quest’argomento alla stregua della crisi finanziaria che questo governo è chiamato a risolvere e per la quale gli abbiamo votato la fiducia».

Senatore, eppure dicono che – accanto allo spread – anche quella della cittadinanza sia un’emergenza.

Non lo è. È una questione che va approfondita e discussa ma non in maniera improvvisata, non con soluzioni rozze e non certo in questa fase perché la maggioranza che hanno espresso gli elettori ha sull’immigrazione delle idee di fermezza e, su quella clandestina, di contrasto. Quando gli elettori si confronteranno sui programmi di governo, ci saranno le condizioni per parlarne. Anche perché non avrei votato la fiducia a un governo che avesse avuto idee strane sull’argomento: io ho votato per confermare la linea del governo Berlusconi sulle richieste europee. Per cui farebbe bene l’attuale esecutivo ad usare su questo un tono neutro per non creare difficoltà a se stesso.

Perché allora è stata rilanciata?

Perché la sinistra – che è intervenuta sul tema prima di Napolitano con il suo segretario Bersani – ha lanciato al suo popolo un argomento appetibile conscia com’è che sul mercato del lavoro e sulle pensioni dovrà far digerire tematiche molto pesanti per la sua base. Per questo allora preferiscono spostare l’attenzione sulla cittadinanza, per dire che stanno facendo qualcosa. C’è poi anche chi ha rilanciato la proposta per cercare di aprire una spaccatura tra Pdl e Lega: ma, mi spiace deluderli, la nostra linea è molto chiara.

Il ministro Riccardi ha parlato di “declino” qualora non si dovesse ridiscutere di cittadinanza per i figli degli immigrati.

Ne parleremo con calma. Il ministro Riccardi non ha ricevuto il mandato per proporre una nuova normativa sulla cittadinanza. Del resto lo stesso Monti non ne ha parlato. E se lo dovesse fare complicherebbe il suo cammino. Occorre separare le opinioni legittime di Riccardi da un programma di governo. Ripeto: noi abbiamo votato per senso di responsabilità invece di arroccarci. Si era detto che occorreva contrastare l’emergenza econica – che come dimostra lo spread di questi giorni non era responsabilità di Berlusconi – e adesso entra in agenda un tema così complesso che si vorrebbe risolvere addirittura entro dicembre? È un follia e il governo non andrebbe lontano. Chiariamoci: occorre salvare l’economica o affondare l’Italia?

Sull’argomento che posizione ha il Pdl?

Ne abbiamo parlato tanto. In Italia non vige lo ius soli, ma lo ius sanguinis: ma già ci sono delle eccezioni come il fatto che se uno straniero rimane per un certo periodo di tempo in Italia ha diritto di richiedere la cittadinanza. Da parte nostra ci sono state alcune proposte: una riguarda la facilitazione per chi compie una parte del ciclo scolastico e dimostra di essersi integrato totalmente. Insomma, noi ci opponiamo all’approccio schematico: chi nasce diventa cittadino che è una concezione assolutamente demagogica.

Quali sono i rischi di questa proposta?

Immaginiamo gli sbarchi dei clandestini a Lampedusa. Se riconoscessimo la cittadinanza a ogni bambino che dovesse nascere dovremmo fare lo stesso ovviamente anche ai suoi genitori. Questo rappresenterebbe un richiamo fortissimo all’immigrazione clandestina. Per cui un conto è l’emergenza umanitaria, altra cosa è spalancare le porte.

Non è che – a partire da questo tipo di dibattito – c’è qualcuno che inizia ad auspicare che questo diventi un governo politico?

Sono certo che il governo non si occuperà di temi che non siano quelli legati alla crisi. Sarebbe come se i pompieri chiamati per spegnare l’incendio si mettessero a discutere sull’urbanistica della città invece che pensare a domare le fiamme.

Ci troviamo di fronte a un’altra arma di “distrazione” per sviare l’attenzione dai problemi veri?

Sì. Un’arma messa in campo da una sinistra in difficoltà sui temi dell’agenda economica e da chi pensa di poter dividere il centrodestra mettendo confunsione. Il tutto sulla pelle degli immigrati.